Farsopoli

Calciopoli: il grande silenzio sull’Inter
Ci sono scandali che fanno rumore, e poi ci sono quelli che sopravvivono nel silenzio complice di chi ha tutto l’interesse a non far troppe domande. Calciopoli, la più grande inchiesta giudiziaria sul calcio italiano, è uno di questi. Ma se c’è una squadra che da quella vicenda è uscita “miracolosamente” intonsa, anzi potenziata, è proprio l’Inter. E qui è doveroso chiedersi: davvero l’Inter è stata l’unica società virtuosa in un sistema malato? O c’è qualcosa che non ci hanno mai voluto raccontare?
Il capro espiatorio perfetto
Nel 2006, mentre Juventus, Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina venivano travolte dallo tsunami giudiziario, l’Inter si ergeva a paladina del calcio pulito. Un ruolo comodo, perfetto per riscrivere la narrazione sportiva e mediatica del paese. La Juventus venne retrocessa, i dirigenti radiati, lo scudetto del 2006 assegnato a tavolino proprio ai nerazzurri. Tutto sembrava chiaro: i cattivi da una parte, i buoni dall’altra. Ma le cose, come spesso accade, sono più complesse.
Le intercettazioni ignorate
Nel 2010, a scandalo ormai “chiuso”, emergono nuove intercettazioni che coinvolgono direttamente l’Inter, in particolare il presidente Massimo Moratti e il dirigente Giacinto Facchetti. Conversazioni compromettenti, rimaste misteriosamente sepolte per anni, bollate con un “triplo baffo rosso” dai Carabinieri (a indicarne l’estrema rilevanza), ma mai inviate alla magistratura sportiva. Perché?
In una telefonata del 10 gennaio 2005, Moratti parla con il designatore arbitrale Paolo Bergamo, il quale gli comunica la designazione di Gabriele per la Coppa Italia e sottolinea che non ci sarà sorteggio. Gli garantisce “guardalinee molto bravi”, lasciando intendere un sistema arbitrale su misura, come già denunciato per altri club.
In un’altra intercettazione, Giacinto Facchetti discute direttamente con Gennaro Mazzei, collaboratore dei designatori, suggerendo preferenze sui guardalinee e lamentandosi apertamente del sorteggio. È la stessa dinamica – interferenza e influenza – che ha portato alla condanna di dirigenti di altri club. E ancora: in una conversazione con Pierluigi Pairetto, Facchetti viene invitato a “non parlarne troppo in giro” riguardo agli arbitri internazionali, per non far nascere sospetti. Difficile sostenere l’estraneità a un sistema che l’Inter stessa sembra conoscere e utilizzare.
Prescrizione non è assoluzione
Quando il procuratore federale Stefano Palazzi nel 2011 scrive che “l’Inter ha violato l’articolo 6 del codice di giustizia sportiva”, cioè quello che punisce le frodi sportive, il mondo del calcio avrebbe dovuto fermarsi. E invece no: tutto era prescritto. Nessuna inchiesta, nessun deferimento, nessuna sanzione. La giustizia sportiva si era svegliata tardi. O forse si era svegliata solo quando faceva comodo.
Ma attenzione: prescrizione non è assoluzione. È solo un modo elegante per dire “non abbiamo fatto in tempo a giudicare”. Non assolve, non cancella, non purifica. Soprattutto se nel frattempo si sono stravolti equilibri, assegnati scudetti, distrutti club e carriere.
Uno scudetto di cartone
Lo scudetto del 2006 assegnato a tavolino all’Inter è diventato un simbolo grottesco. A deciderne l’assegnazione fu Guido Rossi, ex consigliere di Telecom e, dettaglio non irrilevante, ex membro del consiglio di amministrazione dell’Inter. Un conflitto d’interessi da manuale. Ma guai a sollevare il problema: la narrazione era già scritta.
Il calcio dei due pesi e delle due misure
La verità è che Calciopoli non fu solo una tempesta giudiziaria: fu un’operazione chirurgica, selettiva, mirata. Un attacco frontale a un sistema che vedeva la Juventus al centro, ma che non ha mai voluto veramente scoperchiare l’intero vaso di Pandora. L’Inter è rimasta fuori, ma non per innocenza: per convenienza. Nessuno voleva far cadere anche l’ultima impalcatura del calcio italiano, in un periodo in cui il sistema era già sull’orlo del collasso.
Il tempo non cancella tutto
Chiudere gli occhi davanti a certe evidenze è comodo, ma non è onesto. Se davvero vogliamo parlare di giustizia sportiva, dobbiamo avere il coraggio di guardare anche dove fa male. L’Inter non è mai stata davvero indagata, perché il sistema ha deciso così. Ma questo non la rende innocente: la rende solo intoccabile. E se c’è una cosa peggiore del calcio corrotto, è il calcio ipocrita.