{"id":3398,"date":"2026-04-14T16:10:27","date_gmt":"2026-04-14T16:10:27","guid":{"rendered":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/juventus-e-il-peccato-originale-del-conformismo\/"},"modified":"2026-04-14T16:10:27","modified_gmt":"2026-04-14T16:10:27","slug":"juventus-e-il-peccato-originale-del-conformismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/juventus-e-il-peccato-originale-del-conformismo\/","title":{"rendered":"Juventus e il Peccato Originale del Conformismo"},"content":{"rendered":"<p><em>Come si tradisce un ideale restando nel sistema che si diceva di combattere<\/em><em><\/em><\/p>\n<h1 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;identit\u00e0 collettiva e il paradosso della tifoseria<\/h1>\n<p>Vi \u00e8 una scena memorabile nel romanzo <em>Il Gattopardo <\/em>di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, in cui Tancredi, con quella cinica lucidit\u00e0 che appartiene solo ai giovani capaci di non illudersi, sussurra allo zio Fabrizio la frase che \u00e8 diventata uno dei pi\u00f9 potenti aforismi della letteratura italiana. <\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><strong>\u00abSe vogliamo che tutto rimanga com&#8217;\u00e8, bisogna che tutto cambi\u00bb<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Rileggendola oggi, con gli occhi puntati sul calcio italiano e sulla Juventus in particolare, quella sentenza assume una risonanza quasi insopportabile.<\/p>\n<p>Esiste, nella psicologia sociale, un fenomeno che Henri Tajfel ha descritto con precisione nella sua <em>Teoria dell&#8217;Identit\u00e0 Sociale<\/em>: gli individui tendono a definire se stessi attraverso l&#8217;appartenenza a gruppi, proteggendo l&#8217;immagine del proprio gruppo di riferimento anche quando i comportamenti oggettivi di quel gruppo contraddicono i valori professati. Il tifoso, in questa prospettiva, non \u00e8 semplicemente uno spettatore: \u00e8 un <em>portatore di identit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>Chi si definisce juventino non tifa per una squadra di calcio. Tifa per una narrativa di s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questa la prima, fondamentale contraddizione che occorre affrontare con onest\u00e0 intellettuale: dal 2006, anno del cosiddetto <em>Calciopoli<\/em>, fino alle vicende pi\u00f9 recenti del 2023, la tifoseria bianconera ha costruito la propria identit\u00e0 collettiva attorno all&#8217;immagine di una societ\u00e0 <em>perseguitata<\/em>, <em>martire<\/em>, <em>sola contro un sistema corrotto<\/em>. Una narrazione che ha il fascino delle grandi tragedie romantiche \u2014 e la fragilit\u00e0 di chi scambia il martirio per virt\u00f9.<\/p>\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Chi \u00e8 davvero la Juventus? La societ\u00e0 o il mito che i suoi tifosi abitano?<\/h1>\n<p><strong>Friedrich Nietzsche<\/strong>, in <em><strong>Al di l\u00e0 del bene e del male<\/strong><\/em>, osservava che <\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><strong>\u00able convinzioni sono prigioni pi\u00f9 pericolose della menzogna, perch\u00e9 chi mente sa di mentire\u00bb.<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p> Il tifoso che grida allo scandalo, che si erge a custode di una giustizia sportiva che gli altri negherebbero, spesso non mente: \u00e8 convinto. Ed \u00e8 proprio questa buona fede, questa <em>fede <\/em>nel senso pi\u00f9 letterale del termine, a renderlo impermeabile all&#8217;evidenza.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l&#8217;evidenza dice altro.<\/p>\n<p>La Juventus non \u00e8 una societ\u00e0 estranea al sistema del calcio italiano. Ne \u00e8, storicamente, uno dei pilastri fondanti. Investimenti massicci, indebitamenti strutturali, infrastrutture imponenti come l&#8217;Allianz Stadium: gesti che parlano il linguaggio di chi non vuole sovvertire un sistema, ma <em>consolidarne <\/em>la propria posizione al suo interno. Non \u00e8 la postura di chi si mette di traverso. \u00c8 la postura di chi vuole contare di pi\u00f9, stando dentro.