Nella sua lettera agli azionisti, John Elkann difende il lavoro fatto sulla Juventus, richiama il sostegno garantito nei passaggi più difficili, la ricapitalizzazione da quasi 100 milioni, i cambi nella leadership, il miglioramento dei conti e ribadisce che Exor resta proprietaria del club con pieno impegno verso il suo successo sportivo e finanziario.
Succede spesso nella storia: un capo viene consumato dai suoi difetti fino al punto in cui una comunità smette di vedere tutto il resto. Ci si ferma sugli errori, sui silenzi, sui limiti, sul carattere, sulle scelte impopolari. Si ingigantisce ciò che non convince e si finisce per dare per scontato ciò che, nel frattempo, quel capo continuava a tenere in piedi. Continuità, ordine, peso, protezione, equilibrio. Poi arriva il dopo. Ed è quasi sempre il dopo, più ancora del prima, a spiegare quanto fosse prezioso ciò che si pensava di poter liquidare con leggerezza. Il problema, infatti, non è stabilire se chi c’era fosse perfetto. Quasi mai lo è. Il punto vero è un altro: capire se chi lo contesta abbia davvero in mano qualcosa di migliore.
La storia è piena di passaggi del genere. Nell’Inghilterra del Seicento si abbatté la monarchia, si credette di aver chiuso con un ordine logoro, ma dopo la stagione del Commonwealth si arrivò nel 1660 al ritorno di Carlo II. Non per romanticismo, e neppure per improvvisa venerazione del passato. Molto più semplicemente, perché eliminare un potere è spesso più facile che sostituire ciò che quel potere, pur con tutti i suoi limiti, teneva insieme. Dopo la morte di Cromwell, perfino parte di chi aveva sostenuto il nuovo corso finì per vedere nella restaurazione una via per ritrovare stabilità e ordine.
Lo stesso riflesso, in un altro mondo e con altre proporzioni, si ritrova perfino nella storia di Apple. Steve Jobs fu estromesso nel 1985 perché giudicato divisivo, ingombrante, difficile da gestire. Per un tratto sembrò lui il problema. Poi Apple entrò in una fase critica, lo richiamò tra il 1996 e il 1997, e solo allora diventò chiaro che insieme ai suoi difetti era stata cacciata anche una parte decisiva della visione, dell’identità e della direzione dell’azienda. È una dinamica antica: finché una figura c’è, si vedono soprattutto gli spigoli; quando manca, si capisce il vuoto che lascia.
È dentro questo meccanismo che andrebbe letta anche la lettera agli azionisti di John Elkann. Perché una parte del tifo juventino sembra ormai affrontare ogni sua parola con la sentenza già scritta: se parla poco, manca di amore; se pesa le frasi, manca di appartenenza; se non si abbandona alla retorica, allora non sente davvero la Juventus. Eppure, nella lettera, Elkann non descrive affatto un proprietario distante o disinteressato. Ricorda invece che Exor ha sostenuto il club in una fase difficile, che i ricavi sono saliti a 530 milioni e la perdita scesa a 58, e soprattutto ribadisce un concetto che dovrebbe bastare da solo a fermare molte letture pregiudiziali: Exor resta un orgoglioso proprietario del club, pienamente impegnata nel suo successo sportivo e finanziario. Non dalla caccia compulsiva al difetto, ma da questo bisogna partire per leggere ciò che Elkann ha scritto davvero.
1. Il periodo difficile
«La Juventus ha attraversato un periodo difficile negli ultimi anni, segnato da pressioni interne ed esterne che inevitabilmente hanno influenzato le prestazioni. Ci siamo assunti la responsabilità laddove necessario, abbiamo sostenuto con fermezza il club e lavorato a stretto contatto con la sua dirigenza per ristabilire la stabilità e riportare la Juventus su un percorso costruttivo dopo la risoluzione delle questioni legali e regolamentari.»
Qui c’è già il primo equivoco da smontare. Per molti tifosi il “periodo difficile” non comincia con il caso plusvalenze, ma molto prima, quasi nel 2006, quando ha iniziato a prendere corpo una narrazione tossica: Elkann come figura distante, fredda, a volte perfino dipinta come ostile agli interessi della Juventus o del ramo più sportivo della famiglia. È un racconto che funziona bene al bar, molto meno quando lo si mette davanti ai fatti. Perché se davvero ci fosse stata una volontà di sabotare la Juventus, bisognerebbe spiegare per quale ragione Exor avrebbe continuato a investirci tempo, capitale, reputazione e attenzione manageriale in tutti questi anni, pur sapendo che la Juventus, da sola, non è certo l’asset che sposta gli equilibri economici dell’intera holding.
