Nel gennaio 2019, la società LionRock Capital, con sede dichiarata a Hong Kong, acquisì il 31,05% delle quote dell’Inter da Erick Thohir, uscendo così di scena dalla compagine societaria nerazzurra. L’operazione fu annunciata come l’ingresso di un nuovo investitore internazionale, ma negli anni successivi — e in particolare con l’approfondimento condotto dalla trasmissione Report su Rai 3 (puntata del 20 maggio 2025, a cura di Sigfrido Ranucci e Luca Chianca) — sono emersi dubbi sostanziali sull’autenticità e indipendenza di questo investimento.
Il nodo: Suning avrebbe finanziato l’operazione
Secondo quanto riportato da Calcio e Finanza, l’operazione di acquisto da parte di LionRock fu in larga parte finanziata direttamente da Suning, l’allora proprietaria di maggioranza dell’Inter. Dei 166 milioni di euro necessari per acquistare la quota da Thohir, ben 133 milioni sarebbero stati prestati a LionRock da Suning Sports International e da Great Horizon S.à r.l., una società di diritto lussemburghese controllata dallo stesso gruppo cinese. (Fonte: Calcio e Finanza, 2024)
La scatola cinese: Cayman, Lussemburgo e Hong Kong
Report ha ricostruito la struttura societaria opaca dietro LionRock. Il fondo, almeno formalmente con base a Hong Kong, agiva tramite entità registrate in paradisi fiscali, in particolare le Isole Cayman, privi di obblighi di trasparenza contabile e identificazione dei titolari effettivi. La International Sports Capital S.p.A., veicolo che controlla il 31% dell’Inter, è di fatto una scatola vuota controllata da un’entità delle Cayman, il cui proprietario reale è ignoto.
Nel servizio Rai, l’avvocato penalista Antonio Bellavia, esperto in diritto penale dell’economia, ha spiegato:
“Le società registrate in giurisdizioni offshore come le Isole Cayman non hanno né capitale né contabilità consultabile. È impossibile stabilire chi sia il vero proprietario.”
([Fonte: Report, Rai 3, 20 maggio 2025 — ripresa su Tuttosport])
Il contratto put/call: LionRock non era mai davvero indipendente?
A rafforzare il sospetto che LionRock fosse un “veicolo interno” di Suning piuttosto che un vero soggetto terzo, ci sono ulteriori elementi riportati dal Corriere dello Sport:
tra LionRock e Suning era in vigore un accordo put/call, cioè un’opzione che permetteva a LionRock di rivendere la propria quota a Suning, e viceversa. Un contratto di questo tipo indica che la presenza di LionRock non fosse altro che temporanea e controllata, in pieno stile shadow finance. (Fonte: Corriere dello Sport, 26 gennaio 2024)
Conclusione
Quella che doveva essere un’operazione di apertura internazionale per il club si è rivelata, secondo le fonti citate, un ingegnoso travestimento finanziario, volto a far apparire un ingresso di capitale esterno dove invece c’era solo un rimescolamento interno tra soggetti legati a Suning.
Il 31% dell’Inter, formalmente di LionRock, potrebbe essere stato solo un prestanome, con denaro, contratti e garanzie riconducibili direttamente alla proprietà cinese. Il tutto in un contesto in cui FIGC, UEFA e Consob non hanno mai chiesto chiarimenti.