{"id":3176,"date":"2025-10-24T19:11:43","date_gmt":"2025-10-24T19:11:43","guid":{"rendered":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/tutti-vogliono-elkann-fuori-dalla-juve-ma-occhio-non-sempre-chi-arriva-dopo-e-meglio\/"},"modified":"2025-10-24T19:11:43","modified_gmt":"2025-10-24T19:11:43","slug":"tutti-vogliono-elkann-fuori-dalla-juve-ma-occhio-non-sempre-chi-arriva-dopo-e-meglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/tutti-vogliono-elkann-fuori-dalla-juve-ma-occhio-non-sempre-chi-arriva-dopo-e-meglio\/","title":{"rendered":"Tutti vogliono Elkann fuori dalla Juve. Ma occhio: non sempre chi arriva dopo \u00e8 meglio"},"content":{"rendered":"<p>Diciamolo chiaramente: tra i tifosi juventini John Elkann \u00e8 diventato il parafulmine perfetto. Ogni sconfitta, ogni bilancio in rosso, ogni scelta sbagliata \u2014 tutto finisce sul suo conto. E cos\u00ec, da mesi, la piazza virtuale urla una sola parola d\u2019ordine: \u201cVENDI!\u201d<\/p>\n<p>Ma siamo proprio sicuri che sia una buona idea? Perch\u00e9, a furia di sognare il \u201cnuovo proprietario che salver\u00e0 la Juve\u201d, rischiamo di dimenticare una cosa semplice: le favole nel calcio, quando entrano i miliardi, finiscono quasi sempre male.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-default\"\/>\n<p><strong>La tentazione del cavaliere bianco: quando Tether bussa alla porta<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 arrivata Tether, colosso delle criptovalute con una capitalizzazione che supera i 120 miliardi di dollari, che in pochi mesi ha accumulato l\u201911,5% della Juventus, diventando il secondo azionista dopo Exor. E con lei \u00e8 arrivato Paolo Ardoino, CEO che parla come un tifoso e twitta come uno di noi. Simpatia guadagnata, ok.<\/p>\n<p>Ma dietro ai tweet e alle dichiarazioni \u2014 \u201cMi piacerebbe comprare la Juve, ma serve un venditore\u201d \u2014 c\u2019\u00e8 un\u2019azienda che muove miliardi in un settore pi\u00f9 volatile del mercato di gennaio. E, soprattutto, c\u2019\u00e8 un piano preciso che va ben oltre la semplice partecipazione finanziaria.<\/p>\n<p>In vista dell\u2019assemblea degli azionisti del 7 novembre 2025, Tether ha presentato una propria lista di candidati per il consiglio di amministrazione, con in testa Francesco Garino, dentista torinese e uomo di fiducia di Ardoino. Non solo: la societ\u00e0 ha avanzato richieste esplicite di modifica dello statuto per permettere ai propri rappresentanti di entrare nei collegi interni al CdA, quindi di avere maggiore peso decisionale. Ha chiesto anche di modificare le procedure per l\u2019approvazione dell\u2019aumento di capitale da 85 milioni di euro, manifestando disponibilit\u00e0 a partecipare fino a 110 milioni per evitare che i propri diritti di voto vengano ulteriormente diluiti.<\/p>\n<p>La risposta di Exor \u00e8 stata netta: un documento ufficiale che invita tutti gli azionisti a votare contro le proposte di Tether. Non uno scontro frontale, ma una linea invalicabile tracciata con chiarezza: la governance della Juventus resta nelle mani di chi detiene il 67,5% delle azioni e il 78% dei diritti di voto.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n<p><strong>Tether non \u00e8 Babbo Natale: anatomia di un ingresso strategico<\/strong><\/p>\n<p>Proviamo a guardare le cose con lucidit\u00e0. Tether \u00e8 un gigante globale delle stablecoin, settore che negli ultimi anni ha vissuto espansioni vertiginose ma anche turbolenze normative significative. L\u2019Unione Europea sta stringendo le maglie con il regolamento MiCA, gli Stati Uniti mantengono un atteggiamento ambivalente e, in questo contesto, un\u2019azienda come Tether cerca stabilit\u00e0, visibilit\u00e0 e legittimazione attraverso investimenti nel mondo \u201creale\u201d.<\/p>\n<p>La Juventus rappresenta tutto questo: un brand riconoscibile ovunque, quotato in borsa, con una storia centenaria e un bacino di tifosi globale stimato in oltre 400 milioni di persone. Non \u00e8 un investimento casuale. \u00c8 un posizionamento strategico che permette a Tether di entrare nell\u2019immaginario collettivo come soggetto industriale serio, capace di supportare progetti ambiziosi.