{"id":3404,"date":"2026-04-17T09:38:51","date_gmt":"2026-04-17T09:38:51","guid":{"rendered":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/addio-ad-alex-manninger-il-portiere-silenzioso-che-sapeva-cosa-fosse-la-lealta\/"},"modified":"2026-04-17T09:38:51","modified_gmt":"2026-04-17T09:38:51","slug":"addio-ad-alex-manninger-il-portiere-silenzioso-che-sapeva-cosa-fosse-la-lealta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nowh3r3.xyz\/j\/addio-ad-alex-manninger-il-portiere-silenzioso-che-sapeva-cosa-fosse-la-lealta\/","title":{"rendered":"Addio ad Alex Manninger: il portiere silenzioso che sapeva cosa fosse la lealt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>GLI AMICI VERI NON SI ANNUNCIANO<\/strong><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un tipo di lealt\u00e0 che non ha bisogno di parole. Si manifesta nelle cose piccole: nella disponibilit\u00e0 silenziosa, nel passo indietro fatto senza rancore, nel restare quando restare non porta gloria. \u00c8 la lealt\u00e0 di chi sceglie il gruppo non per convenienza, ma per convinzione. \u00c8 una dote rara, in un mondo che ha imparato a confondere la vicinanza con l&#8217;utilit\u00e0 e l&#8217;amicizia con il tornaconto.<\/p>\n<p>Si riconosce \u2014 questa lealt\u00e0 autentica \u2014 proprio perch\u00e9 non si esibisce. Non ha bisogno di dichiarazioni solenni n\u00e9 di gesti plateali. Sta nell&#8217;essere presenti quando non c&#8217;\u00e8 niente da guadagnare, nel condividere uno spogliatoio, una causa, un&#8217;idea, sapendo che il tuo contributo non finir\u00e0 sul tabellino. Chi \u00e8 davvero amico non calcola. Non misura. Non aspetta il momento giusto per sparire.<\/p>\n<p>Il calcio \u2014 come la vita \u2014 \u00e8 pieno di persone che si avvicinano quando serve e si allontanano quando conviene. Gente che siede al tuo tavolo, che conosce i tuoi pensieri, che ti guarda negli occhi mentre dentro elabora gi\u00e0 un&#8217;altra strada. Li vedi solo dopo, quando la porta si \u00e8 chiusa. E allora capisci che quello che chiamavi amicizia era soltanto una coincidenza temporanea di interessi.<\/p>\n<p>Alex Manninger era l&#8217;opposto di tutto questo. Era il tipo di uomo che il calcio produce raramente e che la vita, quando lo incontri, ti chiede di riconoscere e custodire. Non aveva Instagram. Non cercava visibilit\u00e0. Sceglieva la falegnameria, la pesca, le Alpi. Sceglieva la sostanza. E forse \u00e8 per questo che, oggi, la sua scomparsa brucia in modo cos\u00ec strano \u2014 perch\u00e9 ci ricorda quante persone vere abbiamo intorno, e quante invece ne avevamo solo in apparenza.<\/p>\n<p>\u2014 \u2726 \u2014<\/p>\n<p><strong>IL PORTIERE CHE NON TI ASPETTAVI<\/strong><\/p>\n<p>Alexander Manninger era nato a Graz il 4 giugno 1977. Cresciuto nel settore giovanile del Salisburgo, aveva imparato il calcio con la stessa metodicit\u00e0 con cui, prima e dopo, aveva imparato a lavorare il legno. Nessun eccesso. Nessuna scorciatoia. Poi era arrivato l&#8217;Arsenal, nel 1997 \u2014 primo austriaco nella storia del club londinese \u2014 e con Wenger aveva vinto una Premier League e una FA Cup nella stagione 1997-98, difendendo i pali quando David Seaman non era disponibile con una sicurezza che aveva colpito tutti.<\/p>\n<p>In Italia era arrivato nel 2001, alla Fiorentina in prestito, e non se n&#8217;era pi\u00f9 andato davvero. Torino, Bologna, Brescia, Siena: una carriera italiana fatta di tappe, di adattamenti, di professionalit\u00e0 silenziosa. Al Siena si era messo talmente in mostra da attirare l&#8217;attenzione di Alessio Secco, che nell&#8217;estate del 2008 lo aveva portato alla Juventus con un&#8217;operazione chirurgica: evitare che il Salisburgo, vedendo muoversi i bianconeri, alzasse il prezzo.