Premessa
Per comprendere come oggi si costruisce la narrazione calcistica della Serie A, Codice Bianconero si è affidato alla competenza della dottoressa Barbara Zedda, psicologa e psicoterapeuta, una delle voci più autorevoli nell’analisi dei processi comunicativi. Le abbiamo chiesto in che modo il racconto mediatico – soprattutto quello più vicino all’Inter – influisce sulla percezione collettiva degli eventi sportivi.
La comunicazione come base della costruzione della realtà
Dal punto di vista psicologico e comunicativo, la questione non riguarda solo il tifo o la presenza di giornalisti vicini a una squadra, ma il modo in cui la realtà viene narrata e quindi percepita.
Ogni processo comunicativo implica almeno tre elementi fondamentali: emittente, messaggio e ricevente. Nel modello classico della comunicazione (Shannon & Weaver, 1949), l’emittente seleziona e trasmette informazioni sotto forma di messaggio, mentre il ricevente le interpreta attraverso i propri schemi cognitivi, culturali ed emotivi. Questo significa che la comunicazione non è mai una semplice trasmissione neutrale di dati: è sempre un processo di costruzione di significato.
Paul Watzlawick e i suoi collaboratori (1967) hanno mostrato come la comunicazione non si limiti a descrivere la realtà, ma contribuisca attivamente a costruirla socialmente. Ciò avviene perché il significato del messaggio dipende sia dalle scelte dell’emittente (quali informazioni includere, quali omettere, quale tono adottare), sia dai filtri interpretativi del ricevente.
Il ruolo dell’emittente: selezione e framing delle informazioni
Chi produce contenuti – club, media, opinionisti o piattaforme digitali – svolge il ruolo di emittente privilegiato. L’emittente non trasmette semplicemente fatti, ma li organizza secondo una determinata cornice interpretativa, ciò che in comunicazione viene definito framing (Entman, 1993).
Il framing consiste nel selezionare alcuni aspetti della realtà e renderli più salienti rispetto ad altri, orientando così l’interpretazione del pubblico. Non è necessario manipolare apertamente i fatti: spesso è sufficiente scegliere quali elementi enfatizzare e quali ridurre o omettere.
Nel contesto mediatico sportivo questo può avvenire attraverso micro-scelte quotidiane apparentemente marginali:
- quali episodi vengono discussi più a lungo;
- quali errori vengono giustificati o ridimensionati;
- quali narrazioni epiche vengono rafforzate;
- quali voci vengono invitate a commentare.
Queste scelte contribuiscono a creare una cornice narrativa stabile, nella quale alcuni soggetti appaiono più legittimati, comprensibili o persino “vittime del sistema”.
Il ruolo del ricevente: percezione soggettiva e bias cognitivi
Dall’altra parte del processo comunicativo c’è il ricevente, cioè il pubblico. Il ricevente non interpreta i messaggi in modo neutrale: li filtra attraverso schemi cognitivi, aspettative e bias psicologici.
La psicologia cognitiva ha mostrato come gli individui tendano a selezionare e interpretare le informazioni in modo coerente con ciò che percepiscono come plausibile o dominante. Tra i meccanismi più rilevanti troviamo:
- Bias di conferma: le persone tendono ad accettare più facilmente informazioni che confermano ciò che percepiscono come già condiviso o credibile (Nickerson, 1998).
- Effetto agenda-setting: i media non dicono alle persone cosa pensare, ma influenzano fortemente su cosa pensare (McCombs & Shaw, 1972).
- Spirale del silenzio: quando una posizione appare dominante nello spazio pubblico, le opinioni divergenti tendono a esprimersi meno (Noelle-Neumann, 1974).
In questo modo, una narrazione ripetuta e amplificata dai media può trasformarsi gradualmente in consenso percepito, anche quando i dati di realtà sono più complessi o articolati.
Quando la percezione prevale sui dati
Il punto centrale non è stabilire se esista o meno una strategia deliberata, ma comprendere un meccanismo più sottile: la realtà comunicata può diventare realtà percepita.
Quando l’emittente seleziona alcuni elementi della realtà e li inserisce in una narrazione coerente e ripetuta nel tempo, il ricevente tende progressivamente a interiorizzare quella cornice interpretativa. Di conseguenza, episodi identici possono essere percepiti in modo diverso a seconda della squadra o del soggetto coinvolto.
Il risultato è una asimmetria percettiva:
gli stessi eventi possono apparire più gravi, più giustificabili o più marginali a seconda del contesto narrativo nel quale vengono inseriti.
In termini psicologici, questo processo dimostra come il potere della comunicazione non risieda soltanto nei contenuti trasmessi, ma soprattutto nella capacità di definire la cornice attraverso cui il pubblico interpreta i fatti.
Il tema della neutralità: quando il commento sostituisce l’arbitrato informativo
In questo quadro emerge anche il tema della neutralità dei media. Il giornalismo, per sua natura, dovrebbe svolgere una funzione di mediazione informativa, offrendo al pubblico strumenti per comprendere i fatti senza orientarne eccessivamente l’interpretazione. Tuttavia, quando il racconto mediatico assume toni valutativi o interpretativi costanti, il rischio è che il sistema mediatico finisca per comportarsi come un giudice della narrazione sportiva, pur non essendo realmente super partes.
In altre parole, i media non si limitano più a descrivere gli eventi, ma tendono talvolta a emettere implicitamente “sentenze narrative”, stabilendo quali comportamenti siano giustificabili, quali episodi meritino indignazione e quali possano essere ridimensionati. Questo processo non richiede necessariamente un’intenzionalità esplicita: può emergere anche da dinamiche strutturali del sistema mediatico, dalla composizione degli opinionisti o dalla ripetizione di determinate chiavi interpretative.
Dal punto di vista della psicologia della comunicazione, il rischio è che la linea interpretativa prevalente finisca per sostituirsi alla pluralità delle letture possibili, riducendo lo spazio per un confronto realmente equilibrato. In questo senso il tema centrale non è il tifo individuale dei singoli giornalisti, ma il grado di pluralismo del sistema informativo, condizione fondamentale affinché la narrazione sportiva mantenga credibilità e percezione di equità.
Codice Bianconero ringrazia la professionista per la professionalità e disponibilità dimostrata.
Riferimenti teorici essenziali
- Shannon, C. E., & Weaver, W. (1949). The Mathematical Theory of Communication. University of Illinois Press.
- Watzlawick, P., Beavin, J., & Jackson, D. (1967). Pragmatics of Human Communication. Norton.
- McCombs, M., & Shaw, D. (1972). The Agenda-Setting Function of Mass Media. Public Opinion Quarterly.
- Entman, R. (1993). Framing: Toward Clarification of a Fractured Paradigm. Journal of Communication.
- Noelle-Neumann, E. (1974). The Spiral of Silence. Journal of Communication.
- Nickerson, R. (1998). Confirmation Bias: A Ubiquitous Phenomenon in Many Guises. Review of General Psychology.