<\/p>\n<p>Ma qui sta il punto: Tether vuole contare. Non semplicemente partecipare, ma avere voce nelle decisioni strategiche. Vuole modificare gli equilibri di potere all\u2019interno del consiglio, entrare nei comitati che definiscono le politiche commerciali, digitali e finanziarie del club. Non per fare beneficenza, ma perch\u00e9 un asset come la Juventus pu\u00f2 diventare una piattaforma per testare modelli di pagamento innovativi, sistemi di membership basati su blockchain, strategie di monetizzazione della fanbase nei mercati emergenti.<\/p>\n<p>\u00c8 un approccio legittimo da parte di un investitore? Assolutamente s\u00ec. \u00c8 compatibile con la struttura di una societ\u00e0 controllata da Exor con una visione di lungo periodo? Questa \u00e8 tutta un\u2019altra domanda.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n<p><strong>Elkann, il bersaglio facile che ha retto l\u2019urto<\/strong><\/p>\n<p>John Elkann non \u00e8 amato. Distante, glaciale, raramente parla di calcio e, quando lo fa, sembra leggere un comunicato stampa. Per molti tifosi rappresenta l\u2019opposto di suo nonno Gianni Agnelli, l\u2019Avvocato che respirava Juventus e sapeva trasformare ogni apparizione in un momento di identificazione collettiva.<\/p>\n<p>Eppure, proprio in questa distanza fredda c\u2019\u00e8 stata una forma di protezione. Elkann ha tenuto in piedi un club massacrato da errori gestionali pesantissimi: l\u2019affaire Ronaldo con i costi fuori controllo, lo scandalo plusvalenze che ha portato alle dimissioni di massa del CdA, le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto i massimi vertici, bilanci in rosso profondo con perdite cumulate che hanno superato i 700 milioni di euro negli ultimi anni.<\/p>\n<p>In tutto questo caos, Elkann non ha mai pensato di mollare. Non ha svenduto il club al primo fondo che bussava con una valigetta di soldi, non ha ceduto alla tentazione di scaricare la patata bollente su qualcun altro e scappare. Ha continuato a mettere risorse attraverso Exor, ha sostenuto tre aumenti di capitale consecutivi, ha accettato il rischio reputazionale di restare al timone durante la tempesta giudiziaria.<\/p>\n<p>Non sar\u00e0 un visionario del calcio, ma ha garantito continuit\u00e0 istituzionale in un momento in cui la Juventus rischiava di perdere identit\u00e0 e controllo strategico. Ha difeso l\u2019idea che questo club non fosse un asset qualsiasi da comprare e rivendere seguendo cicli di mercato, ma un patrimonio da preservare dentro una logica di lungo periodo.<\/p>\n<p>E questo, in un calcio dove le propriet\u00e0 cambiano ogni cinque anni inseguendo rendimenti finanziari a breve termine, non \u00e8 un dettaglio. \u00c8 la differenza tra essere una squadra ed essere un prodotto finanziario.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n<p><strong>La lezione degli altri: quando i miliardari salvatori diventano problem owner<\/strong><\/p>\n<p>Facciamoci una domanda scomoda: se domani Elkann decidesse di vendere, chi comprerebbe davvero la Juventus? Un fondo americano? Una multinazionale crypto? Un consorzio di investitori stranieri con idee \u201crivoluzionarie\u201d?<\/p>\n<p>Tradotto: gente che mette soldi per tirarne fuori di pi\u00f9. E, quando il calcio diventa solo un foglio Excel, i risultati sportivi finiscono per essere una voce tra tante, subordinata a obiettivi di redditivit\u00e0 trimestrale e strategie di exit.<\/p>\n<p>Guardiamo cosa \u00e8 successo altrove. Il Manchester United \u00e8 finito nelle mani della famiglia Glazer, che l\u2019ha caricato di debiti usati per comprare il club stesso, trasformando uno dei brand pi\u00f9 ricchi del calcio in una macchina per estrarre dividendi, mentre Old Trafford cade letteralmente a pezzi e la squadra arranca. I tifosi protestano da vent\u2019anni, ma i Glazer incassano e restano, perch\u00e9 il valore del club continua a crescere indipendentemente dai risultati sportivi.<\/p>\n<p>Il Chelsea ha vissuto l\u2019era Abramovich come un sogno: trofei, stelle, investimenti senza limiti. Poi sono arrivate le sanzioni internazionali, la vendita forzata e il club \u00e8 passato a Todd Boehly, un investitore americano che in due anni ha speso oltre un miliardo in giocatori seguendo una logica da Fantacalcio, creando una rosa di 40 elementi senza n\u00e9 capo n\u00e9 coda, bruciando allenatori ogni sei mesi e trasformando una macchina vincente in un cantiere permanente.