<\/p>\n<p>Le recenti elezioni federali, con la rielezione di Gabriele Gravina alla presidenza della FIGC e la successiva candidatura di Giovanni Malag\u00f2 \u2014 sponsorizzata prima da Beppe Marotta e avvallata dalla Juventus in sede di assemblea federale \u2014 raccontano una storia precisa: quella di una societ\u00e0 che, pur avendo subito condanne e decurtazioni di punti, sceglie di allinearsi ai centri di potere esistenti piuttosto che contrastarli. Una scelta politica, legittima forse, ma radicalmente incompatibile con la retorica della <em>vittima del sistema <\/em>che la tifoseria ha coltivato per quasi vent&#8217;anni.<\/p>\n<p>Su questo punto non c\u2019\u00e8 spazio per i \u201cpare\u201d: lo stesso <strong>Marotta<\/strong> ha rivendicato dapprima pubblicamente la linea, definendo la candidatura di <strong>Malag\u00f2<\/strong> <strong>\u00abun primo atto di consenso su una strada maestra per migliorare il calcio da due punti di vista, Nazionale e riforme\u00bb<\/strong>, sintetizzando cos\u00ec l\u2019appoggio della Lega di Serie A all\u2019ex presidente del CONI come scelta di sistema, non di rottura.<\/p>\n<p>E mentre la narrazione ufficiale resta quella di un calcio \u201ccontro\u201d la politica, i fatti raccontano altro: come ha ricostruito Calcio e Finanza, Marotta ha incontrato al Quirinale il <strong>ministro dell\u2019Economia Giancarlo Giorgetti<\/strong> per discutere proprio della partita sulla presidenza FIGC, chiedendo sostegno per la candidatura di Malag\u00f2.<\/p>\n<p><strong>La COVISOC<\/strong>, l&#8217;organo preposto al controllo dei conti societari, si trova in uno stato di crisi. Le dimissioni, presentate il 27 maggio 2024, non sono un dettaglio tecnico, ma un atto politico, il Presidente e tre componenti della Co.Vi.So.C. hanno rimesso il mandato con una motivazione inequivocabile.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>&lt;&lt;Con l\u2019approvazione del Decreto Legge in cui si istituisce la Commissione indipendente per la verifica dell\u2019equilibrio economico e finanziario delle societ\u00e0 sportive professionistiche, con la contestuale soppressione della Co.Vi.So.C., sono venute meno le condizioni per operare\u00bb.>><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>In questo contesto, il silenzio o la compiacenza di chi avrebbe titolo e forza per chiedere riforme strutturali \u00e8, nei fatti, una forma di complicit\u00e0.<\/p>\n<h1 class=\"wp-block-heading\">La giustizia sportiva come \u00abmannaia\u00bb selettiva<\/h1>\n<p><strong>Massimiliano Berruto<\/strong>, parlamentare e gi\u00e0 commissario tecnico della nazionale di pallavolo, ha usato recentemente un&#8217;immagine potente per descrivere la giustizia sportiva italiana: una <em><strong>mannaia<\/strong> <\/em>che colpisce non in base alla colpa, ma in base alla convenienza. \u00c8 un&#8217;osservazione che merita considerazione, proprio perch\u00e9 proviene da chi conosce il sistema dall&#8217;interno e ha la credibilit\u00e0 per parlarne senza essere liquidato come un tifoso in malafede.<\/p>\n<p>Eppure anche qui si impone una distinzione necessaria. Che la giustizia sportiva italiana presenti distorsioni, opacit\u00e0 e asimmetrie \u00e8 una questione seria, che attiene alla credibilit\u00e0 delle istituzioni democratiche dello sport. Ma sostenere che<strong> <em>la Juventus \u00e8 l&#8217;unica a pagare<\/em><\/strong><em> <\/em>richiede una verifica empirica che i tifosi bianconeri raramente si fermano a compiere, preferendo la forza emotiva dell&#8217;affermazione alla solidit\u00e0 del dato.<\/p>\n<p>Basti pensare alle vicende legate alle scommesse che hanno coinvolto recentemente alcune societ\u00e0, con fattispecie di una gravit\u00e0 oggettiva \u2014 inclusa la questione dei siti non ufficiali usati per aggirare i divieti \u2014 e alle reazioni istituzionali che ne sono conseguite. Il trattamento differenziato, se provato, non giustificherebbe la Juventus: giustificherebbe la riforma del sistema. Che \u00e8 cosa ben diversa.<\/p>\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Andrea Agnelli: l&#8217;eretico che i fedeli non volevano<\/h1>\n<p>Ed eccoci al nodo pi\u00f9 doloroso, e forse pi\u00f9 rivelatore, dell&#8217;intera vicenda.