Finanza

Juventus e Fair Play Finanziario: verità, propaganda e un po’ di conti

Ogni estate, puntuale come l’afa, torna la solita litania: “La Juventus è fuori dai parametri UEFA, ha 400 milioni di perdite, dovrà vendere mezza squadra, è finita.”
A scriverlo sono sempre gli stessi, quelli che non vedono l’ora di mettere il club bianconero alla gogna. Ma se si va oltre le sparate da social, la realtà è un po’ diversa. E molto più complessa.

I numeri veri, non quelli da bar

Partiamo dai bilanci. La Juventus ha chiuso il 2022/23 con una perdita di circa 124 milioni, il 2023/24 con un buco più pesante (quasi 200 milioni), ma il primo semestre del 2024/25 ha mostrato un utile. Se il trend viene confermato, il bilancio 2025 potrebbe chiudersi con una perdita contenuta, intorno ai 70–80 milioni.
Totale stimato del triennio: circa −300 milioni. Tanti, sì. Ma non i −400 milioni urlati da chi fa polemica per mestiere.

La differenza tra chi può e chi deve vendere

La Juventus ha una proprietà solida: Exor, la holding della famiglia Agnelli, è tra le più forti d’Europa. Ha già messo 700 milioni nel club negli ultimi anni e può coprire le perdite, come previsto dalle regole UEFA.
Altri club, come l’Inter, hanno debiti simili o superiori, ma con proprietà instabili o speculative. Eppure nessuno grida al disastro. Perché? Perché la narrazione cambia in base alla maglia.

La UEFA non è un tribunale, ma un interlocutore

Il Fair Play Finanziario non è una ghigliottina. È un sistema che impone limiti, ma prevede anche accordi, piani di rientro, dialogo.
La Juve potrebbe firmare un nuovo Settlement Agreement, come hanno fatto Chelsea, Barcellona, Aston Villa. Non sarebbe una condanna, ma un percorso. E con una proprietà forte alle spalle, è un percorso fattibile.

Conclusione: meno tifo, più fatti

La Juventus ha sbagliato, ha speso troppo, ha gestito male alcune fasi. Nessuno lo nega. Ma da qui a dipingerla come un club fallito ce ne passa.
Chi scrive di calcio dovrebbe informare, non tifare. E chi legge dovrebbe pretendere numeri, non slogan.