<\/p>\n<p>L\u2019Inter ha vissuto stagioni gloriose con Moratti, poi \u00e8 arrivato Suning, che prometteva investimenti miliardari dalla Cina. Risultato: il gruppo \u00e8 finito in crisi di liquidit\u00e0, non riusciva pi\u00f9 a pagare gli stipendi, ha dovuto cedere i migliori giocatori e, alla fine, ha venduto a Oaktree, fondo di private equity che ragiona in termini di sostenibilit\u00e0 finanziaria e valorizzazione dell\u2019asset, non di ambizioni sportive.<\/p>\n<p>Anche il Milan ha conosciuto questa parabola: da Berlusconi, che lo trattava come un gioiello personale, al passaggio a Yonghong Li, che si \u00e8 rivelato una scatola vuota, fino all\u2019arrivo di Elliott, che ha risanato i conti ma con una visione asettica, manageriale, dove ogni investimento deve giustificarsi con proiezioni di ritorno economico.<\/p>\n<p>Il romanticismo dura il tempo di un comunicato stampa. Poi restano i numeri, le conference call con gli investitori, le pressioni per chiudere bilanci in positivo anche a costo di indebolire la rosa. E i tifosi si ritrovano a rimpiangere i tempi in cui il presidente era distante ma almeno non metteva il club in vendita ogni tre anni.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n<p><strong>La governance della stabilit\u00e0: perch\u00e9 Exor ha detto no ad Ardoino<\/strong><\/p>\n<p>La scelta di Exor di opporsi alle richieste di Tether non \u00e8 un capriccio n\u00e9 una chiusura ideologica. \u00c8 una decisione di governance precisa, motivata da ragioni che hanno senso se si guarda al medio-lungo periodo.<\/p>\n<p>Prima di tutto, c\u2019\u00e8 la questione del controllo decisionale. Con il 67,5% delle azioni e il 78% dei diritti di voto, Exor ha la maggioranza assoluta e pu\u00f2 indirizzare tutte le scelte strategiche. Modificare lo statuto per dare maggiore peso ai soci di minoranza significherebbe indebolire questa catena di comando in un momento in cui la Juventus ha bisogno di chiarezza, non di compromessi continui tra visioni diverse.<\/p>\n<p>Tether vuole entrare nei comitati interni del CdA, quelli che decidono politiche commerciali, investimenti digitali e partnership strategiche. Ma permettere a un socio che detiene poco pi\u00f9 del 10% di condizionare queste scelte creerebbe un precedente pericoloso: ogni decisione diventerebbe oggetto di mediazione tra la visione di lungo periodo di Exor e gli interessi specifici di Tether, che opera in un settore completamente diverso e con logiche temporali differenti.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 il tema reputazionale e regolatorio. Il mondo delle criptovalute \u00e8 ancora in una fase di consolidamento normativo. L\u2019Unione Europea sta introducendo regole stringenti, gli organismi di vigilanza finanziaria mantengono un atteggiamento prudente e associare troppo strettamente la Juventus a un emittente di stablecoin potrebbe attirare uno scrutinio extra su un club quotato che sta cercando di uscire da anni complicatissimi sul piano giudiziario.<\/p>\n<p>Avere Paolo Ardoino nel consiglio di amministrazione come rappresentante di un socio di minoranza \u00e8 un conto. Dargli poteri esecutivi o permettere a Tether di influenzare direttamente la governance sarebbe un\u2019altra cosa, con implicazioni che vanno ben oltre il semplice apporto finanziario.<\/p>\n<p>Infine, c\u2019\u00e8 una ragione pi\u00f9 sottile ma fondamentale: la Juventus sotto Exor mantiene una continuit\u00e0 istituzionale che la rende riconoscibile. Non \u00e8 un progetto che cambia ogni tre anni inseguendo mode o cicli di mercato. \u00c8 una visione che si misura in decenni, non in trimestri finanziari. E questa stabilit\u00e0, per quanto possa sembrare noiosa o frustrante nei momenti di difficolt\u00e0, \u00e8 esattamente ci\u00f2 che distingue i grandi club da quelli che diventano esperimenti finanziari.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diciamolo chiaramente: tra i tifosi juventini John Elkann \u00e8 diventato il parafulmine perfetto. Ogni sconfitta, ogni bilancio in rosso, ogni scelta sbagliata \u2014 tutto finisce sul suo conto. E cos\u00ec, da mesi, la piazza virtuale urla una sola parola d\u2019ordine: \u201cVENDI!\u201d Ma siamo proprio sicuri che sia una buona idea? 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