{"id":3380,"date":"2026-04-08T11:31:34","date_gmt":"2026-04-08T11:31:34","guid":{"rendered":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/il-sistema-che-non-cambia-governance-potere-e-declino-del-calcio-italiano\/"},"modified":"2026-04-08T11:31:34","modified_gmt":"2026-04-08T11:31:34","slug":"il-sistema-che-non-cambia-governance-potere-e-declino-del-calcio-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/il-sistema-che-non-cambia-governance-potere-e-declino-del-calcio-italiano\/","title":{"rendered":"IL SISTEMA CHE NON CAMBIA: GOVERNANCE, POTERE E DECLINO DEL CALCIO ITALIANO"},"content":{"rendered":"<p>Dalla terza esclusione consecutiva dai Mondiali al nodo del commissariamento: chi comanda davvero il pallone italiano, e a quale prezzo<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-background is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\" style=\"background:linear-gradient(135deg,rgb(238,238,238) 0%,rgb(169,184,195) 64%)\">\n<p><strong>\u00abSe vogliamo che tutto rimanga com&#8217;\u00e8, bisogna che tutto cambi\u00bb, tratta da Il Gattopardo (1958) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><strong>IL VERDETTO DI ZENICA<\/strong><\/p>\n<p>La notte del 31 marzo 2026 ha sancito un primato di cui nessuno voleva essere protagonista. Per la terza volta consecutiva la Nazionale italiana \u00e8 stata eliminata agli spareggi: l&#8217;Italia non parteciper\u00e0 ai Mondiali dal 2014, se ne riparla nel 2030. Prima la Svezia nel 2017, poi la Macedonia del Nord nel 2022, infine la Bosnia e Erzegovina ai rigori a Zenica. Nessuna &#8220;grande&#8221; nazionale si era mai fermata tre volte consecutive agli spareggi: Inghilterra, Spagna, Uruguay e Francia negli anni Settanta si erano fermate al massimo a due. L&#8217;Italia, campione del mondo per quattro volte, l&#8217;ultima nel 2006, \u00e8 diventata il simbolo globale di un crollo senza precedenti nella storia del calcio moderno.<\/p>\n<p>Il titolo e i sottotitoli delle prime pagine dei giornali raccontano una debacle totale: &#8220;Italia senza Mondiale per la terza volta di fila&#8221; sancisce un fallimento storico, sintetizzato dal drastico &#8220;Tutti a casa&#8221;. I quotidiani francesi titolano &#8220;L&#8217;Italie encore \u00e0 terre&#8221;; quelli spagnoli &#8220;Tercer fracaso mundial&#8221;. La stampa internazionale \u00e8 concorde: non si tratta di sfortuna, ma di un collasso strutturale.<\/p>\n<p>Sul piano squisitamente sportivo, la partita di Zenica ha restituito l&#8217;immagine fedele di un sistema malato. L&#8217;Italia era partita bene: nel primo turno aveva battuto 2-0 l&#8217;Irlanda del Nord e anche contro la Bosnia era partita con grandi speranze, segnando l&#8217;1-0 con Moise Kean al 15&#8242;. Poi il difensore Alessandro Bastoni \u00e8 stato espulso per un fallo giudicato &#8220;da ultimo uomo&#8221;. Il resto \u00e8 cronaca di una disfatta: pareggio bosniaco, rigori, 5-2. Gennaro Gattuso in lacrime davanti alle telecamere. Gigi Buffon, capo delegazione, che si dimette in tempo reale sui social, definendo il suo addio &#8220;un atto impellente, che mi usciva dal profondo&#8221;.<\/p>\n<p>La reazione degli sportivi italiani non calcistici \u00e8 stata altrettanto eloquente. Gianmarco Tamberi, campione olimpico di salto in alto, ha replicato ironicamente alle parole di Gravina sulla differenza tra calcio professionistico e sport dilettantistici: &#8220;Se il calcio \u00e8 professionismo, allora Sinner \u00e8 un amatore&#8221;. Pietro Sighel, olimpionico dello short track, ha scritto: &#8220;Avanti cos\u00ec&#8221;. Tommaso Giacomel, argento olimpico nel biathlon, ha commentato: &#8220;Se pu\u00f2 aiutare qualche calciatore, mi offro per fare il cambio&#8221;. Il messaggio era diretto: il gap tra il calcio e il resto dello sport italiano si era fatto insostenibile \u2014 economicamente, moralmente, istituzionalmente.