
Negli ultimi mesi, il panorama societario della Juventus ha vissuto un cambiamento silenzioso ma potenzialmente epocale. Dopo anni di controllo quasi totale da parte di Exor – la holding della famiglia Agnelli – un nuovo attore è entrato sulla scena con una partecipazione che non può più essere considerata marginale: Tether, colosso internazionale del settore crypto, oggi secondo azionista del club bianconero.
📊 𝗟𝗲 𝗰𝗶𝗳𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗶𝗮𝘁𝗼
Secondo i dati ufficiali aggiornati a ottobre 2025:
Exor detiene circa il 65% del capitale sociale della Juventus, pari a circa il 78,9% dei diritti di voto.
Tether è salita oltre il 10,7% del capitale sociale, che corrisponde al 6,18% dei diritti di voto.
Il restante 24,3% del capitale è distribuito tra piccoli azionisti e mercato (flottante), con circa il 14,9% dei diritti di voto.
Questi numeri fanno di Tether il secondo socio più importante della Juventus, davanti a qualsiasi altro investitore individuale.
⚙️ 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮 𝗶𝗹 𝗺𝗲𝗰𝗰𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗖𝗗𝗔
Lo statuto della Juventus prevede un sistema di nomina del Consiglio di Amministrazione tramite liste di candidati presentate dagli azionisti. Ogni azionista (o gruppo) che possiede almeno l’1% del capitale può depositare una lista.
La lista che ottiene più voti nomina la maggioranza degli amministratori; la seconda lista più votata ha diritto ad almeno un consigliere nel CDA. Questo sistema è stato introdotto proprio per assicurare la rappresentanza delle minoranze nelle società quotate.
📝 𝗟𝗮 𝗺𝗼𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗧𝗲𝘁𝗵𝗲𝗿
Tether ha già annunciato pubblicamente di voler presentare una propria lista di candidati in occasione della prossima assemblea. Con oltre il 10% del capitale e il 6,18% dei voti, l’azienda ha i requisiti per farlo senza problemi.
In base ai numeri attuali, e tenendo conto della frammentazione del flottante, Tether è oggi il candidato naturale a diventare la “seconda lista”. Una nostra simulazione statistica, che tiene conto di diversi scenari di voto del flottante, stima che la probabilità che Tether riesca a ottenere il seggio minimo previsto dallo statuto sia intorno al 70–75%.
⚠️ 𝗚𝗹𝗶 𝗼𝘀𝘁𝗮𝗰𝗼𝗹𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶
Non è però un automatismo. Affinché Tether entri nel CDA, devono verificarsi alcune condizioni:
Presentare effettivamente la lista in modo autonomo e nei termini previsti.
Non farsi scavalcare da un’eventuale lista unica del flottante o da coalizioni di piccoli azionisti.
Scegliere un candidato che rispetti i requisiti di legge e di statuto (indipendenza, assenza di conflitti, ecc.).
Se, ad esempio, il flottante dovesse compattarsi in una sola lista con più del 6,18% dei voti, Tether rischierebbe di perdere il posto.
🔮 𝗟𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗽𝗶ù 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲
Al momento, con il flottante frammentato e Tether in posizione di forza come secondo socio, lo scenario più realistico è che Tether riesca a piazzare almeno un proprio rappresentante nel CDA della Juventus già alla prossima assemblea.
Si tratterebbe di un cambio di passo importante: per la prima volta un attore esterno, con un profilo internazionale e digitale, entrerebbe nella stanza dei bottoni del club bianconero. Un segnale forte della nuova era societaria che Elkann sta aprendo, tra tradizione e innovazione.
🏁 𝗖𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲
La Juventus resta saldamente sotto il controllo di Exor, ma l’ingresso di Tether nel CDA darebbe voce e visibilità a un investitore che, oltre a portare capitale, può offrire competenze tecnologiche e apertura a nuovi mercati.
In fondo, la domanda non è più se Tether entrerà nel CDA della Juventus, ma quando e con quale peso. Perché la Juve di Elkann, oggi più che mai, deve fare i conti con un nuovo partner che non è disposto a restare nell’ombra.