Introduzione
Il 7 febbraio 2025, una notizia scuote il mondo finanziario asiatico e quello calcistico europeo: Suning.com Holdings Group, conglomerato cinese proprietario fino al 2024 del club calcistico Inter, è ufficialmente in bancarotta.
Con un’esposizione debitoria pari a circa 10 miliardi di euro, Suning rappresenta uno dei più eclatanti crolli nella recente storia industriale cinese. Ma dietro il default non c’è solo un’errata gestione aziendale: ci sono dinamiche complesse che intrecciano capitalismo di Stato, Partito Comunista Cinese, e lo sport come strumento geopolitico.
Cos’era Suning?
Fondata nel 1990 da Zhang Jindong, Suning nasce come catena di elettronica e si trasforma rapidamente in un conglomerato multisettore: retail, e-commerce, banche, assicurazioni, media, sport.
Il suo boom avviene nel decennio 2010-2020, quando il governo cinese promuove la creazione di grandi colossi nazionali per competere globalmente. Suning diventa uno dei “campioni nazionali” sostenuti finanziariamente dalle banche statali, in cambio della fedeltà politica al Partito.
Nel 2016, Suning entra nel calcio acquistando il 70% dell’Inter, completato poi nel 2018 con l’ingresso del figlio Steven Zhang come presidente del club.
Gli investimenti folli
Come raccontato nell’inchiesta condotta da Daniele Autieri per la trasmissione Report su Rai 3, il gruppo Suning effettua tra il 2012 e il 2020 investimenti per oltre 10 miliardi di euro. Tra questi:
- Acquisizioni nel settore bancario e assicurativo
- Espansione nell’e-commerce per contrastare Alibaba
- Sponsorizzazioni sportive, tra cui una squadra di calcio femminile in Cina e soprattutto l’Inter
Nel 2018, Suning è uno dei principali sponsor della Super League cinese, ma l’azienda comincia già ad accumulare perdite operative.
Il legame con il Partito
Suning prospera grazie a un sistema basato sull’accesso agevolato al credito, fornito da istituzioni controllate dal Partito Comunista Cinese.
La banca statale Everbright, ad esempio, finanzia Suning per miliardi di yuan in operazioni mai realmente redditizie.
Secondo le fonti interne raccolte da Report, la crescita di Suning non è guidata da logiche di mercato, ma da un sistema clientelare, in cui le aziende fedeli ricevono credito facile, anche se insostenibile nel lungo periodo.
Il collasso
La pandemia di Covid-19 nel 2020 accelera la crisi. Con il crollo del consumo interno in Cina, i debiti si fanno insostenibili.
Nel 2021, il governo cinese commissaria Suning, ritira i passaporti alla famiglia Zhang, e impone un piano di rientro forzato.
Suning è costretta a:
- Vendere quote aziendali a fondi di emergenza come China Retail Fund
- Liquidare asset esteri
- Rinunciare al controllo diretto sull’Inter (anche se formalmente non comunicato)
La gestione del club passa in modalità emergenziale: stipendi in ritardo, bilanci truccati tramite plusvalenze, e indebitamento crescente.
Il paradosso Inter
Paradossalmente, proprio nel momento in cui Suning collassa, l’Inter vince.
Il club nerazzurro conquista scudetti, coppe e raggiunge una finale di Champions League (2023).
Ma il successo sportivo è costruito su fondamenta instabili. Come affermato da Tom Pitts, esperto in trasparenza societaria intervistato da Report:
“L’Inter era già tecnicamente in default nel 2021. Solo l’intervento di Oaktree ha evitato il fallimento”.
Conclusione
Il caso Suning è un esempio emblematico di come politica, finanza e sport possano intrecciarsi in un sistema opaco e instabile.
Il crollo dell’impero Zhang non è solo la storia di un gruppo privato mal gestito, ma una finestra sulle fragilità strutturali del capitalismo di Stato cinese e sull’uso del calcio come soft power.
Nel prossimo articolo, approfondiremo le conseguenze dirette sul club Inter, con documenti esclusivi sul rapporto con i fondi LionRock e Oaktree.
Riferimenti:
- Report, Rai 3 – puntata del 2025 a firma Daniele Autieri
- Il Sole 24 Ore, Marco Bellinazzo – analisi finanziarie sull’Inter
- Dichiarazioni ufficiali Suning, archivi 2018-2023
- Interviste Tom Pitts (esperto anti-corruzione), Report 2025