<\/p>\n<p><strong>QUATTRO ANNI IN BIANCONERO<\/strong><\/p>\n<p>Manninger arriv\u00f2 a Torino per fare il secondo di Gianluigi Buffon. Lo sapeva, lo accettava, lo viveva con una dignit\u00e0 che molti suoi colleghi \u2014 abituati a pretendere titolarit\u00e0 e minuti garantiti \u2014 non avrebbero mai avuto. Ma il calcio, a volte, riscrive i copioni. Buffon si ferm\u00f2 nei primi mesi della stagione 2008-09 per un problema agli adduttori, e improvvisamente il portiere austriaco si trov\u00f2 titolare della Juventus in Serie A e in Champions League. Rispose con grande sicurezza, guadagnandosi la stima di tutto l&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>Tra i momenti indelebili di quella parentesi c&#8217;\u00e8 una notte che i tifosi bianconeri non dimenticheranno: il Bernabeu, novembre 2008, Real Madrid contro Juventus. Una formazione bianconera non esattamente stellare \u2014 Mellberg, Legrottaglie, Chiellini, Molinaro in difesa; Marchionni, Sissoko, Tiago, Nedved a centrocampo; Del Piero e Amauri in attacco \u2014 e lui, Manninger, tra i pali. La Juventus vinse. Del Piero segn\u00f2 una doppietta che fece alzare in piedi anche Maradona sugli spalti. E Manninger non si fece trovare impreparato su niente. La pagella di quella sera recitava: \u00abL&#8217;assenza di Buffon in questa delicatissima parte di stagione non si \u00e8 sentita, una gran bella medaglia da esibire\u00bb.<\/p>\n<p><em>&#8220;L&#8217;assenza di Buffon in questa delicatissima parte di stagione non si \u00e8 sentita, una gran bella medaglia da esibire.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Conte, quando arriv\u00f2 sulla panchina bianconera, lo trov\u00f2 gi\u00e0 l\u00ec e lo volle tenere con convinzione. \u00abLo volevo fin da quando allenavo il Siena\u00bb, disse in conferenza stampa. \u00ab\u00c8 un portiere tecnico e ha grande visione di gioco\u00bb. Era il riconoscimento di un professionista da parte di un allenatore che i professionisti li riconosceva a colpo d&#8217;occhio. Manninger rimase fino al 2012, l&#8217;anno del primo scudetto del ciclo dei nove, conquistato con Antonio Conte in panchina. Lo vinse da secondo, come aveva sempre fatto. Lo vinse da uomo vero.<\/p>\n<p><strong>BUFFON, DEL PIERO E IL VALORE DELL&#8217;ESSERE PRESENTI<\/strong><\/p>\n<p>Con Gianluigi Buffon aveva costruito qualcosa di raro: un&#8217;amicizia autentica tra titolare e riserva, nata nei lunghi allenamenti, nei momenti in cui Manninger cercava di rubare qualcosa dell&#8217;immenso talento del numero uno italiano. Non c&#8217;era gelosia. Non c&#8217;era competizione velata. C&#8217;era rispetto reciproco e stima sincera.<\/p>\n<p>Con Alex Del Piero il legame era nato in modo ancora pi\u00f9 bello: Manninger era sempre disponibile per gli allenamenti balistici di Del Piero a fine seduta. Una scommessa sui rigori, una sulle punizioni \u2014 vinceva quasi sempre Del Piero \u2014 e in quella ritualit\u00e0 si era consolidata un&#8217;amicizia, allungata dalla passione comune per il golf. Cose semplici. Cose reali.<\/p>\n<p>Oggi Buffon ha scritto: \u00abCaro Alex, ogni parola \u00e8 superflua. Ogni lacrima sarebbe solo l&#8217;ennesima per la perdita di un amico e di una persona che ho sempre ammirato. Hai scelto di rimanere indipendente dall&#8217;assuefazione\u00bb. E in quelle parole c&#8217;\u00e8 tutto ci\u00f2 che bisognava sapere su chi fosse Alexander Manninger.