Inchieste

“Prima regola, non si chiami Marotta League”: Quando il racconto smette di informare e inizia a imporre una linea

Il contesto: quando controlli la storia, controlli il consenso

In Italia il calcio è molto più di uno sport: è identità collettiva, linguaggio comune, dispositivo culturale che orienta immaginari, tifo, emozioni, consumi e perfino equilibri economici.
Secondo l’Università di Bologna, il calcio “è un linguaggio universale ed emotivo, capace di guidare allo stesso tempo sia le masse che il denaro”.
In un contesto così influenzabile dalla narrazione, chi domina il racconto domina anche la percezione pubblica. Negli ultimi anni, quel centro di gravità si è spostato con decisione verso l’Inter.

“Il calcio è un linguaggio universale, ma anche emotivo, in grado di guidare allo stesso tempo sia le masse che il denaro.”

La macchina nerazzurra: contenuti pronti per essere amplificati

Una tesi dell’Università Ca’ Foscari rileva che l’Inter ha sviluppato una struttura comunicativa più solida, più costante e più strategica rispetto a Juventus e Milan: rebranding, campagne integrate, storytelling grafico omogeneo, produzione professionale di contenuti e presidio simultaneo di tutte le piattaforme.
Poiché i media hanno bisogno di contenuti rapidi, visivi e immediatamente “spendibili”, finiscono per rilanciare più facilmente ciò che è già confezionato in modo professionale.
E così:
più contenuti produce l’Inter → più contenuti rilanciano i media → più l’Inter diventa centrale nella narrazione nazionale.

“La comunicazione sportiva italiana ha vissuto una trasformazione senza precedenti… i contenuti virali determinano la rilevanza dei temi trattati.”

Dal fatto all’epica: la centralità dello storytelling

Le analisi dell’Università di Padova e della Sapienza confermano che il giornalismo sportivo italiano ha subito una mutazione strutturale:
la cronaca è stata sostituita dal racconto emozionale, e la verifica dei fatti dalla costruzione narrativa.
L’Università di Padova parla apertamente di “morte delle notizie”, sostituite da format emozionali tipici dei social. La Sapienza, dal canto suo, evidenzia che lo storytelling è diventato il “modello dominante” nella narrazione calcistica italiana.
Quando domina l’epica, vince chi sa produrre l’epica migliore. Anche qui l’Inter, con la sua produzione industriale di contenuti narrativi, è avvantaggiata.

“Nel giornalismo sportivo contemporaneo, la morte delle notizie lascia spazio al racconto emozionale.”

Dalla saturazione alla percezione: come si sposta l’ago dell’opinione

Dal punto di vista comunicativo (modello Shannon-Weaver 1949; Watzlawick 1967), la comunicazione non trasmette in maniera neutrale: emittente seleziona frame, ricevente filtra con bias.
• Emittente: club/media selezionano aspetti (quali episodi amplificati, quali ridimensionati). Framing: errori Inter → “maturità nel riconoscere”, “vittima”; identici errori altrui → marginali o giustificati.
• Ricevente: bias di conferma (Nickerson 1998), agenda-setting (McCombs-Shaw 1972: media dicono su cosa pensare), spirale del silenzio (Noelle-Neumann 1974: posizioni dominante → opinioni divergenti tacite).
Quando narrazione ripetuta diventa “realtà percepita”, emerge asimmetria: stessi eventi gravi se su Inter, marginali altrimenti. Neutralità mediatica erosa: commento sostituisce arbitrato informativo → “sentenze narrative” implicite.
Esempi recenti emblematici di questo paradigma:
• Premio Rosa Camuna a Bastoni: promosso bipartisan Romani (FdI) + Bussolati (PD/Inter Club Pirelli). Motivazione: “valore sportivo, ruolo simbolico, maturità nel riconoscere errore” post-simulazione Inter-Juve (feb 2026, Kalulu espulso). Polemiche: “scudo nerazzurro”, assessore Lucente “Kalulu cornuto e mazziato”, Zazzaroni “ridicolo, lo rifiuterei”, fischi stadi, Repubblica “rosa e spine”, Il Fatto. Framing: da “simulazione” a “esempio di responsabilità”.
• Inter-Atalanta (14-15 marzo): rigore negato Frattesi (Scalvini, errore AIA ammesso), gol Atalanta convalidato (contatto Dumfries-Sulemana). Polemiche immediate, AIA dà ragione Inter su penalty; silenzio stampa nerazzurro.
Questi casi mostrano framing in azione: narrazione epica amplificata ed indulgenza selettiva

Conclusione

Non servirebbe nemmeno un complotto quando basta un ecosistema comunicativo squilibrato:
chi presidia la produzione e la distribuzione dei contenuti, presidia la percezione. Oggi, nel calcio italiano, quella percezione tende incontrovertibilmente a parlare nerazzurro.
Il punto, a questo punto, non è tifare.
Il punto è riconoscere il potere del racconto, e pretendere che resti plurale.

Riferimenti
Università di Bologna – Tesi sulla narrazione calcistica in TV Ca’ Foscari – Tesi sulla comunicazione di Inter/Juve/Milan – OA Sport – Analisi sulla comunicazione digitale – Università di Padova – Tesi sul linguaggio calcistico – Sapienza – studio sullo storytelling calcistico – OA Sport – dinamiche tra media e atleti.