<\/p>\n<p><strong>OTTO ANNI DI GRAVINA: IL BILANCIO DI UN&#8217;ERA<\/strong><\/p>\n<p>Gabriele Gravina \u00e8 presidente della FIGC dal 22 ottobre 2018. Otto anni di mandato che coincidono \u2014 con l&#8217;unica eccezione dell&#8217;Europeo vinto nel 2021 \u2014 con il progressivo deterioramento del sistema calcistico italiano. Secondo la denuncia parlamentare presentata il 1\u00b0 aprile 2026, la lunga gestione Gravina ha coinciso con l&#8217;aggravarsi di una crisi strutturale del movimento: impoverimento tecnico, assenza di una strategia credibile sui vivai e sulla valorizzazione dei giovani italiani, ritardi infrastrutturali, crescente distacco tra vertici e territorio, opacit\u00e0 nella selezione delle classi dirigenti e sostanziale chiusura del sistema rispetto a una vera assunzione di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il paradosso di Gravina \u00e8 quello di un uomo che ha sempre reclamato la paternit\u00e0 di riforme mai portate a compimento. Sulla panchina della Nazionale, in otto anni, ha esaurito tre commissari tecnici: Roberto Mancini \u2014 con cui vinse l&#8217;Europeo, per poi vederlo fuggire verso la panchina dell&#8217;Arabia Saudita nell&#8217;estate del 2023 in circostanze mai del tutto chiarite \u2014 Luciano Spalletti, esonerato dopo il deludente Europeo 2024, e infine Gennaro Gattuso, nominato nel giugno 2025. Con ciascuno di essi, il copione si \u00e8 ripetuto: l&#8217;esito sportivo negativo \u00e8 arrivato, e Gravina ha chiesto a tutti \u2014 anche a Buffon come capo delegazione \u2014 di non lasciarlo solo. La stessa supplica, le stesse parole, tre volte.<\/p>\n<p>Dopo la sconfitta di Zenica, davanti alle telecamere, Gravina ha dichiarato: &#8220;La responsabilit\u00e0 oggettiva \u00e8 della Federcalcio, \u00e8 mia. La crisi \u00e8 grande, bisogna ridisegnare il calcio: ma si parla della FIGC come dell&#8217;unico attore, quando invece la federazione fa sintesi.&#8221; E ancora: &#8220;La politica chiede subito le mie dimissioni. Ma anche la politica deve fare la sua parte.&#8221;<\/p>\n<p>Una difesa d&#8217;ufficio che non ha convinto quasi nessuno. Il 2 aprile 2026, Gravina ha annunciato le dimissioni da presidente della FIGC durante il vertice con le componenti federali. Le elezioni per le nuove cariche saranno indette per il 22 giugno. A stretto giro si \u00e8 dimesso anche il capo delegazione azzurro Gianluigi Buffon.<\/p>\n<p>Tardive, secondo molti. Troppo calcolate, secondo altri. Il fatto che Gravina si sia dimesso solo dopo la riunione del 2 aprile \u2014 e non immediatamente dopo il fischio finale di Zenica, come aveva fatto Buffon \u2014 racconta molto sulla natura del suo rapporto con il potere. Gravina nonostante al termine della gara fosse sembrato orientato a temporeggiare alla ricerca di una ripartenza, ha poi dichiarato: &#8220;Ho la coscienza pulita, perch\u00e9 noi le riforme abbiamo provato a farle&#8221;. Una frase che suona come una difesa d&#8217;ufficio in un processo gi\u00e0 concluso.<\/p>\n<p><strong>LA POLITICA CHE NON DOVEVA ENTRARE<\/strong><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una norma non scritta nel mondo del calcio internazionale: la politica non dovrebbe mettere le mani nelle federazioni sportive. La UEFA, con il suo presidente Aleksander \u010ceferin, ha sempre vigilato con attenzione su questo confine, minacciando sanzioni pesanti per i Paesi che violassero l&#8217;autonomia delle istituzioni sportive. Il paradosso italiano \u00e8 che questa regola \u00e8 stata violata dal sistema stesso: da una politica federale che si \u00e8 fatta strumento di conservazione del potere, da una politica parlamentare che ha faticato ad agire in tempo, e da una politica governativa che ora vuole intervenire rischiando di scatenare le stesse sanzioni che il calcio vuole evitare.<\/p>\n<p>Mauro Berruto, deputato del Partito Democratico ed ex commissario tecnico della Nazionale di pallavolo, \u00e8 stato tra i primi e pi\u00f9 lucidi voci critiche del sistema. Nel luglio 2025, Berruto ha depositato una richiesta di indagine conoscitiva sul tema della giustizia sportiva, dichiarando che il sistema &#8220;\u00e8 sfuggito dalle mani e dagli obiettivi originari&#8221; e viene usato &#8220;con enorme spreco di tempo e risorse, sempre pi\u00f9 spesso come clava per demolire gli avversari delle governance federali in fantomatici tribunali dove i giudici vengono scelti e nominati da chi dovrebbe essere giudicato&#8221;.<\/p>\n<p>Una denuncia precisa, documentata, che avrebbe richiesto una risposta parlamentare immediata. Invece, quella richiesta di indagine conoscitiva \u00e8 stata accantonata per mesi, rinviata, sepolta dall&#8217;agenda parlamentare. L&#8217;Italia perse il Mondiale, e quella proposta giaceva ancora irrisolta. Berruto aveva indicato oltre venti soggetti da audire, dai vertici istituzionali alle associazioni di atleti, con un tempo massimo di quattro mesi per le audizioni e due mesi per concludere i lavori. Un lasso di tempo ragionevole per un&#8217;analisi seria. Nessuno ritenne urgente agire.<\/p>\n<p>La risposta di Gravina all&#8217;iniziativa di Berruto fu secca e sprezzante: &#8220;Se Berruto \u00e8 a conoscenza di fatti gravi, come quelli a cui fa riferimento nella sua dichiarazione, li andasse a denunciare alla Procura della Repubblica facendo nomi e cognomi.&#8221; Una risposta che non confutava nessuna delle argomentazioni di Berruto, ma le spostava sul piano penale per neutralizzarle politicamente.<\/p>\n<p>Dopo la terza eliminazione, il conto \u00e8 arrivato. Un gruppo di 40 senatori, appartenenti sia alla maggioranza sia all&#8217;opposizione, ha presentato un&#8217;interrogazione a risposta scritta indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro per lo Sport Andrea Abodi, chiedendo di valutare la posizione del presidente della FIGC Gabriele Gravina e sollecitando l&#8217;eventuale commissariamento dell&#8217;ente.<\/p>\n<p>Il ministro Abodi ha rotto gli indugi: &#8220;\u00c8 evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della FIGC. Mi dispiace pensare che ci sia un&#8217;intera generazione di bambini e ragazzi che non abbia ancora provato l&#8217;emozione di veder giocare la Nazionale in un Mondiale di calcio.&#8221; E ha aggiunto: &#8220;Commissariamento FIGC? Parlando con Buonfiglio ho rinnovato l&#8217;invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili perch\u00e9 potrebbero esserci tutti i presupposti.&#8221;<\/p>\n<p><strong>LE ELEZIONI DEL 22 GIUGNO: SI CAMBIA PER NON CAMBIARE<\/strong><\/p>\n<p>Le elezioni per il nuovo presidente FIGC sono fissate per il 22 giugno 2026. A eleggere il nuovo presidente saranno 274 delegati in rappresentanza delle societ\u00e0 di Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti, Associazione Italiana Calciatori e Associazione Italiana Allenatori di Calcio. Un sistema di voto che, per la sua composizione, tende strutturalmente a conservare gli equilibri esistenti: chi ha il potere nelle leghe, ha il potere nelle elezioni.<\/p>\n<p>I candidati alla presidenza federale devono depositare la loro candidatura almeno 40 giorni prima del voto (entro il 13 maggio) e la FIGC provveder\u00e0 poi a rendere pubblici nomi e programmi sul proprio sito almeno 30 giorni prima delle elezioni.<\/p>\n<p>I nomi in circolazione raccontano gi\u00e0 molto sulle dinamiche in campo. In pole position per la presidenza sembra esserci Giovanni Malag\u00f2, ex presidente del CONI, reduce dal successo delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, il cui nome \u00e8 al momento il pi\u00f9 forte tra i possibili candidati, anche perch\u00e9 gode dell&#8217;appoggio della Serie A. In corsa ci sono anche Giancarlo Abete, numero uno della FIGC dal 2007 al 2014, Matteo Marani, presidente della Lega Pro, e Demetrio Albertini, candidatura preferita dal mondo dei calciatori.<\/p>\n<p>I nomi evocati sono molti: Malag\u00f2, Marotta, Abete, Marani, Tommasi, Albertini, Del Piero, Maldini. Altri rimangono coperti.<\/p>\n<p>La preoccupazione di molti osservatori \u00e8 che questo processo elettorale, per quanto formalmente corretto, non possa produrre una vera discontinuit\u00e0. Il meccanismo di voto premia chi ha costruito consenso all&#8217;interno del sistema. E il sistema \u2014 con le sue leghe, le sue componenti tecniche, i suoi equilibri taciti \u2014 tende a selezionare candidati che non alterino i rapporti di forza esistenti. Come ha osservato Franco Carraro, ex presidente FIGC: &#8220;Nei prossimi giorni si parler\u00e0 di riforme, partir\u00e0 di fatto una sorta di campagna elettorale. Ma le mie preoccupazioni non si fermano qui: ad ottobre 2026 dovremo consegnare un dossier con garanzie sui sei stadi per gli Europei.&#8221;<\/p>\n<p>L&#8217;allarme degli stadi \u00e8 reale. L&#8217;et\u00e0 media di uno stadio di Serie A \u00e8 di 69 anni, il doppio rispetto a Germania e Inghilterra. Stadi vecchi solitamente generano meno ricavi, e questo vale ancora di pi\u00f9 in Italia, dove pochi club ne sono effettivamente proprietari. L&#8217;Italia ospiter\u00e0 l&#8217;Europeo del 2032 insieme alla Turchia. Se non riuscisse a garantire le strutture necessarie, rischierebbe persino di perdere quella co-organizzazione.<\/p>\n<p><strong>LA GIUSTIZIA SPORTIVA: IL SISTEMA CHE GIUDICA SE STESSO<\/strong><\/p>\n<p>Al cuore della crisi strutturale del calcio italiano c&#8217;\u00e8 un problema di governance che precede e supera le singole vicende sportive: il sistema della giustizia sportiva. Come ha denunciato Berruto, &#8220;negli anni sono emerse radiazioni per motivazioni assurde, una giungla dove c&#8217;\u00e8 assegnazione diretta del ruolo del giudice, magari anche in situazioni di conflitti di interesse che diventano quasi imbarazzanti. Un sistema che magari poteva avere un senso 40 anni fa, ma che oggi \u00e8 almeno da analizzare e da revisionare&#8221;.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 strutturale: in Italia il modello \u00e8 che i presidenti federali nominino i giudici che potenzialmente sarebbero chiamati a giudicarli. Una circolarit\u00e0 che non ha eguali nei principali ordinamenti sportivi europei.<\/p>\n<p>Due casi hanno segnato in modo indelebile la storia recente del calcio italiano, e di fatto \u2014 insieme alla mancata riforma del sistema \u2014 ci hanno portato al punto in cui siamo oggi.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 Calciopoli: lo scandalo del 2006, che port\u00f2 alla retrocessione della Juventus in Serie B e alla revoca degli scudetti 2005 e 2006, mosse da intercettazioni telefoniche che coinvolsero dirigenti federali, arbitri e club. Una vicenda che non fu mai veramente chiusa e che ha lasciato una profonda ferita nel tessuto della credibilit\u00e0 istituzionale del calcio italiano.<\/p>\n<p>Il secondo \u00e8 il caso Juventus-plusvalenze del 2022-2023 (identificato nel dibattito pubblico anche come &#8220;caso Paratici-Agnelli&#8221;), che port\u00f2 alla Juventus una prima penalizzazione di 15 punti in Serie A (poi ridotta a 10 dalla Corte Federale d&#8217;Appello), in un processo nel quale la stessa giustizia sportiva si contraddiceva e si ridisegnava, generando un caos giuridico senza precedenti. Come ha ricordato Berruto, in quella vicenda si \u00e8 assistito alla cessione di giocatori come Dragusin dal Genoa al Tottenham a cifre superiori rispetto a quanto originariamente incassato dalla Juve, di Rovella alla Lazio a una quotazione inferiore di quella necessaria per prelevarlo, e di vari Orsolini, Mandragora e altri, additati come affari gonfiati e poi valutati molto meno di quanto il campo avrebbe dimostrato.<\/p>\n<p>Processi costruiti su basi fragili, con giudici nominati dagli stessi enti potenzialmente giudicati, che si sono conclusi con sentenze contraddittorie e hanno eroso ulteriormente la fiducia nell&#8217;intero sistema.<\/p>\n<p><strong>I CONTI CHE NON TORNANO: IL DISASTRO ECONOMICO<\/strong><\/p>\n<p>Il calcio italiano \u00e8 in crisi non solo sportiva, ma economica. I numeri sono impietosi. Complessivamente negli ultimi cinque esercizi i club del massimo campionato italiano di calcio hanno accumulato perdite complessive pari a 3,2 miliardi di euro, con una media di 635 milioni di euro per stagione.<\/p>\n<p>Nella stagione 2024\/2025, i 20 club della Serie A hanno registrato un rosso aggregato pari a quasi 349 milioni di euro, con ricavi per 4,04 miliardi a fronte di costi per 4,2 miliardi. L&#8217;indebitamento lordo complessivo dei club di Serie A al 30 giugno 2025 \u00e8 salito a 4,89 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 4,72 miliardi del 2023\/24.<\/p>\n<p>Sullo sfondo del bilancio complessivo della Serie A \u2014 che per la prima volta ha superato i 4 miliardi di ricavi \u2014 si nasconde un sistema dipendente da plusvalenze straordinarie e da voci una tantum: la crescita \u00e8 stata spinta dal raggiungimento della finale di Champions League da parte dell&#8217;Inter e dai premi FIFA legati alla partecipazione al Mondiale per Club per Inter e Juventus. Se si considerano esclusivamente i ricavi ordinari, il valore \u00e8 rimasto pressoch\u00e9 invariato.<\/p>\n<p>Nel frattempo, le categorie inferiori crollano. Dal 2000 a oggi, sono oltre 180 le societ\u00e0 di calcio italiane che hanno dovuto affrontare fallimenti, liquidazioni e conseguenti esclusioni dai propri campionati. Nella stagione 2024-2025, realt\u00e0 storiche come il Brescia, la SPAL e la Lucchese hanno affrontato il fallimento.<\/p>\n<p>E tuttavia, come ha denunciato l&#8217;ex giocatore NBA Andrea Bargnani nel giorno successivo all&#8217;eliminazione: &#8220;La massima espressione di questo &#8216;professionismo&#8217; ostentato ieri, la Serie A, ha chiuso l&#8217;esercizio 2025 con un buco di oltre mezzo miliardo di euro (-531.241.500 euro per l&#8217;esattezza)\u2026 quindi mi verrebbe subito da chiedere: quando, come e dove si manifesta tutto questo professionismo?&#8221;.<\/p>\n<p><strong>IL FONDO MISTERIOSO: L&#8217;ARMA DEL COMMISSARIAMENTO<\/strong><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una vicenda che scorre sotto la superficie del dibattito pubblico sul commissariamento, e che potrebbe essere la chiave giuridica pi\u00f9 solida per giustificarlo. Riguarda il Fondo di Fine Carriera dei calciatori, un&#8217;istituzione nata nel 1975 per garantire ai professionisti del pallone un&#8217;indennit\u00e0 assimilabile al TFR.<\/p>\n<p>Il Fondo di Fine Carriera, associazione senza scopo di lucro con sede a Roma, \u00e8 finito al centro di un contenzioso promosso da circa 200 atleti tra attuali ed ex professionisti. Capofila dell&#8217;iniziativa \u00e8 Emiliano Viviano, ex portiere di Serie A.<\/p>\n<p>Con Viviano, i legali dello Studio T-Legal Brigida-Vocalelli &amp; Partners hanno richiesto i bilanci degli anni in cui l&#8217;ex portiere ha versato le sue somme, ottenendo un decreto ingiuntivo da un giudice di Roma a dicembre. Il Fondo si \u00e8 opposto dichiarando che in capo a Viviano non esiste alcun diritto di ispezione e controllo dei bilanci \u2014 una posizione che, se estesa, negherebbe tale diritto ai 60.000 e pi\u00f9 giocatori di Serie A e Serie B che hanno versato somme al Fondo.<\/p>\n<p>Secondo Andrea Ferrato, amministratore di Offside FC, societ\u00e0 che ha analizzato centinaia di estratti conto di ex calciatori, &#8220;non c&#8217;\u00e8 alcuna congruenza fra il versato e l&#8217;ammontare ricevuto e anche la rivalutazione incassata spesso \u00e8 di gran lunga inferiore a quanto spetterebbe loro da disciplina codicistica&#8221;.<\/p>\n<p>I numeri della vicenda sono stati ricostruiti dall&#8217;Espresso: nel consiglio di amministrazione del fondo siedono Umberto Calcagno, attuale presidente dell&#8217;Associazione Italiana Calciatori e vicepresidente FIGC, e Francesco Ghirelli, vicepresidente FIGC. Il fondo controlla inoltre il 100% di Sport Invest 2000 S.p.A., con la stessa presidenza affidata a Leonardo Grosso e tra i consiglieri ancora Calcagno, Ghirelli e Renzo Ulivieri.<\/p>\n<p>Sport Invest 2000 si era impegnata a cedere un immobile di Roma, in via Gregorio VII, al Centurion Global Fund, un fondo d&#8217;investimento di diritto maltese finito ripetutamente sotto i riflettori delle cronache giudiziarie e finanziarie \u2014 lo stesso fondo in cui la segreteria di Stato vaticana aveva investito 70 milioni di euro in operazioni speculative, tra cui l&#8217;acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra. La bufera giudiziaria travolse il fondo e l&#8217;operazione di acquisto si blocc\u00f2, ma i legali di Centurion avviarono una causa legale contro Sport Invest 2000 che prosegue ancora oggi, costando migliaia di euro di spese legali alla societ\u00e0.<\/p>\n<p>A marzo 2026, in poco pi\u00f9 di due settimane dalla conferenza stampa di denuncia, i legali sono stati contattati da circa 300 ex professionisti: non solo calciatori e allenatori, ma anche preparatori atletici e figure dirigenziali. Il numero cresce ogni giorno.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il punto cruciale: secondo i criteri enunciati dallo stesso presidente del CONI Luciano Buonfiglio \u2014 &#8220;per esserci un commissario c&#8217;\u00e8 bisogno di gravi mancanze amministrative, quando gli organismi non funzionano e c&#8217;\u00e8 una cattiva gestione etico-morale&#8221; \u2014 il caso del Fondo di Fine Carriera potrebbe rappresentare proprio quella &#8220;cattiva gestione etico-morale&#8221; che aprirebbe la porta al commissariamento.<\/p>\n<p><strong>COMMISSARIAMENTO: IL NODO GORDIANO<\/strong><\/p>\n<p>Il tema del commissariamento \u00e8 diventato il centro del dibattito post-Zenica. Ma \u00e8 uno scenario che divide profondamente, non solo per ragioni politiche, ma per i rischi oggettivi che comporta.<\/p>\n<p>Il rischio, qualora si concretizzasse un commissariamento imposto dalla politica, sarebbe quello di sanzioni severe da parte della UEFA. Tra le conseguenze pi\u00f9 temute c&#8217;\u00e8 l&#8217;esclusione delle squadre italiane dalle competizioni europee, oltre alla possibile estromissione della Nazionale dalle competizioni continentali. E sullo sfondo incombe l&#8217;ombra dell&#8217;Europeo 2032, che l&#8217;Italia dovrebbe co-ospitare.<\/p>\n<p>Il senatore Claudio Lotito avrebbe dato mandato a Lorenzo Casini, ex numero uno della Lega Serie A, di preparare un disegno di legge con il quale la politica potrebbe commissariare la Federcalcio. Una mossa che la UEFA osserva con estrema preoccupazione. Per molti si tratterebbe di una grave ingerenza della politica nel calcio, qualcosa che piace poco anche alla UEFA, che potrebbe decidere di estromettere le squadre italiane dalle coppe europee \u2014 compresa l&#8217;Italia dall&#8217;Europeo.<\/p>\n<p>Il governo resta convinto della necessit\u00e0 di un commissariamento per rifondare tutto. Sfumata la possibilit\u00e0 che la via fosse aperta dalle dimissioni dell&#8217;intero consiglio FIGC, il prossimo snodo \u00e8 l&#8217;assemblea elettorale: uno stallo sul presidente aprirebbe le porte al commissario.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n<p><strong>CHI \u00c8 PER IL COMMISSARIAMENTO, CHI \u00c8 CONTRO: LA MAPPA DEL POTERE<\/strong><\/p>\n<p>FAVOREVOLI al commissariamento e alla rottura radicale:<\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Andrea Abodi (Ministro per lo Sport): ha esplicitamente chiesto al CONI di &#8220;valutare tutte le forme tecniche compatibili&#8221; per il commissariamento.<\/li>\n<li>Claudio Lotito (Senatore, Presidente Lazio): al lavoro su un disegno di legge apposito.<\/li>\n<li>Mauro Berruto (PD, ex CT pallavolo): favorevole a un&#8217;indagine conoscitiva approfondita; ritiene che le dimissioni di Gravina avrebbero dovuto essere &#8220;un atto di dignit\u00e0 istituzionale immediato&#8221;.<\/li>\n<li>Gianmarco Tamberi, Pietro Sighel, Arianna Fontana (campioni olimpici): hanno pubblicamente espresso scetticismo verso il sistema e le sue giustificazioni.<\/li>\n<li>Franco Selvaggi (ex calciatore, campione del mondo 1982): ha dichiarato la sua &#8220;delusione e amarezza&#8221; invitando a guardare anche alle ripercussioni economiche dell&#8217;assenza dai Mondiali.