Elkann nella lettera non gira attorno al problema: scrive che la Juventus ha attraversato un periodo difficile segnato da pressioni interne ed esterne che hanno inevitabilmente influenzato le prestazioni, e che Exor si è assunta le responsabilità laddove necessario, sostenendo con fermezza il club e lavorando a stretto contatto con la sua dirigenza per ristabilire la stabilità dopo la risoluzione delle questioni legali e regolamentari. Si possono contestare errori, scelte, tempi, silenzi. Ma trasformare tutto questo in una teoria del tradimento non regge. Non regge sul piano logico, e non regge nemmeno su quello industriale. La verità è più semplice: Elkann ha avuto un modo diverso, più sobrio, più chiuso, meno viscerale di vivere e comunicare la Juventus. E molti questo stile non gliel’hanno mai perdonato.
2. L’aumento di capitale
«Il 2025 è stato un anno dedicato alla costruzione delle basi per prestazioni sostenibili, sia in campo che fuori. Abbiamo supportato il club con il nostro contributo proporzionale a un aumento di capitale di quasi 100 milioni di euro e abbiamo appoggiato importanti cambiamenti nella sua dirigenza.»
Questo è il punto che pesa più di tante discussioni. Perché i soldi, nel calcio come nelle aziende, hanno una qualità preziosa: non mentono. L’aumento di capitale da quasi 100 milioni richiamato da Elkann non è un gesto simbolico, è una presa di posizione concreta. E non arriva nel vuoto. Negli ultimi anni la Juventus ha già fatto ricorso a maxi aumenti di capitale da 300 milioni nel 2019, 400 milioni nel 2021 e 200 milioni nel 2024; nel novembre 2025 si è aggiunto un ulteriore aumento da 97,8 milioni. Siamo, di fatto, nell’ordine di quasi un miliardo complessivo di rafforzamenti patrimoniali in sei anni.
Nella lettera Elkann ricorda che il 2025 è stato un anno dedicato a gettare le basi per prestazioni sostenibili sia in campo che fuori, e che Exor ha sostenuto il club con il proprio contributo proporzionale a un aumento di capitale di quasi 100 milioni di euro, appoggiando anche importanti cambiamenti nella sua dirigenza. Questa è la risposta più seria a chi continua a raccontare un proprietario assente. Elkann non è il proprietario che va in televisione a battere i pugni o a fare il tifoso professionista. Non è nel suo stile, e non è mai stato lo stile della famiglia Agnelli. Il loro registro è sempre stato diverso: più composto, più istituzionale, più persino aristocratico nel modo di stare sulla scena. Lo si può trovare distante, certo. Ma confondere la sobrietà con il disamore è un errore grossolano.
3. I risultati finanziari
«Nel 2025 i ricavi della Juventus sono aumentati del 34% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 530 milioni di euro, trainati principalmente dal ritorno della prima squadra maschile in UEFA Champions League. Di conseguenza, la perdita del club è diminuita del 71% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 58 milioni di euro, con la società che prosegue il suo percorso verso la sostenibilità finanziaria.»
Qui la lettera dice una cosa netta: la Juventus non sta galleggiando, sta provando a ricostruirsi. I ricavi sono aumentati del 34% su base annua, raggiungendo 530 milioni di euro, trainati principalmente dal ritorno nella UEFA Champions League. La perdita del club è diminuita del 71% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 58 milioni di euro, mentre la società continua il suo percorso verso la sostenibilità finanziaria. Non è un dettaglio tecnico da lasciare ai bilanci. È la prova che dietro la Juventus esiste ancora una progettualità, una volontà di riportarla in alto senza continuare a vivere di strappi, emergenze e rincorse.
Certo, in mezzo ci sono stati errori. Errori interni, scelte sbagliate, e anche attacchi esterni che hanno inciso in modo pesante. Ma proprio per questo questi numeri valgono doppio: perché raccontano una società che, pur colpita e ferita, sta cercando di rimettersi in piedi. E allora bisogna dirlo con chiarezza: la narrazione di chi dipinge tutto come abbandono, disinteresse o resa finisce per fare il gioco di chi la Juventus la vorrebbe davvero a terra.
4. I nuovi accordi commerciali
«Nel corso dell’anno, il club ha rinnovato la partnership con Adidas fino alla stagione 2036/37 per un valore totale di 408 milioni di euro e ha esteso l’accordo di sponsorizzazione frontale con Jeep fino a giugno 2028 per 69 milioni di euro.»
Anche questo passaggio merita di essere letto bene, perché non ha nulla di scontato. Nel corso dell’anno il club ha rinnovato la partnership con Adidas fino alla stagione 2036/37 per un valore complessivo di 408 milioni di euro e ha esteso l’accordo di sponsorizzazione frontale con Jeep fino a giugno 2028 per 69 milioni di euro. Rinnovare contratti di questa portata non è la normalità di un club appena uscito da anni neri, esclusioni, penalizzazioni, processi mediatici e macchie reputazionali. I grandi partner non firmano assegni lunghi per sport. Lo fanno se vedono ancora peso del marchio, credibilità industriale, prospettiva.
Tradotto: il mercato, al netto del rumore, continua a riconoscere nella Juventus un brand forte e ancora centrale. E questo risultato non nasce per inerzia. Nasce perché, nonostante tutto, qualcuno ha continuato a lavorare per tenere in piedi il valore del club, quando sarebbe stato molto più facile limitarsi a gestire il danno.
5. La squadra femminile
«Sul fronte sportivo, la squadra femminile ha disputato una stagione eccezionale, conquistando la doppietta nazionale, vincendo la Serie A e la Coppa Italia. Nel gennaio 2026, la Juventus Women ha anche vinto la Supercoppa italiana.»
La Juventus Women non è una nota a margine. È uno dei segni più evidenti della progettualità bianconera degli ultimi anni. La lettera la richiama perché lì c’è un pezzo vero di identità costruita: la squadra femminile ha disputato una stagione straordinaria, conquistando il double nazionale come campione di Serie A Femminile e vincitrice della Coppa Italia Femminile, e nel gennaio 2026 ha aggiunto anche la Supercoppa Italiana Femminile. Non è un episodio, è la conferma di un lavoro serio.
In Italia, nel calcio femminile, la Juventus resta un punto di riferimento, un fiore all’occhiello che andrebbe riconosciuto con più onestà anche da chi oggi vede solo il negativo. Perché un club si giudica anche dalla capacità di seminare in aree che altri, per anni, hanno trattato come secondarie. E su questo fronte la Juventus è arrivata prima, meglio, con più visione.
6. Spalletti e la squadra maschile
«Anche la squadra maschile ha iniziato a mostrare progressi dopo la nomina di Luciano Spalletti come allenatore a ottobre. Spalletti ha portato nuova energia nello spogliatoio, restituendo fame e determinazione a vincere.»
Quando Elkann si ferma su Spalletti, non sta lanciando un nome a caso. Sta dicendo che la Juventus ha individuato una figura su cui puntare davvero per rimettere in ordine il lato più delicato di tutti: la fame, l’identità, la tensione competitiva. Nella lettera scrive che la squadra maschile ha iniziato a mostrare progressi dopo la nomina di Luciano Spalletti come allenatore nell’ottobre scorso, e che Spalletti ha portato nuova energia nello spogliatoio, ristabilendo la fame e la determinazione per vincere.
Sono parole che raccontano un investimento non solo tecnico, ma quasi esistenziale sul progetto. Non si è scelto un traghettatore, si è scelto un uomo a cui affidare la ricostruzione. Poi il campo dirà quanto sarà lungo o accidentato il percorso. Ma il messaggio politico della proprietà è chiaro: la Juventus non si sta limitando a sopravvivere, sta cercando una guida per tornare grande.
7. Il rinnovo di Yildiz
«All’inizio del 2026, la Juventus ha prolungato il contratto del talento di nuova generazione Kenan Yildiz fino al 2030, riaffermando il nostro impegno nello sviluppo e nella fidelizzazione dei più promettenti talenti del club. Questo approccio riflette la nostra incrollabile fiducia nella Juventus.»
Blindare Yildiz fino al 2030 non significa soltanto trattenere un talento. Significa dire che il futuro della Juventus non si costruisce rincorrendo sempre l’emergenza, ma proteggendo ciò che può diventare identità. Nella lettera Elkann lo inquadra esplicitamente come riaffermazione dell’impegno nello sviluppo e nella fidelizzazione dei giovani più promettenti del club, e come riflesso dell’incrollabile fiducia nella Juventus.
E Yildiz, agli occhi di molti juventini, non è solo un ragazzo forte tecnicamente. È uno di quelli in cui si intravede qualcosa di più: personalità, fame, senso della maglia, un modo di stare in campo che richiama certe figure del passato non solo per qualità, ma per mentalità. Questo, alla Juventus, conta. Ha sempre contato. Per questo il suo rinnovo vale come un gesto tecnico e insieme simbolico. È una scelta di visione, non di giornata.
