Cari cartonati,
capiamoci subito: il doppiopesismo è diventato una prassi, non un’eccezione.
Quando nel 2017 venne fuori il caso Juventus-’ndrangheta, Andrea Agnelli fu giustamente travolto da critiche, titoli a nove colonne e indignazione a tempo pieno. La narrazione era chiara: “Agnelli sapeva”, “Agnelli era amico”, “Agnelli era servente”.
Ora, con i riflettori puntati su Javier Zanetti, la sceneggiatura cambia radicalmente. All’improvviso l’ex capitano dell’Inter diventa una povera vittima, un ingenuo finito per sbaglio nel posto sbagliato con le persone sbagliate. Peccato che non sia così.
Una rete di rapporti lunga anni
Le indagini hanno messo nero su bianco rapporti che duravano da anni tra Zanetti e alcuni esponenti legati alla criminalità organizzata. Non parliamo di una stretta di mano fugace o di una foto a una serata benefica: parliamo di chiamate private, scambi di messaggi di auguri, videomessaggi affettuosi inviati a parenti dei mafiosi in occasione di battesimi e compleanni.
In alcune intercettazioni, Zanetti viene persino citato mentre mette in guardia uno degli affiliati su possibili indagini in corso da parte delle forze dell’ordine. Una leggerezza? Una coincidenza? Una distrazione?
Se fosse stato un altro club, l’intera opinione pubblica avrebbe già chiesto la testa del diretto interessato.
Presenze scomode e inaugurazioni discutibili
Ma non è finita qui. Negli atti emergono anche inaugurazioni di eventi pubblici, locali, mostre e persino iniziative giovanili dove Zanetti era ospite d’onore — accanto a figure che definire “poco raccomandabili” è un eufemismo.
Gente con condanne sulle spalle, con parentele pesanti e con rapporti diretti con cosche note della criminalità organizzata. Eppure, nessun filtro, nessuna presa di distanza. Solo sorrisi e selfie, il tutto accompagnato da quella patina di santità mediatica che da sempre protegge chi indossa i colori nerazzurri.
La domanda che non trova risposta
A questo punto la domanda è semplice, quasi banale:
Perché se Agnelli conosceva i mafiosi era un complice, e se lo fa Zanetti è solo una vittima?
Forse è questione di maglia. O forse è semplicemente questione di ipocrisia. Perché in Italia ci si indigna solo a senso unico, a seconda della convenienza del momento.
E allora no, non veniteci a raccontare la favoletta dell’uomo buono circondato da cattivi.
La verità è che certi rapporti non si coltivano per sbaglio, e certe frequentazioni non durano anni se non c’è complicità, o quantomeno convenienza.
Se non riuscite a capirlo, la spiegazione è una sola:
o siete in malafede, o siete stupidi.