Finanza

Juventus: il bilancio come specchio della rivoluzione dirigenziale

La Juventus non è solo una squadra di calcio: è un’istituzione, un brand, un ecosistema economico e sportivo. E come ogni sistema complesso, quando qualcosa si rompe, la riparazione non può essere superficiale. Lo abbiamo scritto più volte su Codice Bianconero: la vera rivoluzione non parte dalla panchina, ma dalla dirigenza. E oggi, con i numeri del bilancio 2024/2025 e le ultime mosse di Elkann, questa tesi trova conferma.


Dal rosso profondo al primo segnale di ripresa

Il bilancio al 30 giugno 2024 si è chiuso con una perdita di 199,2 milioni di euro, peggiorando rispetto ai già pesanti -123,7 milioni dell’anno precedente. Un rosso che ha costretto Exor a intervenire con un aumento di capitale da 200 milioni, di cui 80 già versati e altri 48 milioni promessi entro dicembre.

Eppure, il primo semestre dell’esercizio 2024/2025 ha mostrato un segnale positivo: utile di 16,9 milioni di euro, grazie alla partecipazione alla Champions League e a una razionalizzazione dei costi. I ricavi sono cresciuti del 53%, toccando quota 291,6 milioni, mentre i costi operativi sono scesi del 5,9%. Ma non basta. Il debito netto è salito a 302,3 milioni, e il patrimonio netto resta fragile.


Il bilancio come cartina tornasole della crisi gestionale

Questi numeri non sono solo cifre: sono il riflesso di una gestione sportiva e societaria che ha perso la bussola. Il progetto affidato a Cristiano Giuntoli è naufragato tra acquisti discutibili, cessioni sottovalutate e una squadra incapace di competere ai massimi livelli. Nonostante la qualificazione alla Champions, le eliminazioni premature e il flop di mercato hanno pesato. E così, Elkann ha deciso: Giuntoli fuori, insieme ai suoi collaboratori Pompilio e Stefanelli.


Comolli, Chiellini e la nuova Juventus

La rivoluzione è già iniziata. Il prossimo CDA del 26 settembre sarà decisivo: Damien Comolli è pronto a diventare il nuovo amministratore delegato, mentre Giorgio Chiellini entrerà nel Consiglio di Amministrazione con un ruolo operativo. Maurizio Scanavino, uomo di fiducia di Elkann, potrebbe essere ricollocato in Exor.

Il ritorno di Matteo Tognozzi, ex capo scout, completa il nuovo assetto dirigenziale. Una Juventus che cambia pelle, ma che deve ancora dimostrare di avere una visione chiara e coerente.


Chiellini: da capitano a stratega della rinascita

Il ritorno di Giorgio Chiellini alla Juventus non è solo una scelta simbolica, ma una mossa strategica. Dopo un anno di apprendistato come Head of Football Institutional Relations, dal 1° giugno 2025 è diventato ufficialmente Director of Football Strategy. Un ruolo che lo pone al centro della nuova Juventus, con delega sull’intera area sportiva e una collaborazione diretta con il nuovo direttore generale Damien Comolli.

Chiellini non sarà un semplice ambasciatore del club: guiderà la strategia tecnica e sportiva, fungerà da ponte tra le anime istituzionali e manageriali, e sarà il garante dei valori storici bianconeri. La sua formazione accademica in economia e business administration, unita all’esperienza da calciatore, lo rende una figura unica nel panorama dirigenziale italiano. È il volto della Juventus che vuole tornare grande, ma con metodo, visione e identità.

La sua presenza risponde anche a una richiesta implicita dei tifosi: avere in società qualcuno che “senta” la Juventus, che la conosca nel profondo. E Chiellini, in questo, è l’uomo giusto.


Il nodo della presidenza: Ferrero e il futuro

Dopo il terremoto del caso Prisma, che ha portato alle dimissioni dell’intero CDA e di Andrea Agnelli, la Juventus ha vissuto una fase di transizione. Il presidente attuale, Gianluca Ferrero, è stato scelto da Exor per la sua competenza tecnica e la sua affidabilità. Commercialista e revisore, Ferrero ha il compito di traghettare il club fuori dalle acque giudiziarie e societarie più turbolente.

Ma la sua figura, per quanto solida, è percepita come temporanea, un presidente “tecnico” più che “carismatico”. E se è vero che Elkann sta costruendo una nuova Juventus, allora anche la presidenza dovrà riflettere questa svolta.

Per noi tifosi, un presidente adatto sarebbe una figura alla Del Piero o Platini: uomini che incarnano la storia, la classe e la visione juventina. Non solo ex campioni, ma leader capaci di dare un volto riconoscibile e autorevole al club. Figure che sappiano parlare ai tifosi, alla squadra e al mondo del calcio con la stessa credibilità con cui hanno scritto pagine indelebili della nostra storia.


Conclusione: il futuro si gioca in sede, non solo in campo

La Juventus ha bisogno di una governance forte, competente e coraggiosa. I numeri del bilancio parlano chiaro: senza una guida strategica, anche il miglior allenatore o il miglior attaccante non bastano. La vera sfida di Elkann non è solo risanare i conti, ma ridare identità e direzione a un club che ha smarrito se stesso.