<\/p>\n<p><em>&#8220;Hai scelto di rimanere indipendente dall&#8217;assuefazione. \u2014 Gianluigi Buffon&#8221;<\/em><\/p>\n<p><strong>IL RITORNO ALLE RADICI<\/strong><\/p>\n<p>Dopo la Juventus era andato all&#8217;Augsburg, poi al Liverpool \u2014 chiamato personalmente da Klopp, che lo apprezzava da tempo \u2014 nell&#8217;ultima stagione della sua carriera, 2016-17. Non scese mai in campo, ma Klopp lo volle lo stesso. Anche questo racconta qualcosa.<\/p>\n<p>Smessa la divisa, Manninger era tornato a fare ci\u00f2 che faceva prima che il grande calcio lo trovasse: il falegname. Stava costruendo con le sue mani una casa tra le Alpi austriache. Niente Instagram. Niente proclami. Alla Gazzetta dello Sport aveva detto: \u00abIl calcio di oggi \u00e8 solo moda e business. Io invece sono felice nella mia pace e nella semplicit\u00e0. Adesso negli spogliatoi si pensa pi\u00f9 ai capelli e ai post da fare che a lavorare sodo. Ah, come mancano figure come Del Piero, Buffon e compagnia&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Stava andando a pescare, la mattina del 16 aprile, quando la sua auto \u00e8 stata travolta da un treno a un passaggio a livello senza barriere, nei pressi di Salisburgo. Aveva 48 anni. Li avrebbe compiuti il 4 giugno.<\/p>\n<p>\u2014 \u2726 \u2014<\/p>\n<p><strong>LA LETTERA DI CODICE BIANCONERO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Caro Alex,<\/strong><\/p>\n<p>Non ti abbiamo conosciuto di persona. Non eravamo sulle tribune del Bernabeu quella notte di novembre, non abbiamo visto con i nostri occhi le tue mani raccogliere il pallone sotto la pioggia di Madrid. Eppure ti sentiamo vicino, come si sentono vicine le persone che hanno costruito qualcosa senza fare rumore \u2014 e che, proprio per questo, lasciano uno spazio incolmabile quando se ne vanno.<\/p>\n<p>Ti ricordiamo per come hai vissuto il calcio: senza enfasi, senza ostentazione, senza reclamare ci\u00f2 che non ti spettava e senza sottrarsi a ci\u00f2 che ti veniva chiesto. Quattro anni in bianconero da secondo, da professionista, da uomo di squadra. Uno scudetto vinto nell&#8217;ombra, che vale quanto qualsiasi titolo vinto sotto i riflettori \u2014 forse di pi\u00f9, perch\u00e9 porta con s\u00e9 qualcosa che i riflettori non illuminano mai: il carattere.<\/p>\n<p>Ti ricordiamo per la casa che stavi costruendo con le tue mani tra le Alpi. Per la canna da pesca che era con te quella mattina. Per le parole che avevi scelto di usare, quando parlavi del calcio di oggi e di quanto ti mancassero figure come Del Piero e Buffon \u2014 uomini veri, in un mondo che di uomini veri ne produce sempre meno.<\/p>\n<p>Ti ricordiamo perch\u00e9, in un momento in cui siamo tutti pi\u00f9 attenti a riconoscere chi \u00e8 davvero al tuo fianco e chi invece porta solo la maschera dell&#8217;amicizia, la tua storia ci ricorda cosa significa essere genuini. Cosa significa non calcolare. Cosa significa scegliere la sostanza sopra ogni cosa \u2014 anche quando la sostanza non porta visibilit\u00e0, non porta like, non porta follower.<\/p>\n<p>Noi di Codice Bianconero crediamo che il calcio abbia senso solo quando riesce ancora a produrre storie come la tua. Storie di persone che amano davvero, che lavorano davvero, che restano davvero.<\/p>\n<p><strong>Grazie, Alex. Per come hai giocato. Per come hai vissuto. Riposa in pace.<\/strong><\/p>\n<p><em>\u2014 La Redazione di Codice Bianconero<\/em><\/p>\n<\/p>\n<\/div>\n<p><!-- MOLONGUI AUTHORSHIP PLUGIN 5.2.9 --><br \/>\n<!-- https:\/\/www.molongui.com\/wordpress-plugin-post-authors --><\/p>\n<div class=\"m-a-box-content-bottom\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GLI AMICI VERI NON SI ANNUNCIANO C&#8217;\u00e8 un tipo di lealt\u00e0 che non ha bisogno di parole. 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