<\/li>\n<\/ul>\n<p>CONTRARI al commissariamento e favorevoli alla via elettorale:<\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Luciano Buonfiglio (Presidente CONI): ha frenato sull&#8217;ipotesi di commissariamento, ricordando che &#8220;servono condizioni molto specifiche per un intervento straordinario&#8221;.<\/li>\n<li>Renzo Ulivieri (Presidente AIAC, Assoallenatori): ha espresso &#8220;solidariet\u00e0&#8221; a Gravina durante le dimissioni, definendo la riunione &#8220;molto triste&#8221;. Figura di lungo corso \u2014 con oltre trent&#8217;anni di presenza nei vertici calcistici \u2014 Ulivieri rappresenta quella continuit\u00e0 istituzionale che molti identificano come parte del problema.<\/li>\n<li>Ezio Maria Simonelli (Presidente Lega Serie A): ha invitato alla calma, dichiarando che non si \u00e8 ancora discusso di candidati e che &#8220;le elezioni del 22 giugno sono la strada&#8221;.<\/li>\n<li>Giovanni Malag\u00f2 (ex Presidente CONI, principale candidato alla presidenza FIGC): ha mostrato perplessit\u00e0 sull&#8217;intervento politico diretto, preferendo la via elettorale con un programma di riforme.<\/li>\n<li>Giancarlo Abete (LND, ex Presidente FIGC): potenziale candidato, si \u00e8 detto disponibile senza esporsi.<\/li>\n<li>Federico Mollicone (Presidente VII Commissione Camera, FdI): ha annullato l&#8217;audizione di Gravina prevista per l&#8217;8 aprile, creando tensioni con la FIGC che aveva gi\u00e0 concordato la disponibilit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>FIGURE INTERNE DI CONTINUIT\u00c0<\/strong>:<\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Renzo Ulivieri merita un discorso a parte. Presidente dell&#8217;Associazione Italiana Allenatori da decenni, figura di assoluta continuit\u00e0 nel calcio italiano, siede anche nel consiglio di amministrazione di Sport Invest 2000 \u2014 la societ\u00e0 del Fondo Fine Carriera finita nel mirino dei legali degli ex calciatori. La sua dichiarazione post-dimissioni di Gravina \u2014 &#8220;siamo in difficolt\u00e0 non da ora, ma dal 2006&#8221; \u2014 risuona con particolare ironia: \u00e8 anche la storia della sua permanenza ai vertici del sistema.<\/li>\n<li>Umberto Calcagno (Presidente AIC): ha dichiarato che &#8220;la federazione non ha strumenti giuridici per imporre che ci siano italiani in campo&#8221;, una delle questioni tecniche pi\u00f9 dibattute. Siede anche nel CdA del Fondo Fine Carriera.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>L&#8217;ELEFANTE NELLA STANZA: IL CALCIO GIOVANILE E LE RIFORME MANCATE<\/strong><\/p>\n<p>Dietro ogni eliminazione dagli spareggi c&#8217;\u00e8 una crisi strutturale che parte dall&#8217;origine: il settore giovanile. Nel 2025, la FITP (Federazione italiana tennis e padel) ha superato la FIGC nei ricavi complessivi; e mentre crescono i contributi pubblici di molte altre federazioni sportive, quelli allocati per la FIGC rimangono pi\u00f9 o meno gli stessi.<\/p>\n<p>Il calcio resta lo sport pi\u00f9 praticato in Italia: i tesserati della FIGC sono quasi un milione e mezzo, pari a circa il 30 per cento di tutti i tesserati attivi nelle 50 federazioni sportive italiane. Eppure, la Nazionale \u00e8 in crisi, e ancor pi\u00f9 lo \u00e8 la Federcalcio, che si trova in una &#8220;crisi di governo&#8221; del calcio.<\/p>\n<p>Gli stadi restano il nodo infrastrutturale irrisolto: con un&#8217;et\u00e0 media di 69 anni \u2014 il doppio rispetto a Germania e Inghilterra \u2014 generano meno ricavi, e questo vale ancora di pi\u00f9 in Italia, dove pochi club ne sono effettivamente proprietari. Ogni proposta di riforma degli impianti sportivi \u00e8 naufragata nel mare della burocrazia, degli interessi particolari, della mancanza di volont\u00e0 politica.