Inchieste

Due curve, due misure: quando il “sentimento” non è per tutti

Il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, tifoso dichiarato dell’Inter, ha commentato pubblicamente la protesta della Curva Nord nerazzurra. Dopo la decisione dei gruppi organizzati di sospendere il tifo in segno di protesta contro aumenti e restrizioni, La Russa ha scritto:

«Mi è dispiaciuto l’annuncio della Nord di disertare il tifo per protesta. Le partite senza l’incitamento dei ragazzi (quelli buoni) della curva rischiano di essere penalizzanti e meno divertenti. Bisogna sì estirpare le male piante, ma senza trasformare le curve in un deserto» A.

Parole che, a Torino, hanno fatto rumore. Non tanto per il contenuto in sé, quanto per il silenzio che — secondo molti tifosi bianconeri — ha accompagnato vicende simili quando a essere coinvolta era la Juventus.

Il caso Curva Nord

La protesta interista nasce da una campagna abbonamenti contestata: aumenti ritenuti ingiustificati e una “black list” che ha impedito a decine di tifosi, molti incensurati, di rinnovare il proprio posto B.

Il messaggio della Nord è chiaro: niente cori, niente coreografie, fino a quando non saranno rimosse le restrizioni e ripristinate le condizioni di accesso di un tempo.

Il precedente bianconero

I tifosi juventini ricordano bene il 2017: inchiesta sui rapporti tra società e gruppi organizzati, inibizione per Andrea Agnelli, multe e — soprattutto — chiusure ripetute della Curva Sud.

Nessun “deserto” evocato allora dalle istituzioni, nessun appello alla passione sugli spalti. Solo sanzioni pesanti e immediate.

Le voci dei tifosi juventini

Sui social, diversi tifosi bianconeri hanno espresso il loro disappunto per quello che percepiscono come un doppio standard.

L’avvocato e giornalista juventino Massimo Zampino ha scritto:

«Presidentissimo, sono un avvocato abbronzato: c’è una società seguita da qualche milione di tifosi/cittadini/elettori che ha un problema analogo da diversi anni ed è pure venuta in Commissione Antimafia a sentirsi contestare una intercettazione inventata, con lei silente. Qual è?»

Un altro avvocato juventino ha aggiunto:

«Vede, prevalendo il tifoso dell’Inter, lei non si preoccupa neppure del fatto che per quella curva non sia mai stata disposta la chiusura (nonostante tutti sapessero da anni). Era la misura minima ma, oramai è noto, come dice Lei, conta il #sentimento 😁»

Il nodo della coerenza

Il punto non è negare il diritto della Curva Nord a protestare, né sminuire l’importanza del tifo sugli spalti.

Il punto è capire perché, in casi simili, le reazioni e le misure siano state così diverse.

Perché la Juventus ha visto la propria curva chiusa più volte, mentre a Milano si è scelto un approccio più morbido?

Perché certe parole di comprensione arrivano solo per alcuni colori?

Conclusione

Il calcio vive di passione, ma la passione ha bisogno di regole chiare e uguali per tutti.

Se davvero “non bisogna trasformare le curve in un deserto”, allora questo principio deve valere sempre, non solo quando riguarda la propria squadra del cuore.

Perché la credibilità delle istituzioni — nello sport come altrove — si misura nella coerenza, non nel colore della sciarpa.