Il 13 aprile 2026, si è svolta l’assemblea della Lega di serie A che ha scelto Giovanni Malagó come candidato presidente FIGC per le prossime elezioni federali del 22 giugno.
Al plebiscito (19 club su 20) manca la Lazio di Claudio Lotito, senatore di Forza Italia, che continua a chiedere a gran voce riforme strutturali.
Il concorrente è un volto noto: Giancarlo Abete, presidente della LND.
La posizione del Governo
In questa fase di vuoto di risultati, oltre a Lotito, si muove anche il senatore Paolo Marcheschi, responsabile nazionale sport di FDI.
Le Sue parole confermano la preferenza da parte della maggioranza, già espressa dal Ministro dello Sport Andrea Abodi, di arrivare alla soluzione del commissario per fare le riforme, ipotesi – al momento – non praticabile dal punto di vista delle norme.
Non è consentito per la politica entrare nella gestione di una federazione, ma appare chiaro che il tema rapporto Governo/FIGC assumerà la priorità assoluta. Non si potrà esimere qualunque presidente verrà eletto.
Le parole del senatore Marcheschi: “Prendiamo atto che la Lega Serie A ha indicato un proprio candidato alla guida della FIGC, nella figura di Giovanni Malagò, dirigente autorevole sul quale non intendiamo esprimere valutazioni. Resta però un dato di fatto che non può più essere ignorato: il Presidente della Federazione, eletto dalle stesse componenti che compongono il sistema, non è mai stato nelle condizioni di realizzare riforme che andassero contro il volere di chi lo ha eletto. Questo non è un problema di nomi. È un problema di sistema. Un sistema in cui le stesse componenti chiamate a votare sono anche quelle chiamate a essere riformate è, per sua natura, un sistema che tende a conservarsi. E infatti, negli anni, le riforme strutturali necessarie sono rimaste ferme, rinviate o svuotate. Nel frattempo, la crisi del calcio italiano si è aggravata: squilibri economici, perdita di competitività, modelli non sostenibili, esclusione plurima della Nazionale Italiana dai Mondiali. Tutti elementi noti, ma mai affrontati con strumenti adeguati”.
Prosegue il senatore…
Ci sarà una audizione “chiamata a verificare” prosegue Marcheschi, in qualità di relatore, “quali interventi siano necessari, dal punto di vista del Governo e del Parlamento, per affrontare la grave crisi del calcio italiano. È il momento di dirlo con chiarezza: così com’è, questo sistema non funziona. E senza una revisione profonda della governance e dei poteri, il rischio è di continuare a cambiare i nomi senza mai cambiare davvero le cose. Il calcio italiano ha bisogno di riforme vere. E le riforme vere richiedono il coraggio di cambiare le regole del gioco. Ma anche i poteri per poterle realizzare, che solo un Commissario può avere”.
Audizione del Ministro Andrea Abodi presso la 7ª Commissione del Senato.
“Vorrei avere la certezza che non si tratti solo di un cambio di presidente, ma anche un cambio di sistema. Serve una svolta che sappia valorizzare la matrice comune degli interessi, che poi determinano i risultati e l’allargamento della base sociale. Non sono disponibile ad assistere a un cambio di regime, sono pronto a fare qualsiasi cosa per un cambio di registro. Le esperienze di questi anni ci consentono di dire che sarà difficile sorprenderci con nuove soluzioni; ciò che è mancato è stata la capacità di coniugare gli interessi. Questo non vuol dire che dobbiamo forzare la mano, l’autonomia dello sport va tutelata, ma vorrei avere la ragionevole certezza che non si tratti solo di un cambio di presidenti ma ci sia un cambio di sistema“.
“Sono pronto a fare qualsiasi cosa per dare un contributo a un cambio di registro“. “Rispetto alle titolarità che hanno le componenti federali di cercare un nuovo presidente, io ho sempre detto dal primo momento che mi aspettavo, e mi aspetto ancora, che lo sforzo di queste settimane si concentri sul far emergere un programma. Non è servito il 98,7% dei consensi per attuare il programma elaborato. Non sono qui solo per le difficoltà del momento. Avremmo dovuto dare seguito a quanto fatto mesi fa anche in caso di successo con la Bosnia, ma ora dobbiamo fare tesoro di questo disastro sportivo per trovare una matrice comune per i provvedimenti che rendano il calcio competitivo dal punto di vista sportivo e sociale”,
“A prescindere dai nomi serve una definizione dei programmi; se gli interessi individuali non sono in sintonia con quello complessivi le cose che devono succedere non succedono. L’esperienza dolorosa dal punto di vista sportivo contro la Bosnia rischia di non avere nemmeno un senso”.
Commissariamento?
“La politica è sempre un riferimento da questo punto di vista e quando qualcosa non funziona è sempre colpa della politica. Io non me la sono mai presa con nessun altro. Per il bene comune dobbiamo sederci attorno a un tavolo con tutte le componenti e prendere quelle decisioni che non sono state prese in questi anni nonostante l’ampio consenso – ha aggiunto il ministro – Abete? Ho detto la stessa cosa in modo diverso. Il commissariamento che viene chiesto è una soluzione tecnica nella misura in cui le elezioni o il commissariamento sono uno strumento per raggiungere gli obiettivi. A me lo strumento non interessa ma mi interessano solo gli obiettivi”,
Il nome giusto: si piega ma non si spezza
Claudio Gentile, detto “libico” per le sue origini, prima di fuggire con la famiglia a causa della presa al potere di Gheddafi,(soprannome che lui non sopporta) è un ex giocatore, fra le altre squadre, della Juventus dal 1973 al 1984, prima di una conclusione di carriera fra Fiorentina e Piacenza.
Terzino, stopper, dove lo metti sta: vanta la vittoria del Mondiale ’82 da giocatore oltre a 6 Scudetti, 2 Coppa Italia, una coppa UEFA con la maglia bianconera.
Vero e proprio incubo per gli avversari per la garra nella marcatura asfissiante.
Da allenatore, porta all’Italia l’ultimo bronzo olimpico (Atene 2004), preceduto dal trionfo dell’under 21 negli Europei di categoria in Germania. Cristian Zaccardo, Daniele De Rossi, