Da giorni gira una statistica che, nel calcio italiano, funziona sempre: è semplice, è visiva, e soprattutto è “morale”. I cartellini rossi.
La sintesi è brutale: tra le big, l’Inter risulta la squadra con meno espulsioni nell’arco pluriennale recente. A rilanciare il dato è stato anche Franco Ordine, con una lista che ha fatto il giro dei social: dal 2021/22 ad oggi (177 partite) Inter 5 espulsioni, contro Lazio 26, Milan 21, Bologna 21, Roma 17, Juventus e Fiorentina 15. “Dati”, appunto.
Ecco perché questa statistica “fa rumore”: perché non si presta a molte interpretazioni. O ti espellono o non ti espellono. Fine.
Il problema è che, in Serie A, il rumore spesso sostituisce la diagnosi. E la diagnosi non è: “chi prende più rossi”. La diagnosi è: come si distribuiscono le decisioni che cambiano davvero le partite.
Ed è qui che entra il nostro lavoro sul VAR.
Perché i rossi accendono la piazza (e perché non bastano)
1 ROSSO OGNI QUANTE PARTITE
Le squadre più disciplinate (2021/22 – 2025/26)
partite
Inter ██████████████████████████████████████ 35.4
Napoli ████████████████████ 19.6
Juventus ████████████ 11.8
Roma ██████████ 10.4
Milan ████████ 8.4
Bologna ████████ 8.4
Lazio ██████ 6.8
0 10 20 30 40
├──────────┼──────────┼──────────┼────────┼
Partite per 1 espulsione
Il dibattito si è retto per anni su una giustificazione ricorrente: “Inzaghi sostituiva subito gli ammoniti”. È una spiegazione tecnicamente plausibile. Riduci il rischio di doppio giallo, riduci l’esposizione al rosso.
Ma una spiegazione, quando diventa automatica, spesso è un alibi. Perché il punto non è trovare una frase che chiuda la questione: il punto è capire se stiamo guardando un fenomeno tecnico o un’anomalia statistica.
E comunque: anche se fosse solo tecnica, resta un fatto che merita un commento pubblico. Perché se una big prende un rosso ogni 35 partite e un’altra ogni 7–10, la Serie A dovrebbe avere la curiosità di spiegare “perché”, non l’istinto di liquidare tutto con una battuta.
Il passo successivo: dal “morale” al misurabile

Noi abbiamo scelto di fare la cosa più noiosa e più utile: smettere di inseguire l’episodio singolo e misurare la distribuzione nel tempo.
Abbiamo raccolto e sommato, stagione per stagione, i dati sugli episodi VAR “a favore” e “a sfavore” pubblicati con la stessa metrica da Sportface per le stagioni 2021/22, 2022/23, 2023/24, 2024/25.
Parliamo di quattro stagioni complete. Non di una settimana di moviola. Non di un taglio social.
Risultato aggregato (big selezionate):
Inter: 33 a favore, 21 contro → saldo +12
Napoli: 28 a favore, 17 contro → saldo +11
Roma: 31 a favore, 20 contro → saldo +11
Lazio: 21 a favore, 23 contro → saldo -2
Atalanta: 18 a favore, 25 contro → saldo -7
Milan: 25 a favore, 33 contro → saldo -8
Juventus: 15 a favore, 31 contro → saldo -16
La forbice più pesante, numericamente, è tra Inter e Juventus: +12 contro -16. Differenza: 28 episodi.
Qui bisogna essere chirurgici: questo non è “un’accusa”. È un’evidenza di distribuzione.
“Il VAR dovrebbe uniformare”. E allora perché i numeri non si uniformano?
Il VAR nasce con una promessa: ridurre gli errori decisivi e aumentare l’uniformità.
Se dopo quattro stagioni complete alcune big hanno saldi stabilmente positivi e altre stabilmente negativi, le ipotesi lecite sono due (e nessuna richiede complotti):
Prima ipotesi, tecnica: stili di gioco diversi generano volumi diversi di episodi “VAR-compatibili” (area di rigore, fuorigioco su gol, DOGSO, contatti ad alta intensità). È possibile.
Seconda ipotesi, sistemica: a parità di tipologia di episodi, l’intervento VAR (o la soglia con cui si interviene) non è omogeneo. Anche questo è possibile, ed è l’unica domanda seria quando si parla di “uniformità”.
Il punto è che la Serie A, i media e gli opinionisti spesso chiedono al tifoso una fede cieca: “fidati, è tutto regolare”. Ma quando emergono anomalie pluriennali, la fiducia non si pretende. Si merita. Con trasparenza.
Franco Ordine, i rossi e la parte mancante del discorso
Ordine ha fatto quello che molti fanno: ha messo sul tavolo un numero che colpisce e ha detto “dati”.
Benissimo.
Ma “dati” non significa “fine del ragionamento”. Significa “inizio del ragionamento”.
Perché i cartellini rossi sono l’uscita di scena più teatrale, ma il VAR è il luogo dove le partite cambiano davvero: rigori, gol annullati/convalidati, interventi su episodi chiave.
Se vuoi raccontare una possibile disparità di trattamento senza scivolare nella diffamazione, il metodo è questo: non urlare “ci rubano”, ma mostrare una distribuzione e pretendere spiegazioni tecniche verificabili.
Conclusione: non servono insinuazioni, servono domande precise
La statistica sui rossi fa rumore perché è immediata.
La statistica sul VAR “fa più male” perché è strutturale: quattro stagioni complete, stessa metrica, stessa fonte, e una distribuzione che tra alcune big è tutt’altro che neutra.
E allora la domanda corretta, quella che non è querelabile perché è semplicemente razionale, è questa:
se il VAR deve uniformare, perché i suoi effetti, su un arco pluriennale, non sembrano uniformi?
Se vuoi, nel prossimo pezzo chiudiamo il cerchio in modo ancora più “a prova di bomba”: normalizziamo questi numeri con due indicatori semplici (possesso medio e falli commessi) e vediamo se l’anomalia si riduce o resta. Questo è il passaggio che trasforma un post virale in un’inchiesta.