Finanza

Ardoino, calma con le sparate: la Juve non è un bancomat (e nemmeno un token)

Paolo Ardoino, CTO di Tether (sì, quelli delle stablecoin) e da poco anche azionista della Juventus con un investimento che dovrebbe rappresentare circa il 10% del capitale, ha deciso di aprire bocca. Ancora. E come sempre, ha messo zizzania.
Ha lasciato intendere che lui voleva “mettere i soldi” nella Juve ma non gliel’hanno permesso. Sembra quasi che stia dicendo: “Io volevo cacciare il grano, ma me l’hanno impedito”.
Fermiamoci un attimo. Perché qui non siamo al bar dello sport, e soprattutto la Juve non è una S.r.l. di famiglia.

⚖ 1. La Juve è una società quotata, mica una pizzeria in società con gli amici

Caro Ardoino, quando compri azioni di una società quotata in Borsa – come la Juventus, che sta su Borsa Italiana – non è che puoi entrare col portafoglio in mano e dire: “Quanto volete? Ve lo metto io!”.
Ci sono regole da rispettare. E non lo dice la Juve: lo dice il Testo Unico della Finanza (TUF), lo dice CONSOB, e lo dice il regolamento interno della società stessa.
Qualsiasi apporto di capitale, che sia un aumento di capitale o una sponsorizzazione, deve passare da un processo formale, deliberato dal CdA e comunicato in modo trasparente al mercato.
Qui nessuno “salta la fila”.

🧾 2. Gli aumenti di capitale non sono alla carta: ci sono regole ben precise

La Juventus ha annunciato un possibile aumento di capitale compreso tra 15 e 110 milioni. Un range ampio, sì, ma questo significa che è ancora in fase di definizione.
Nel frattempo, chi è già socio – come Tether – ha diritto a partecipare in proporzione alla propria quota (diritto d’opzione).
Esempio: se Tether ha il 10%, potrà sottoscrivere fino al 10% delle nuove azioni, quando e se verranno emesse.
Ma non può “buttare più soldi” o “anticipare l’aumento” fuori da questo schema. A meno che il CdA non abbia deciso di fare un aumento riservato, cioè destinato solo ad alcuni soggetti, e in quel caso servono motivazioni strategiche ben documentate.

🚫 3. Perché Tether sarebbe stata esclusa (ammesso che sia vero)?

Qui ci sono vari scenari possibili:
• 🔹 L’aumento non è ancora aperto, quindi Ardoino sta solo correndo troppo.
• 🔹 L’aumento è riservato a certi investitori, magari per motivi strategici (succede, ma è delicato, specie in una società quotata).
• 🔹 Oppure – diciamolo chiaramente – c’è un problema di reputazione. Tether è da anni al centro di discussioni, critiche e indagini su come siano garantiti i suoi fondi e sulla sua trasparenza. È lecito che un CdA si prenda tempo prima di aprire a certi soggetti.

💸 4. “Io volevo aiutare la Juve”. Eh, grazie… ma ci sono i modi giusti per farlo

Ardoino sembra voler passare per benefattore. Ma la Juve non è in grado di accettare “aiuti” fuori da un quadro normato. Nessuno può mandare un bonifico da 50 milioni “per amore della maglia”.
I soldi, quando servono, si prendono seguendo le procedure societarie, a tutela di tutti gli azionisti e del mercato.

🎽 5. Vuoi davvero aiutare? C’è la sponsorizzazione. Ma anche lì non si improvvisa

Se Tether vuole sostenere la Juve, c’è un’altra via: fare da sponsor.
Sponsorizzazioni come “main sponsor” o “back sponsor” (maglia, training kit, eventi, partnership digitali, ecc.) sono una forma legittima di apporto economico.
Però:
• 💰 Devono avere valore congruo rispetto al mercato (CONSOB e UEFA non vogliono che si “mascherino” aumenti di capitale sotto forma di sponsorizzazioni sovrastimate).
• 🧾 Vanno registrate a bilancio, approvate dal CdA, e sottoposte a controlli interni e – se necessario – a parere degli organi di vigilanza.
• 🏦 E se c’è un socio di riferimento dietro lo sponsor (come nel caso Tether), occhio ai conflitti di interesse.

⚠️ Sponsorizzazione e requisiti normativi

In Italia, le società che operano nel settore finanziario, come quelle legate alle criptovalute, devono rispettare normative specifiche per poter intraprendere attività di sponsorizzazione, specialmente con entità di rilievo come club calcistici. Tether, essendo una società emittente di stablecoin, potrebbe necessitare di ottenere autorizzazioni regolamentari per sponsorizzare ufficialmente la Juventus.

Attualmente, non ci sono indicazioni pubbliche che Tether abbia ottenuto tali licenze o che stia perseguendo attivamente questa strada. In un’intervista, Paolo Ardoino ha dichiarato:

«Non lo escludo, ma in questo momento non conosciamo i termini di un eventuale contratto di sponsorizzazione» .Tuttomercato Web+3Corriere Torino+3OA Calcio+3

Questa affermazione suggerisce che, al momento, non esiste un accordo di sponsorizzazione formale tra Tether e la Juventus, probabilmente anche a causa delle complessità regolamentari coinvolte.

🏦 Opzioni alternative: acquisizione di una banca o partnership con entità autorizzate

Per superare queste limitazioni, Tether potrebbe considerare:

  • Acquisizione di un istituto finanziario autorizzato: Questo permetterebbe a Tether di operare legalmente nel settore finanziario italiano e, di conseguenza, di sponsorizzare la Juventus.
  • Collaborazione con una banca o un’entità autorizzata: Attraverso partnership strategiche, Tether potrebbe aggirare le restrizioni dirette, pur mantenendo un ruolo significativo nel supporto al club.Tuttomercato Web

Tuttavia, entrambe le opzioni comportano sfide significative, sia in termini di costi che di tempi, oltre a richiedere l’approvazione delle autorità di regolamentazione italiane.

🔚 Ardoino, meno tweet e più pazienza

La verità è che Ardoino, con queste continue dichiarazioni, non aiuta l’ambiente Juve.
Il momento è delicato, si stanno ricostruendo squadra e governance, e ogni uscita pubblica fuori tempo genera solo nervosismo.
Nessuno ti ha detto di no a prescindere, Paolo. Ma se vuoi “mettere i soldi”, fallo come si fa in una società seria e quotata, non come se fossi al tavolo del Fantacalcio.