Ormai siamo alle comiche. L’Inter, quella che si atteggia a società modello, che viene santificata da stampa e giustizia sportiva ogni tre per due, si ritrova nel bel mezzo di un’indagine pesantissima che tira in ballo nientemeno che la ‘ndrangheta… e la morale della favola qual è? Che l’Inter sarebbe “parte lesa”.
Sì, avete capito bene: parte lesa. Proprio quella società che ha avuto tra i suoi ospiti a San Siro personaggi legati al clan Bellocco, boss della ‘ndrangheta della piana di Gioia Tauro. Proprio quella società che ha visto Javier Zanetti, vicepresidente e simbolo dell’interismo “pulito”, partecipare a eventi organizzati da soggetti come Domenico Scarfò, ritenuto vicino al boss Giuseppe Bellocco.
E qui iniziano le domande serie. Primo: Bellocco era da poco uscito dal carcere. Secondo: non stiamo parlando di un nome qualunque. È sufficiente digitare “Giuseppe Bellocco” su Google o su Wikipedia per scoprire in due secondi chi è e cosa rappresenta. Davvero Zanetti – dirigente di una delle società più blasonate d’Italia – non si è chiesto minimamente con chi avesse a che fare? Davvero nessuno si è preso la briga di fare un minimo di verifica prima di presenziare a un evento pubblico?
Lo stesso si può dire per Ferdico. Non è un nome sconosciuto, anzi: su YouTube ci sono addirittura dei servizi di Sky UK che parlano di lui. Come è possibile che Sky UK lo conosca… ma non lo conosca il vicepresidente dell’Inter che lo vede spesso e ci interagisce pubblicamente? Possibile che nessuno nello staff dirigenziale dell’Inter abbia mai fatto una ricerca, una domanda, un controllo?
E allora viene da chiedersi: ma l’Inter sa a chi ha consegnato le coppe negli anni? Oppure anche lì valgono le solite amnesie comode e il mantra “non ne eravamo al corrente”?
Nel mirino ci sono rapporti tra dirigenti, ex giocatori e ambienti ultrà contaminati. L’inchiesta parla chiaro: la criminalità organizzata calabrese si sarebbe infiltrata nel cuore del tifo nerazzurro, con contatti diretti con alcuni capi ultras e con la società. Ma tranquilli, per i media e la giustizia sportiva: l’Inter non sapeva niente. L’Inter è sempre sorpresa. L’Inter non è mai responsabile.
C’è di tutto: indagini, rapporti opachi, eventi con ospiti “eccellenti” e imbarazzanti, biglietti, favori, strette di mano, foto, contatti. Ma il refrain è sempre lo stesso: l’Inter è parte lesa.
Fosse successo a Torino o altrove, ci sarebbero già titoloni, commissioni parlamentari e penalizzazioni. Ma quando succede a Milano, sponda nerazzurra, la narrazione cambia. L’Inter “non era a conoscenza”, l’Inter “sta collaborando”, l’Inter “è vittima”.
E allora diciamolo chiaramente: in questo calcio italiano a due velocità, certe società sembrano vivere in una bolla di immunità mediatica e giudiziaria. E questo fa ancora più male a chi il calcio lo vive con passione, ma anche con memoria