<\/p>\n<p>Le accademie giovanili italiane producono meno talenti di quelle francesi, spagnole e tedesche. La Bundesliga ha quotidianamente oltre 20 calciatori tedeschi in campo; la Serie A fatica ad avere italiani nei ruoli chiave. Non \u00e8 solo questione di norma o di regolamento, \u00e8 una crisi di sistema: i club preferiscono investire su giocatori stranieri gi\u00e0 formati piuttosto che investire in accademie i cui frutti richiedono anni.<\/p>\n<p><strong>LE VOCI FUORI DAL CORO<\/strong><\/p>\n<p>Accanto al dibattito istituzionale, si \u00e8 sviluppato un dibattito nel dibattito, quello dell&#8217;informazione sportiva. Francesco Ordine, noto commentatore e firma di lungo corso del giornalismo calcistico italiano, ha descritto in pi\u00f9 occasioni \u2014 anche in ospitate su piattaforme come Juventibus, il canale YouTube gestito da Massimo Zampini \u2014 la dinamica del potere federale: un sistema che si autorigenera, in cui le elezioni producono risultati sempre coerenti con gli equilibri preesistenti. Un meccanismo che potremmo definire, mutuando una formula cara alla politica italiana, &#8220;cambiare tutto per non cambiare niente&#8221;.<\/p>\n<p>Il problema della narrazione sportiva televisiva \u00e8 altrettanto serio. Negli ultimi anni, il format dell&#8217;opinionista urlatore \u2014 incarnato da figure come Lele Adani, con il suo stile enfatico e divisivo \u2014 ha trasformato il dibattito calcistico in un teatrino emotivo dove la sostanza delle analisi tattiche e strutturali scompare sotto le grida. Non \u00e8 un problema estetico: \u00e8 un problema culturale. Quando la narrazione del calcio diventa intrattenimento puro, l&#8217;accountability dei dirigenti sparisce, i fallimenti vengono metabolizzati rapidamente, e il sistema non viene mai davvero chiamato a rispondere.<\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONE: RISCRIVERE TUTTO O CONSERVARE TUTTO<\/strong>?<\/p>\n<p>L&#8217;Italia del calcio \u00e8 a un bivio. Da un lato, la via delle elezioni del 22 giugno: un processo formalmente corretto, ma strutturalmente incapace di produrre una vera discontinuit\u00e0, dominato dagli stessi attori che hanno governato il sistema negli ultimi vent&#8217;anni. Dall&#8217;altro, la via del commissariamento: una soluzione radicale, giuridicamente complessa, e potenzialmente disastrosa se gestita come ingerenza politica anzich\u00e9 come operazione di risanamento trasparente.<\/p>\n<p>Esiste per\u00f2 una terza via, quella che nessuno sembra voler nominare con coraggio: aprire tutti i cassetti. Il Fondo di Fine Carriera, i bilanci delle federazioni secondarie, le nomine agli organi giudicanti, i rapporti tra procure sportive e club, le frequentazioni tra figure istituzionali e ambienti del calcio professionistico. Aprire quei cassetti con mani davvero imparziali \u2014 non quelle del governo di turno, non quelle dei presidenti di lega, non quelle di chi ha interessi in campo \u2014 e riscrivere le regole da zero.<\/p>\n<p>Il tempo stringe. L&#8217;Europeo 2032 \u00e8 in arrivo. I Mondiali 2030 sono l&#8217;ultima finestra utile per riabilitare una Nazionale che da sedici anni non partecipa a una Coppa del Mondo. E una generazione intera di bambini italiani non ha mai visto la maglia azzurra in un torneo mondiale. Come ha scritto il Corriere dello Sport, &#8220;ci sono tre generazioni di giovani tifosi che si sono fatti grandi aspettando un&#8217;Italia da Mondiale&#8221;.<\/p>\n<p>Il conto della politica del rinvio \u00e8 questo. E qualcuno, prima o poi, dovr\u00e0 pagarlo.<\/p>\n<p>Fonti: ANSA, Il Post, Sky Sport, Gazzetta del Sud, Il Messaggero, Tuttosport, Calcio e Finanza, L&#8217;Espresso, Il Fatto Quotidiano, Sport Mediaset, Sky TG24, Fanpage, Il Giornale, Sportitalia, ItaliaOggi, Sportmediaset.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla terza esclusione consecutiva dai Mondiali al nodo del commissariamento: chi comanda davvero il pallone italiano, e a quale prezzo \u00abSe vogliamo che tutto rimanga com&#8217;\u00e8, bisogna che tutto cambi\u00bb, tratta da Il Gattopardo (1958) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. 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