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RESTITUIRE JUVENTINITÀ ALLA JUVENTUS

Secondo molti commentatori, la stagione della Juventus si è chiusa col raggiungimento dell’obiettivo minimo: il quarto posto. Un risultato che ha senz’altro dato ossigeno alle casse societarie e respiro a un ambiente in affanno. Ma siamo davvero sicuri che questo debba essere considerato l’obiettivo minimo per la Juventus?

Il nodo: la Juventus senza juventinità

Per tornare ai vertici e onorare la nostra storia, non basta puntare alla qualificazione Champions. Serve molto di più: serve ritrovare la juventinità. Quella che in questi ultimi anni è andata disperdendosi, colpita da una malattia che ha infettato ogni livello del club, dalla società fino allo spogliatoio. Non è un problema di budget, né di rosa. È una questione d’identità.

La mancanza di juventinità ha portato a prestazioni al di sotto delle aspettative, a un atteggiamento dimesso in campo, a una gestione societaria timorosa fuori dal campo. Un cortocircuito valoriale, prima ancora che tecnico.

La storia insegna

I tre allenatori più vincenti della nostra storia – Trapattoni, Lippi, Allegri – non erano juventini alla nascita. Eppure, oggi li consideriamo parte integrante del nostro mondo. Come è stato possibile? Perché alle loro spalle c’era una società forte, presente, credibile. Una società che dettava la linea, che proteggeva il gruppo squadra, che reagiva ai torti e alle difficoltà con dignità e determinazione.

La juventinità non è un dato anagrafico, è un codice comportamentale. È orgoglio, cultura del lavoro, senso di appartenenza, capacità di reagire. È quello che ci ha resi diversi, unici.

Il paradosso della proprietà silenziosa

In questi anni, la proprietà ha continuato a garantire sostegno economico. Un impegno concreto, di cui va dato atto. Ma è proprio questo a rendere ancora più inspiegabile l’atteggiamento passivo e il silenzio con cui la Juventus ha incassato colpi durissimi da parte delle istituzioni e dei media. Non una parola, non una reazione, come se tutto fosse dovuto. Come se non ci fosse nulla da difendere.

Frasi come:

“C’è stato un errore ma nessuno ha sbagliato”
“Dobbiamo salvaguardare il brand”
“Nello sport si può morire e rinascere”
“Odio la Juve come PM”
“Tempestività e non certezza assoluta”
“Per me è brutto ma striscia”

non sono state semplici provocazioni: sono state coltellate, a cui la dirigenza ha risposto con le spallucce. Quel vuoto si è trasferito sul campo. Lo abbiamo visto con i nostri occhi.

La squadra riflesso della società

Basti pensare a un episodio emblematico: il fallaccio di Berardi su Bremer, punito solo con un giallo. E cosa fanno i compagni? Nulla. Nessuna reazione. Nessuno che si avvicina, che si impone, che pretenda rispetto. Ognuno torna nella propria posizione come se nulla fosse accaduto. E viene naturale chiedersi: “Ma dove scappate? State lì a farvi sentire!”

La stessa scena si è ripetuta troppe volte: Alcaraz a Cagliari, Yildiz a Genova, McKennie a Bergamo… Episodi che raccontano più di mille analisi. La Juventus non si difende più. Né in campo né fuori.

È l’effetto della nuvola grigia dell’ignavia che ha avvolto il club. Un peccato grave. Gravissimo, direbbe Dante. L’ignavia è il primo cerchio dell’Inferno. Ed è quello in cui nessun juventino dovrebbe mai ritrovarsi.

Cambiare rotta: dentro e fuori dal campo

Serve una rivoluzione culturale, prima ancora che tecnica. Vogliamo vedere una squadra che si aiuta, che si difende, che ci difende. Che reagisce con rabbia quando subisce un’ingiustizia. Ma per arrivare a questo, serve una società nuova, nel metodo e nel tono.

Non basta cambiare persone. Serve una nuova linea, una nuova postura. Serve tornare a essere Juventus, nel senso più profondo del termine. Solo così potremo tornare a guardare gli obiettivi sportivi per quello che sono: tappe naturali di un percorso, non miracoli isolati.

PS: Su Conte

Impossibile non toccare il tema del giorno. C’è chi si sorprende (ancora!) davanti all’ipotesi di un ritorno di Conte. Chi dimentica la fuga a luglio durante il ritiro, il dito medio ad Agnelli, le frasi sui ristoranti da 10 euro, l’avventura sulla panchina dell’altra squadra di Milano…

Ma cosa altro deve fare per essere considerato inadatto alla Juventus? Essere nati tifosi della Juve non basta per avere juventinità.


Ritrovare la juventinità è il nostro obiettivo minimo. Tutto il resto verrà di conseguenza.