SerieA

Inter, il debito senza fine: nuovo rifinanziamento da 400 milioni. E Goldman Sachs è ancora lì

La verità scritta nera su bianco, nel cuore di un documento per pochi occhi. Ma ormai è impossibile nascondere il debito sotto il tappeto di San Siro.

L’Inter Media and Communication S.p.A., la società-veicolo che detiene i diritti commerciali e media dell’FC Internazionale Milano, ha lanciato un nuovo rifinanziamento privato da 400 milioni di euro. L’obiettivo dichiarato? Rimborsare il bond in scadenza nel 2027 da 415 milioni a un tasso del 6,75%, emesso nel 2022 e garantito dai flussi futuri del club.

L’immagine del memorandum d’offerta che gira da ore sui social e ora riportata anche da Calcio e Finanza, è un documento dal sapore tecnico, quasi clinico. Ma dentro quelle righe fitte di clausole, opzioni di call anticipata e scenari di rimborso forzato, c’è un messaggio chiarissimo: l’Inter è ancora prigioniera del debito.

Goldman Sachs, il regista occulto

Non è una novità che dietro le quinte dell’Inter ci sia Goldman Sachs, deus ex machina di un’operazione che sin dai tempi di Thohir profuma più di finanza strutturata che di pallone. L’ultima emissione – datata 9 febbraio 2022 – è solo l’ennesimo capitolo della saga nerazzurra in versione Wall Street.

Quel bond, garantito sui ricavi futuri – in particolare da sponsor e diritti TV – è la catena con cui Suning ha blindato le finanze del club, riducendo ogni margine d’azione. La continuità aziendale? Appesa ai flussi previsionali, ai rinnovi contrattuali e, in fondo, ai risultati sul campo.

Ora arriva il “Private Debt”

Ma attenzione: secondo Calcio e Finanza, il nuovo debito non sarà un bond pubblico, ma un’operazione di private debt, cioè sottoscritta da un numero limitato di investitori istituzionali, senza passare per il mercato aperto. Questo tipo di operazione, più discreta ma non meno invasiva, permette maggiore flessibilità nelle clausole… e maggiore riservatezza.

Goldman Sachs resta in cabina di regia, affiancata questa volta da altri nomi che ruotano nel mondo del credito alternativo. Il paradosso? L’Inter non ha nemmeno bisogno di nuovo capitale, ma solo di guadagnare tempo. L’ennesimo rollover in attesa di una salvezza che si chiami Oaktree, nuovo proprietario o, più banalmente, Champions League.

La domanda scomoda: perché il mercato deve ancora credere?

Nel frattempo, sui social – come il post su X di @feliceraimondo – si fa largo l’ironia tagliente: “Bond, rifinanziamenti, tassi alti, Goldman… ma il business model qual è?”. Una domanda legittima. Perché, al netto di coppe e trofei, il club continua a funzionare come una macchina a leva, sempre più dipendente da ricavi futuri già impegnati e da debiti che rincorrono altri debiti.

E Covisoc? E la FIGC? E la UEFA? Possibile che a nessuno venga il dubbio che questo modello sia sostenibile solo fintanto che la macchina gira?

Il prezzo della gloria

L’Inter ha vinto tanto negli ultimi anni, vero. Ma ha anche pagato quel successo a debito. Letteralmente. Oggi ci troviamo davanti a un nuovo mutuo, travestito da rifinanziamento. E ogni mutuo, prima o poi, scade.

La sostenibilità dipende dai risultati aziendali. Ma se un club deve vincere per sopravvivere finanziariamente, allora non è un’impresa: è una scommessa continua, e il banco – Goldman Sachs – non perde mai.