Calciopoli

BOOM! “ECCO COME INFANTINO INSABBIO’ LA CALCIOPOLI TURCA”,

Köksal scrive una lettera diretta a Infantino il 19 gennaio 2012 per sondare la disponibilità di Nyon a ignorare le manovre turche per salvare le squadre più titolate e i tesserati più influenti. (…) La segretaria generale anticipa a Infantino le punizioni calmierate e domanda: “Costituisce una violazione dello statuto Uefa o di altri regolamenti Uefa e, a tale riguardo, l’Uefa potrà comminare eventuali sanzioni alla federazione calcistica turca, alle squadre nazionali o ai club?”.

Köksal poi sciorina un prontuario di sanzioni, neanche ancora discusso in federazione, ma prima sottoposto al parere di Infantino: viene esclusa la retrocessione in seconda categoria di società da milioni di tifosi (e di interessi) come Besiktas o Fenerbahçe, si prevedono penalizzazioni di almeno 12 punti in classifica e multe dai 2 milioni ai 10 milioni di lire turche, cioè al massimo 2 milioni di euro.

Un buffetto. Soltanto l’esclusione dalle coppe, decretata già nel 2011, resta valida. Con un linguaggio felpato, Infantino risponde subito, il 20 gennaio e autorizza la Federcalcio a modificare il regolamento dopo fatti molto gravi e accertati l’anno prima: “Sebbene riteniamo che questo problema sia principalmente di competenza della federazione turca, possiamo dire, a nome dell’Uefa, che tenendo conto di tutte le circostanze, la vostra proposta sembra costituire una risposta ragionevole, proporzionata e responsabile per affrontare la questione”. Il 31 gennaio si dimette il presidente Mehmet Ali Aydinlar contestando la linea di Köksal e colleghi: il calcio turco rischiava di scomparire senza l’intervento della signora del pallone supportato da Infantino. La Federcalcio va avanti e anche oltre: corregge il temuto articolo 58 e, con le sentenze del 6 maggio 2012, non punisce nessuno, tranne un paio di dirigenti minori. Infantino si dimentica dell’accordo, non di rivendicare il suo integerrimo comportamento.

2. GIANNI & ERDOGAN, UN SODALIZIO CON VISTA SUGLI EUROPEI 2024

Lontana dai riflettori, la partita è politica. La giocano i vertici del calcio europeo e dello Stato turco. Si incontrano a Istanbul il 22 marzo 2012, in occasione del 36esimo congresso della Uefa: si vedono il segretario generale Gianni Infantino e il premier turco – oggi presidente – Recep Tayyip Erdogan. Qui si gettano le basi per nascondere il più grande scandalo nella storia del calcio internazionale

La Turchia è tra le nazioni più influenti del calcio europeo. Il merito storico è di Senes Erzik, uno dei signori del calcio turco, a lungo alla guida della sua federazione – di cui è tuttora presidente onorario – e nelle poltrone nobili della Uefa (è vicepresidente del comitato esecutivo dal 1994 al 2015). In questi anni Istanbul incassa due finali – quella di Champions del 2005 e quella di Europa League del 2009 – e sogna gli Europei: sfumano prima quelli del 2012 e poi quelli del 2016. Quando scoppia lo scandalo, nel 2011, Erdogan sta provando a mettere le mani su quelli del 2020.

GIANNI INFANTINO E MARADONA

Insomma alla fine di questa Storia, questo articolo ci riporta indietro nel tempo ed esattamente al 2006 dove in Italia si sviluppò il più grande scandalo del Calcio Italiano mai visto prima anche se nel 2001 ci fu quello dei Passaporti Falsi. In Turchia fecero di tutto per far tacere la verità a costo di fare Tarallucci e Vino ai danni del Trabznospor che cercò in tutte le maniere di avere lo scudetto al posto del Fenerbache che aveva vinto il Campionato per la migliore differenza reti. Un pò come nel 2006 quando l’Inter si trovò come gentile dono, uno scudetto di Cartone arrivando Terza a 15 punti dalla Juventus. Quindi si può anche non dare un titolo di Campione Nazionale senza che il Mondo del Calcio Protesti. Almeno che non ti trovi in Italia e che un Commissario Straordinario della FIGC non te lo regali. Fonte: https://m.dagospia.com/sport/cosi-infantino-insabbio-la-calciopoli-turca-le-accuse-vs-presidente-162985 15 dic 2017