8. La dichiarazione di fedeltà e la citazione di Sivori
«Exor rimane un orgoglioso proprietario del club, continuando un rapporto che dura da oltre un secolo grazie alla mia famiglia. Rimaniamo pienamente impegnati a sostenere il successo sportivo e finanziario della Juventus e crediamo che ci sia un futuro brillante davanti a noi. Come disse il leggendario Omar Sivori: “Qui bisogna sempre lottare e quando sembra che tutto sia perduto, bisogna continuare a crederci, la Juve non molla mai.”»
Alla fine, il cuore della lettera è tutto qui. Elkann scrive che Exor rimane un orgoglioso proprietario del club, continuando una relazione che attraverso la famiglia Agnelli dura da oltre un secolo, e che la holding resta pienamente impegnata a sostenere il successo sportivo e finanziario della Juventus. Poi arriva Sivori. E non è un dettaglio ornamentale. È la scelta di chiudere non con il lessico della finanza, ma con una frase che appartiene al midollo bianconero: “Qui bisogna sempre lottare e quando sembra che tutto sia perduto, continuare a crederci: la Juve non si arrende mai.”
Anche per questo le accuse di freddezza totale, di assenza di appartenenza, di mancanza d’amore, a un certo punto diventano più ideologiche che reali. Elkann quel legame lo ha rivendicato più volte. Lo fa con il suo stile, certo. Non con l’enfasi da curva, non con il petto in fuori, non con la recita del tifoso perfetto. Ma il fatto che non lo faccia nel modo che una parte del tifo pretende, non significa che quel legame non esista. Significa soltanto che parla una lingua diversa.
Chiusura
E allora il punto finale forse è proprio questo: bisogna stare attenti a ciò che si desidera. Perché basta guardarsi attorno per capire che nel calcio di oggi molte proprietà rispondono soprattutto a logiche finanziarie, a fondi, veicoli, passaggi di mano, convenienze che possono cambiare nel tempo. La Juventus, invece, conserva ancora una continuità proprietaria più che secolare, sempre più rara nel calcio europeo. Non è una garanzia di infallibilità, e nessuno serio dovrebbe sostenerlo. Ma è una storia, un’identità, una memoria lunga, una responsabilità che altri club semplicemente non hanno o non hanno più. Ecco perché criticare è legittimo, anzi doveroso quando serve. Dimenticare ciò che abbiamo, però, sarebbe un errore. Perché prima ancora dei singoli uomini, la Juventus è una linea che continua. E di quella linea, con tutti i suoi limiti, John Elkann oggi è il custode. Questo, che piaccia o no, andrebbe almeno riconosciuto.
Fonti
1. Goal.com — La lettera di Elkann agli azionisti Exor: fiducia totale nella Juventus
https://www.goal.com/it/liste/la-lettera-di-elkann-agli-azionisti-exor-fiducia-totale-nella-juventus-investimenti-crescita-economica-e-giovani-per-un-futuro-brillante/bltca8c278085397f43
2. Il Fatto Quotidiano — Elkann vende Gedi ma si tiene la Juventus
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/24/elkann-exor-juventus-proprietario-futuro-brillante-lettera/8334525/
3. Eurosport — Elkann promette agli azionisti di Exor: vogliamo rendere la Ferrari più forte
https://www.eurosport.it/formula-1/elkann-promette-agli-azionisti-di-exor-vogliamo-rendere-la-ferrari-piu-forte_sto23284029/story.shtml
4. Tuttosport — Elkann, infinito Juve: futuro brillante, Spalletti e Sivori
https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2026/03/24-147520982/elkann_infinito_juve_futuro_brillante_negli_ultimi_anni_varie_pressioni_spalletti_e_sivori
5. Sky Sport — Elkann rassicura la Juve: fiducia incrollabile
https://sport.sky.it/calcio/serie-a/2026/03/23/john-elkann-juventus-lettera-exor
6. Open Online — Ceduta Gedi, Elkann pensa ad altro: liquidità per un nuovo significativo investimento
https://www.open.online/2026/03/23/exor-elkann-azionisti-investimento/
7. Antonio Scaduto — La lettera di John Elkann agli azionisti Exor
https://www.antonioscaduto.com/la-lettera-di-john-elkann-agli-azionisti-exor-pienamente-impegnati-a-sostenere-il-successo-sportivo-e-finanziario-della-juventus/
8. Wikiquote — Omar Sivori, citazioni
https://it.wikiquote.org/wiki/Omar_S%C3%ADvori