<\/p>\n<p><strong>Andrea Agnelli<\/strong> \u00e8 stato l&#8217;unico dirigente italiano ad avere il <strong>coraggio<\/strong> \u2014 o la <strong>temerariet\u00e0<\/strong>, a seconda dei punti di vista \u2014 di sfidare apertamente le strutture consolidate del calcio europeo, aderendo al progetto della Superlega e portando la battaglia fino alla Corte di Giustizia dell&#8217;Unione Europea. Una mossa che ha sollevato le ire di UEFA e FIFA, che ha scatenato l&#8217;ostilit\u00e0 dei media internazionali, e che ha trovato \u2014 paradossalmente \u2014 la freddezza e spesso la condanna della stessa tifoseria bianconera.<\/p>\n<p>Qui si manifesta, nella sua forma pi\u00f9 acuta, quella che lo psicologo <strong>Leon Festinger<\/strong> chiam\u00f2 <em><strong>dissonanza cognitiva<\/strong><\/em>: la condizione di disagio mentale che sperimentiamo quando le nostre azioni o credenze sono in contraddizione tra loro. I tifosi che per anni hanno gridato all&#8217;ingiustizia del sistema hanno poi criticato aspramente il solo uomo che ha agito, concretamente e con risorse proprie, per modificare quel sistema dall&#8217;esterno. E oggi molti degli stessi tifosi attendono con speranza la sentenza della CGUE, pronti ad applaudire il risultato di una battaglia che hanno ostacolato o deriso quando era ancora incerta.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 in questo un che di profondamente italiano, nel senso peggiore che quella definizione pu\u00f2 assumere. Albert Camus, in <strong><em>L&#8217;uomo in rivolta<\/em>, scriveva che la vera ribellione esige coerenza<\/strong>.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p> <strong>\u00abIl ribelle non chiede la vita, ma le ragioni della vita\u00bb<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Chi critica il sistema senza essere disposto a pagarne il prezzo personale non \u00e8 un ribelle, \u00e8 un insoddisfatto.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0Vale la pena ricordare qui anche <strong>Dostoevskij<\/strong>, che in <strong>Delitto e castigo <\/strong>metteva in guardia proprio da questa forma di autoassoluzione collettiva, attraverso la voce di Raskolnikov.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><strong>&lt;&lt;La coscienza non dorme mai del tutto, sa sempre dove cercare ci\u00f2 che si \u00e8 fatto.>><\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p> La tifoseria che per anni ha costruito una narrazione di vittimismo eroico non ha dormito male la notte \u2014 ha semplicemente smesso di cercare. E quando la coscienza smette di cercare, non \u00e8 perch\u00e9 ha trovato la pace: \u00e8 perch\u00e9 ha scelto il silenzio.<\/p>\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Il coraggio dell&#8217;autocritica: parlare da juventino senza difendere la Juventus<\/h1>\n<p>Conclude chi scrive queste righe da una posizione che conosce bene la sindrome del <em>seguace fedele<\/em>: quella di chi, romanticamente, ha giustificato scelte discutibili sperando in una strategia superiore che non \u00e8 mai arrivata. Non arriver\u00e0 il fratello grande a raddrizzare i torti. Non esiste un piano segreto di redenzione. Esistono interessi, alleanze, convenienze \u2014 gli stessi che muovono tutti gli altri attori di questo sistema.<\/p>\n<p><strong>Dostoevskij<\/strong>, nella sua opera pi\u00f9 meditativa, <em><strong>I fratelli Karamazov<\/strong><\/em>, metteva in bocca all&#8217;inquisitore grande una verit\u00e0 che brucia ancora.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><strong>&lt;&lt;gli uomini preferiscono il pane della sicurezza alla libert\u00e0 della verit\u00e0>><\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p> La tifoseria juventina ha preferito, per anni, il pane confortante della narrazione vittimistica alla libert\u00e0 scomoda di guardare in faccia la propria societ\u00e0.