Verona-Juventus, da qualche tempo a questa parte é diventata una partita piena di insidie e quella del pomeriggio scaligero, ha confermato questo trend. Sì, chi scrive riporta “pomeriggio” perché siamo gli unici ad aver fatto 3 partite in 7 giorni, ça va sans dire.
Stando sulla partita, la formazione di partenza vedeva qualche volto nuovo rispetto alle ultime partite, per far rifiatare alcuni giocatori: Gatti invece di Bremer (assenza prudenziale la sua, ma allarme scattato per una “seduta” nel riscaldamento post partita, ma ci dicono si tratti solo di stanchezza), Joao Mario largo a destra ed il ritorno in campo dí Conceiçao.
il primo tempo bianconero è stato appena sufficiente, con la buona notizia del gol del vantaggio del 19’ proprio del rientrante Francisco Conceiçao, ma anche tanto sottoritmo figlio delle due spettacolari partite contro Inter e Borussia Dortmund. Squadra in attesa, poche soluzioni in verticale ed un Vlahovic abbandonato tra le grinfie dei difensori scaligeri.
Dall’altra parte un Verona vivo, dotato di buona gamba e pressante.
Prima frazione che poteva chiudersi sullo 0-1, ma su un calcio d’angolo del Verona al 43’, avviene il primo episodio che fa infuriare Tudor e tifosi. Sulle prime si rilancia l’azione dall’altra parte ma appena il gioco si ferma l’arbitro Rapuano – dopo un minuto – viene richiamato dal VAR.

Sul calcio d’angolo precedente c’è un tocco di mano del tutto involontario (il braccio si sposta verso il corpo ed il giocatore bianconero ha gli occhi chiusi!) di Joao Mario: viene assegnato un calcio di rigore che Orban realizza, riportando gli scaligeri sull’1-1.
Primo tempo in archivio e secondo che inizia con l’entrata di un Koopminers che si rivelerà più che sufficiente per uno spento Locatelli (Manuel sperava di festeggiare la nascita di suo figlio con tutt’altra prestazione).

Ma la serata horribilis di Rapuano e VAR, continuano ad inizio ripresa quando al 47’ Orban rifila una gomitata del tutto intenzionale a Gatti (il veronese guarda solo l’avversario e mai la palla) venendo sanzionato con un generosissimo cartellino giallo (ah, poi verrà nominato migliore in campo…) scatenando le ire di Tudor e di tutta la panchina bianconera.
In generale, seconda frazione molto più complicata della prima, con un Verona arrembante e con una Juventus in chiara difficoltà, soprattutto fisica: buona prestazione della difesa, con il trio Kelly-Gatti-Kalulu, con i primi due ammoniti, che tiene a bada in qualche modo le scorribande veronesi.
Stesso non si può dire del resto della squadra che, purtroppo, tende a schiacciarsi nella nostra trequarti, obbligando Di Gregorio a due parate decisive.
Tudor prova a cambiare marcia con l’ingresso di Openda per Vlahovic (per lui un tiro pericoloso respinto da Montipó nella prima prima frazione) e di Adzic per Thuram, decisamente stanco.
Da segnalare un gol annullato dal VAR al Verona (al 68’ Serdar é in fuorigioco di mezza figura): una scelta su 3 episodi é azzeccata.
L’allenatore bianconero non è contento e disegna una Juventus più offensiva con l’ingresso di Jonathan David per Coinceiçao al 70’ e di Zhegrova per Joao Mario al 83’.
Nel finale, minuto ‘87, colpo diretto in faccia di Kastanos del Verona (che guarda il pallone) su Adzic, ma nessun provvedimento disciplinare.
Al minuto ‘97 l’arbitro Rapuano decide che può bastare così e fischia la fine.
Da come si erano messe le cose un punto portato via da Verona non fa schifo ma tanta amarezza, soprattutto rabbia per alcuni episodi arbitrali.
Rabbia che Igor Tudor sfoga furiosamente, definendo “l’arbitraggio vergognoso, assegnare il rigore é 100% sbagliato e la gomitata su Gatti – l’altro giocatore guarda solo Federico – é 100% espulsione”.
Spazio anche per una sana autocritica – “eravamo stanchi e poco lucidi”- ed una punzecchiatura alla Lega Calcio – “eravamo anche gli unici con 3 partite in 7 giorni”.
Dell’arbitraggio si è già detto.
Probabilmente sarebbe il caso di attaccare una (sic!) larga lavagna in spogliatoio dove riportare le foto delle nostre ingenuità (i rossi di Yildiz e Cambiaso), ma anche l’assurdità di alcune decisioni subite.
Dove non arrivano le gambe, arrivano la testa e l’orgoglio, uniti alla consapevolezza di essere soli contro tutti.