Inchieste

Como, il sogno europeo è reale. Ma i veri ostacoli sono fuori dal campo

La stagione del Como ha ormai superato la soglia della sorpresa: la squadra lariana sta viaggiando con un passo da grande, e l’ipotesi di una qualificazione alle coppe europee non appartiene più al regno della fantasia. Il campo dice che il Como può giocarsela. I regolamenti UEFA, però, raccontano una storia diversa: per ottenere la licenza necessaria a partecipare alle competizioni internazionali servono requisiti stringenti. E oggi il club si trova davanti a ostacoli che nulla hanno a che vedere con la prestazione sportiva.

Lo stadio: un problema, ma non il più grande

Il Giuseppe Sinigaglia, casa storica del Como, non è ancora pienamente conforme agli standard UEFA. Le criticità sono note e riguardano diversi aspetti: le infrastrutture TV e media necessitano di aggiornamenti, le aree hospitality e i servizi VIP risultano ancora limitati e alcune strutture logistiche e di sicurezza richiedono interventi di adeguamento.

Secondo quanto riportato da gazzetta.it, il club ha già indicato un impianto alternativo: il Friuli di Udine, perfettamente omologato per le competizioni europee. È una scelta prevista e consentita dal regolamento UEFA, come confermato anche dalla documentazione ufficiale della FIGC.

In altre parole, lo stadio non rappresenta un ostacolo insormontabile. La UEFA non richiede che l’impianto sia di proprietà del club, ma semplicemente che sia conforme agli standard richiesti. E da questo punto di vista, il Como è già coperto.

La sostenibilità finanziaria: il vero nodo

Il capitolo più delicato riguarda i conti. L’ultimo bilancio evidenzia una perdita di circa 75 milioni di euro, come riportato da tuttomercatoweb.com. È un dato che pesa enormemente alla luce delle norme UEFA sulla Financial Sustainability.

Il regolamento è chiaro: i costi della rosa – quindi stipendi, cartellini e commissioni agli agenti – non possono superare il 70% dei ricavi reali del club. Ed è qui che emerge il punto cruciale. La ricchezza della proprietà non ha alcun peso nella valutazione UEFA. L’organo europeo non considera la disponibilità economica dei proprietari, ma la capacità del club di sostenersi attraverso le proprie entrate operative.

Per il Como, che può contare su una proprietà solida ma su un fatturato ancora limitato, questo rappresenta l’ostacolo più concreto e complesso da superare.

La regola dei giocatori formati localmente

C’è poi un altro vincolo spesso sottovalutato: la composizione della lista UEFA. Per iscrivere una rosa di 25 giocatori, il regolamento impone che almeno otto siano “locally trained”, e tra questi almeno quattro devono provenire dal vivaio del club.

Si tratta di una norma rigida, che non può essere aggirata nemmeno utilizzando uno stadio alternativo. Se il Como non dovesse soddisfare questi requisiti, la lista UEFA verrebbe automaticamente ridotta, limitando il numero di giocatori schierabili nella competizione. È un dettaglio che può sembrare marginale, ma che incide profondamente sulla competitività di una squadra alla prima esperienza europea.

Conclusione: il sogno è vivo, ma la strada è stretta

Se il Como dovesse conquistare sul campo un posto nelle coppe europee, il club si troverebbe davanti a un bivio chiaro. Da un lato, lo stadio non rappresenterebbe un problema, perché il Friuli di Udine garantisce la conformità necessaria. Dall’altro, i veri ostacoli sarebbero altrove: nella sostenibilità finanziaria, alla luce delle perdite significative, e nel rispetto della quota minima di giocatori formati localmente.

Il Como può sognare l’Europa e ha pieno diritto di farlo. Ma per trasformare quel sogno in realtà servirà un lavoro profondo, strutturale e immediato. Le partite più difficili, paradossalmente, si stanno giocando lontano dal campo.