{"id":3202,"date":"2025-11-08T12:02:48","date_gmt":"2025-11-08T12:02:48","guid":{"rendered":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/riforma-abodi-13-slide-per-non-dire-nulla\/"},"modified":"2025-11-08T12:02:48","modified_gmt":"2025-11-08T12:02:48","slug":"riforma-abodi-13-slide-per-non-dire-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/riforma-abodi-13-slide-per-non-dire-nulla\/","title":{"rendered":"Riforma Abodi: 13 Slide per Non Dire Nulla"},"content":{"rendered":"<p>Quando si parla di riforme in Italia, il copione \u00e8 sempre lo stesso: si annuncia, si promette, si convoca una commissione, si producono slide. Tante slide. E poi? Poi niente. Il sipario cala, gli applausi sono registrati, e il pubblico resta con in mano un d\u00e9pliant patinato e nessuna riforma. \u00c8 il caso della giustizia sportiva, dove il ministro Andrea Abodi ha partorito una bozza che pi\u00f9 che un documento sembra un PowerPoint da liceo.<\/p>\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Il teatrino della Commissione<\/h5>\n<p>Il 3 novembre 2025, la Commissione Giustizia Sportiva istituita dal CONI ha presentato il suo capolavoro: 13 slide. Non 13 articoli, non 13 proposte, ma 13 slide. Dentro, parole come \u201cequit\u00e0\u201d, \u201ctrasparenza\u201d, \u201cindipendenza\u201d. Tutte rigorosamente prive di definizione, applicazione, o conseguenze. Un esercizio di stile, anzi di svuotamento stilistico.<\/p>\n<p>Si parla di un\u2019autorit\u00e0 terza. Chi \u00e8? Boh. Cosa fa? Mistero. Come viene nominata? Silenzio. \u00c8 come se si proponesse di costruire un ponte senza dire dove, con quali materiali, e se ci sar\u00e0 un fiume sotto.<\/p>\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Il pensiero unico sportivo<\/h5>\n<p>Il CONI, che dovrebbe vigilare, si allinea. Le federazioni, che dovrebbero discutere, si adeguano. E chi osa dissentire viene trattato da guastafeste. Gianni Petrucci, presidente della FIP, ha osato dire che \u201cnon si pu\u00f2 pensare a modifiche uguali per tutti\u201d. Apriti cielo. In un paese normale sarebbe il punto di partenza. In Italia \u00e8 lesa maest\u00e0.<\/p>\n<p>Nel frattempo, il presidente della Federazione Canoa e Kayak, Luciano Buonfiglio, rincorre Abodi come un gregario in fuga. Non sia mai che si perda il treno del potere. E cos\u00ec, mentre si parla di \u201cprofessionalizzazione degli organi giudicanti\u201d, nessuno spiega chi li forma, chi li nomina, chi li controlla.<\/p>\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Il bluff istituzionale<\/h5>\n<p>La riforma \u00e8 un bluff. Un cadeau alle lobby sportive, alle monarchie federali, ai baroni che da decenni governano lo sport italiano come feudi personali. Il patteggiamento? Non pervenuto. La responsabilit\u00e0 oggettiva? Ignorata. La tutela degli atleti? Solo nelle slide.<\/p>\n<p>L\u2019avvocato Giorgio Spallone, uno dei pochi che osa parlare chiaro, ha detto che \u201cbisogna partire dai temi concreti\u201d. Ma i temi concreti non fanno slide eleganti. E allora si preferisce il maquillage istituzionale, il lifting normativo, il trucco da prima serata.<\/p>\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Conclusione: sport s\u00ec, ma non troppo<\/h5>\n<p>La giustizia sportiva italiana resta un campo minato dove chi sbaglia paga, ma solo se non ha amici. Dove le regole valgono, ma solo per i piccoli. Dove le riforme si annunciano, ma non si fanno. E dove 13 slide bastano per dire tutto e non dire nulla.<\/p>\n<p>Abodi ci ha provato. Ma come diceva Flaiano, \u201cin Italia la situazione \u00e8 grave ma non seria\u201d. E nello sport, \u00e8 seria ma non grave. Perch\u00e9 tanto, alla fine, vince sempre chi ha il fischietto in tasca.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si parla di riforme in Italia, il copione \u00e8 sempre lo stesso: si annuncia, si promette, si convoca una commissione, si producono slide. Tante slide. E poi? Poi niente. 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