<\/p>\n<p>Essere juventini oggi \u2014 con seriet\u00e0, con onest\u00e0, con rispetto per l&#8217;intelligenza propria e altrui \u2014 significa avere il coraggio di dire che la Juventus ha deluso non solo sul campo, ma nella visione. Che si \u00e8 allineata quando avrebbe potuto distinguersi. Che ha scelto la politica quando avrebbe potuto scegliere il principio.<\/p>\n<p>E che noi, come tifosi, abbiamo urlato allo scandalo per quasi vent&#8217;anni senza mai domandarci se fossimo disposti a fare qualcosa di pi\u00f9 che urlare.<\/p>\n<p>Infine, come <\/p>\n<p><em>Italo Calvino scrisse in Le citt\u00e0 invisibili<\/em>:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em><strong>\u00abL&#8217;inferno dei viventi non \u00e8 qualcosa che sar\u00e0; se ce n&#8217;\u00e8 uno, \u00e8 quello che \u00e8 gi\u00e0 qui, l&#8217;inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l&#8217;inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo pi\u00f9. Il secondo \u00e8 rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all&#8217;inferno, non \u00e8 inferno, e farlo durare, e dargli spazio.\u00bb<\/strong><\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><em>La Juventus ha scelto il primo modo. Tocca a noi tifosi scegliere il secondo<\/em>.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come si tradisce un ideale restando nel sistema che si diceva di combattere L&#8217;identit\u00e0 collettiva e il paradosso della tifoseria Vi \u00e8 una scena memorabile nel romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, in cui Tancredi, con quella cinica lucidit\u00e0 che appartiene solo ai giovani capaci di non illudersi, sussurra allo zio Fabrizio la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3399,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_uag_custom_page_level_css":"","footnotes":""},"categories":[22,23],"tags":[],"class_list":["post-3398","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-mondo-juventus","category-storie"],"aioseo_notices":[],"uagb_featured_image_src":{"full":["https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9b147d8c-6460-4129-a265-3af729b99973.jpeg",1524,2048,false],"thumbnail":["https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9b147d8c-6460-4129-a265-3af729b99973-150x150.jpeg",150,150,true],"medium":["https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9b147d8c-6460-4129-a265-3af729b99973-223x300.jpeg",223,300,true],"medium_large":["https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9b147d8c-6460-4129-a265-3af729b99973-768x1032.jpeg",768,1032,true],"large":["https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9b147d8c-6460-4129-a265-3af729b99973-762x1024.jpeg",762,1024,true],"1536x1536":["https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9b147d8c-6460-4129-a265-3af729b99973-1143x1536.jpeg",1143,1536,true],"2048x2048":["https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9b147d8c-6460-4129-a265-3af729b99973.jpeg",1524,2048,false],"juve-hero":["https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9b147d8c-6460-4129-a265-3af729b99973-1524x1080.jpeg",1524,1080,true],"juve-card":["https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9b147d8c-6460-4129-a265-3af729b99973-800x1000.jpeg",800,1000,true]},"uagb_author_info":{"display_name":"vincenzodevivo","author_link":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/author\/vincenzodevivo\/"},"uagb_comment_info":0,"uagb_excerpt":"Come si tradisce un ideale restando nel sistema che si diceva di combattere L&#8217;identit\u00e0 collettiva e il paradosso della tifoseria Vi \u00e8 una scena memorabile nel romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, in cui Tancredi, con quella cinica lucidit\u00e0 che appartiene solo ai giovani capaci di non illudersi, sussurra allo zio Fabrizio la&hellip;","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3398","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3398"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3398\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3399"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3398"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3398"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3398"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}