Inchieste

SAN SIRO E GLI UBO (da non confondere con gli UFO)

Il 5 novembre 2025, dopo una delibera del Consiglio comunale approvata il 30 settembre al termine di una lunga seduta notturna, il Comune di Milano ha ceduto lo stadio Giuseppe Meazza (e le aree circostanti) a Inter e Milan per un prezzo complessivo di 197 milioni di euro. L’operazione è stata perfezionata attraverso un veicolo societario ad hoc: la società Stadio San Siro S.p.A., supportata da un finanziamento disposto dagli istituti bancari internazionali Goldman Sachs e JPMorgan in qualità di coordinatori principali, insieme ai partner bancari dei club, Banco BPM e BPER Banca. In superficie, tutto sembrava regolare. Ma proprio il giorno del rogito, la realtà si è incrinata.Chi ha comprato davvero?

Il nodo Oaktree-Brookfield

Come appurato dalla Redazione di Codice Bianconero, attingendo da tutte le fonti indicate in fondo a questo articolo, nel comunicato ufficiale con cui i due club annunciavano la firma, Inter e Milan si riferivano alle rispettive proprietà come “RedBird e fondi gestiti da Oaktree”. Una formulazione che, alla luce di quanto accaduto nelle settimane precedenti, suonava, quanto meno, imprecisa.

Il grande fondo canadese Brookfield Asset Management — che aveva avviato la scalata a Oaktree già nel 2019 acquisendone il 62% e che, nel tempo, aveva portato la propria quota al 74% — nell’ottobre 2025 (DOPO la vendita, ma PRIMA del rogito) aveva acquisito il restante 26% per 3 miliardi di dollari, assumendo così il controllo totale di Oaktree e, indirettamente, del 100% della società Inter FC. Oaktree, quindi, non era più, al momento dell’atto pubblico di vendita, il titolare effettivo dell’operazione immobiliare. Il cambio di controllo era avvenuto tra la delibera consiliare del 30 settembre e la firma del rogito del 5 novembre. Il passaggio di proprietà da pubblica a privata dopo il 10 novembre 2025, avrebbe fatto scattare il vincolo culturale cinquantennale sullo stadio e quindi, di fatto, impedito la demolizione, nel caso in cui fosse stato ancora di proprietà comunale. La concatenazione temporale degli avvenimenti qui riportati, è difficile da ignorare.

La questione dell’identità reale del titolare effettivo non è tecnicismo da avvocati. È il cuore del problema.

Nella relazione redatta dal Prof. Avv. Alberto Toffoletto, consulente del Comune milanese, erano stati individuati dieci soggetti giuridici beneficiari effettivi dell’operazione e cioè gli UBO (Ultimate Beneficial Owners), tutti di diritto lussemburghese.Tra questi: Grand Tower Sarl, Grand Sunshine Sarl, Lionrock Zuqiu Ltd, Great Horizon Sarl, e una serie di entità OCM Luxembourg, oltre a Oaktree Opportunity Fund XI. Per ciascuna di queste società erano indicate cinque persone fisiche iscritte nel registro lussemburghese dei beneficiari effettivi. Con il subentro di Brookfield, mai neanche lontanamente comparsa negli atti ufficiali del Comune di Milano pubblicati sul sito web dell’amministrazione, non è dato sapere quale sarà la catena di comando della nuova entità, né quali saranno gli UBO della vasta operazione immobiliare.

In altre parole: il Comune di Milano ha ceduto 280.000 metri quadri del proprio territorio — compreso uno dei luoghi più iconici dello sport italiano — senza sapere con certezza chi siano, oggi, i soggetti che ne beneficiano realmente.Ciò che è certo è che il titolare effettivo dell’operazione NON È Oaktree, bensì un superfondo di origine canadese quotato in Borsa a New York e a Toronto, con circa due trilioni di dollari di fondi in gestione e ramificazioni ovunque, comprese le Isole Cayman.

