Di fronte alle vicende che hanno scosso l’Inter e i suoi azionisti negli ultimi anni, si staglia una verità inquietante: la mancata trasparenza e la gestione finanziaria spregiudicata hanno minato alla base uno dei club più vincenti del calcio italiano. La storia del fallimento del gruppo Suning, il ruolo ambiguo di LionRock e l’intervento salvifico (ma tutt’altro che disinteressato) del fondo americano Oaktree compongono un mosaico che va ben oltre il semplice campo sportivo. Ecco una ricostruzione dettagliata e documentata.
IL COLLASSO DI SUNING E LE PRIME AVVISAGLIE (2012–2020)
Il 7 febbraio 2025 segna una data storica e drammatica per la finanza cinese e il calcio europeo: la famiglia Zhang, a capo del colosso Suning, dichiara ufficialmente fallimento. Un crollo finanziario che riecheggia da Nanchino a Wall Street, passando per Milano e le stanze dei bottoni dell’Inter. La bancarotta coinvolge direttamente la Suning Holdings Group, holding che ha detenuto per anni il controllo del club nerazzurro.
Ma le prime crepe erano evidenti già da anni: nel 2020, un’accurata due diligence finanziaria aveva fatto emergere segnali d’allarme nei bilanci nerazzurri. Lo aveva denunciato un analista a Report, trasmissione che per prima ha messo in discussione la solidità economica dell’Inter. Si parlava già allora di imprenditori impossibilitati a viaggiare, passaporti ritirati dal governo cinese, immobilismo e segnali inequivocabili di crisi.
INVESTIMENTI A PERDITA E L’ACQUISTO DELL’INTER
Tra il 2012 e il 2020, Suning investe oltre 10 miliardi di euro in operazioni finanziarie rivelatesi fallimentari. Tra queste, l’acquisto dell’Inter, avvenuto nel 2016, rappresenta una delle operazioni più emblematiche. Il gruppo cinese cerca di conquistare l’Europa calcistica ma si scontra con un sistema di regole finanziarie e con la pandemia, che acuisce i problemi di liquidità.
La narrazione ufficiale dell’epoca viene sostenuta anche da campagne coordinate sui social: profili anonimi, siti vicini al club, e una gestione dell’informazione che accusa i critici di complottismo. Ma la realtà era diversa: Suning non era più in grado di sostenere i costi dell’Inter.
L’ENTRATA DI LIONROCK (2019–2021): UN PATTO D’ACCIAIO
Nel 2019 entra in scena LionRock Capital, un fondo di private equity di Hong Kong che acquisisce il 31,05% dell’Inter. Il presidente Daniel Kard-Sung promette di vendere “il calcio italiano in Cina”. Ma dietro l’operazione, c’è un patto ferreo con Zhang: LionRock deve ottenere un rendimento annuale del 12% sull’investimento, pena il diritto automatico di rilevare il 100% del club.
Secondo Tom Pitts, numero due del fondo, nel 2021 l’Inter è tecnicamente in default. I costi esplodono, le sponsorizzazioni non vengono più pagate, i giocatori non ricevono gli stipendi. Il club è sull’orlo del fallimento, ma LionRock decide di non esercitare l’opzione di acquisizione totale e cerca un partner per uscire dall’investimento.
IL SALVATAGGIO DI OAKTREE (MAGGIO 2021)
La risposta arriva dagli Stati Uniti: Oaktree Capital Management, fondo americano, entra in scena nel maggio 2021 con un prestito da 271 milioni di euro, parte dei quali destinati a liquidare LionRock. Il prestito, garantito dalle azioni dell’Inter, prevede interessi elevati e scadenze rigide. È un salvataggio, ma non un regalo: il fondo prende il controllo economico del club.
Il passaggio delle quote avviene nel 2021, ma la comunicazione ufficiale dell’uscita di LionRock avviene solo nel 2024, una mancanza di trasparenza grave, soprattutto verso FIGC e UEFA. Anche Luca Nigodemi, ex presidente del collegio sindacale dell’Inter, redige un documento promozionale per eventuali acquirenti, pur non essendo formalmente incaricato.
UN BILANCIO IN ROSSO: 2021–2024
Il 2021 è l’annus horribilis: perdita di 245 milioni di euro, 827 milioni di debiti, a fronte di 364 milioni di ricavi. Lo squilibrio patrimoniale è evidente. L’Inter vince lo scudetto nel 2021, ma con un bilancio da incubo. Lo stesso Tom Pitts ammette che “il club era tecnicamente fallito”.
Nel 2024, l’Inter dichiara un utile di 8 milioni, ma solo grazie a 65 milioni di plusvalenze da cessioni di calciatori. Il patrimonio netto è ancora negativo: 100 milioni sotto zero, con debiti per 734 milioni e ricavi per 473. Una situazione che non può definirsi risanata.
IL DEFAULT E IL PASSAGGIO DI PROPRIETÀ (MAGGIO 2024)
A maggio 2024, gli Zhang non onorano il debito con Oaktree, pari a 395 milioni di euro tra interessi e capitale. Di conseguenza, il fondo americano escute il pegno e diventa proprietario del club. Il comunicato ufficiale arriva il 22 maggio 2024, chiudendo il ciclo di gestione Zhang iniziato nel 2016.
Oaktree garantisce la continuità operativa e il pagamento di stipendi e fornitori, ma esclude la volontà di vendere l’Inter nell’immediato. Intanto, il club è monitorato dalla UEFA per rispetto del Fair Play Finanziario.
UN SISTEMA CHE NON REGGE PIÙ: IL GRIDO D’ALLARME
Il caso Inter non è isolato. Claudio Lotito, presidente della Lazio e senatore, denuncia pubblicamente:
“Ci sono società con 700 milioni di debiti che vincono i campionati. Questo non è normale”.
La critica è politica, ma anche sistemica: il calcio italiano è drogato dal debito, facilitato da leggi come il “Salva Calcio” del governo Meloni (dicembre 2022), che ha permesso di spalmare 889 milioni di debito fiscale in 60 rate. Ma queste misure posticipano i problemi, non li risolvono.
CONCLUSIONI: LUSSO A DEBITO E OPACITÀ SISTEMICA
Il caso Inter è lo specchio di un sistema squilibrato, opaco e fragile, dove vincono le società che spendono più di quanto incassano, e dove la trasparenza è l’eccezione, non la regola.
Dalla bancarotta Suning al default finanziario dell’Inter, dalla mancanza di comunicazioni alla FIGC al mistero dei documenti pre-Champions, emerge un quadro inquietante: il calcio italiano ha bisogno urgente di regole chiare, enforcement rigoroso e gestione imprenditoriale reale.
Nel frattempo, il club nerazzurro, pur tra mille difficoltà, continua a vincere. Ma a quale prezzo? E soprattutto: chi paga davvero questo lusso a debito?
Fine.
Per ulteriori dettagli, si rimanda alle inchieste di Report, alle dichiarazioni di Tom Pitts e agli atti ufficiali di FIGC e Oaktree Capital Management.