“È un falso in atto pubblico”: il giornalista attacca l’origine del VAR e riapre il dibattito sulle motivazioni politiche della riforma.
Le parole di Italo Cucci riaprono un tema che va oltre la tecnologia arbitrale e toccano la dimensione politica del calcio italiano. Intervenendo in trasmissione, il giornalista ha raccontato un colloquio avuto anni fa con l’allora presidente federale Carlo Tavecchio, sostenendo che l’introduzione del VAR sarebbe maturata anche in un clima di insofferenza verso il dominio della Juventus.
La frase che riaccende il dibattito
“A Tavecchio dissi che stavamo facendo una cosa gravissima, ma lui mi disse che le società erano stanche perché la Juventus vinceva sempre”, ha dichiarato Cucci. Parole a cui ha aggiunto un giudizio ancora più netto: “È un falso in atto pubblico”, riferendosi alla narrazione ufficiale sull’introduzione della tecnologia arbitrale.
Il contesto: il dominio juventino
Tra il 2011-12 e il 2016-17 la Juventus conquistò sei scudetti consecutivi, consolidando una superiorità tecnica ed economica evidente. In quel periodo le polemiche arbitrali accompagnavano spesso il dibattito pubblico, alimentando una narrazione ricorrente su presunti favoritismi e squilibri di sistema. È in questo clima che il calcio italiano si avvicina alla sperimentazione del VAR.
Il ruolo federale e l’introduzione del VAR
Carlo Tavecchio, presidente FIGC dal 2014 al 2017, guidò la federazione nel percorso che portò all’introduzione ufficiale del VAR in Serie A nella stagione 2017-18. Le motivazioni ufficiali facevano riferimento alla riduzione degli errori evidenti, all’allineamento con le direttive internazionali e alla modernizzazione del sistema arbitrale. Nei documenti istituzionali non risultano riferimenti a esigenze di riequilibrio competitivo.
Una ricostruzione personale
La dichiarazione di Cucci si colloca su un piano politico, non tecnico. Si tratta del racconto di un colloquio informale, non di una presa di posizione ufficiale verbalizzata. L’accusa di “falso in atto pubblico” alza il livello dello scontro, trasformando una critica al VAR in una contestazione delle sue origini.
Il nodo centrale
Resta la domanda: il VAR nacque per correggere errori tecnici o per placare un clima di pressione ambientale? Le evidenze ufficiali parlano di innovazione regolamentare in linea con FIFA e IFAB. Le parole di Cucci suggeriscono invece una lettura politica del contesto. Senza documenti che confermino quella versione, la frase resta una testimonianza personale. Ma il suo peso mediatico è evidente: insinuare che una riforma strutturale sia stata influenzata dal dominio sportivo di un club significa riaprire un capitolo sensibile della storia recente del calcio italiano.