Identificare il titolare effettivo è un preciso obbligo di legge, non un’opzione, in virtù della normativa italiana ed europea sull’antiriciclaggio.Come riportato anche dalla Fondazione Jdentità Bianconera, nell’articolo pubblicato sulla sua homepage, il 10 aprile 2026 (qui il link: https://www.fondazionejb.com/le-risposte-dopo-i-dubbi-della-fondazione-jb/) il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’identificazione del titolare effettivo è centrale non solo per l’antiriciclaggio, ma anche per la ricostruzione della capacità contributiva. Come ha scritto il Fatto Quotidiano, conoscere i nomi dei soggetti che concludono atti pubblici non è un’esigenza formale o burocratica, ma una condizione necessaria per qualsiasi atto che coinvolga beni e interessi pubblici. In un’operazione che ha per oggetto uno stadio simbolo della città, 280.000 metri quadri di suolo urbano e quasi 200 milioni di euro di denaro pubblico, l’opacità sulla catena di controllo è inaccettabile sul piano giuridico, prima ancora che su quello politico.

Il fronte amministrativo: il TAR di Milano e il 23 giugno 2026

Sul versante della giustizia amministrativa, la partita si gioca al Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia davanti al quale, il 23 giugno appunto, sarà discusso il ricorso dei comitati di residenti con i loro motivi aggiunti, tutti relativi al progetto di ristrutturazione e alla procedura di vendita del bene pubblico.

La Fondazione Jdentità Bianconera: un intervento ad adiuvandum oltre le apparenze

L’ultimo atto in ordine di tempo depositato in giudizio (gennaio 2026) è l’intervento, ad adiuvandum delle ragioni dei residenti, della Fondazione Jdentità Bianconera (link: https://www.fondazionejb.com/basta-esposti-la-fondazione-jb-rilancia/).È quest’ultimo un soggetto giuridico nato proprio a tutela dei valori dello sport e dell’etica sportiva. Il 30 gennaio 2026, infatti, la Fondazione si è costituita nel giudizio R.G. n. 44/2022 pendente presso il TAR Lombardia, promosso da cittadini e associazioni contro la vendita del compendio immobiliare dello stadio Giuseppe Meazza. L’intervento non è casuale né di mera bandiera. Come sottolinea la stessa Fondazione nel suo comunicato, visionato dalla Redazione di Codice Bianconero, da sola e per prima ha denunciato il problema acquisendo gli atti e l’intero contratto di compravendita — quasi mille pagine inclusi gli allegati — esponendo tutto alle autorità competenti. Il nucleo della contestazione è preciso e documentato: il Consiglio Comunale avrebbe approvato la vendita sulla base di una relazione che identificava in Oaktree Capital Management il soggetto controllante l’Inter. Tuttavia, tra la delibera consiliare del 30 settembre 2025 e il rogito del 5 novembre 2025, Brookfield Asset Management aveva completato l’acquisizione del 100% di Oaktree. Il problema è documentalmente incontestabile: ad oggi, almeno per una compagine societaria, il dato relativo al titolare effettivo è sconosciuto al Consiglio Comunale di Milano, che ha autorizzato la vendita sulla scorta di un accertamento superato dalla successiva acquisizione del 100% di Oaktree da parte di Brookfield, avvenuta prima del rogito del 5 novembre 2025.

Una nuova verifica avrebbe fatto slittare la firma a una data successiva al 10 novembre, data dopo la quale sarebbe scattato il vincolo su San Siro che ne avrebbe impedito la demolizione.

Le regole, però, valgono per tutti.

Al netto delle tifoserie e delle simpatie calcistiche, questa vicenda interpella la coscienza democratica di ogni cittadino — milanese e no. Un bene pubblico iconico è stato ceduto in fretta, dopo un avviso pubblico per manifestazione d’interesse che la Procura sospetta costruito su misura, a soggetti la cui identità reale non era — e forse non è ancora — del tutto accertata al momento della firma.

La Fondazione Jdentità Bianconera ha quanto meno avuto il merito, raro in Italia, di leggere i documenti prima di parlare.

Il 23 giugno non è una data sul calendario sportivo: è il giorno in cui saranno tutelati i valori dello sport e dell’equa competizione sportiva. Perché qui non è questione di tifo: è questione di rispetto delle regole.

Le fonti di questo articolo includono atti pubblicati sul sito del Comune di Milano, comunicati ufficiali dei club, reportage del Sole 24 Ore, ANSA, Il Giorno, Sky Sport, Il Fatto Quotidiano e il comunicato della Fondazione Jdentità Bianconera del 10 aprile 2026.

“In un universo infinito, deve esserci altra vita. Non vi è dubbio più grande. È tempo di impegnarsi per trovare una risposta.”

Stephen Hawking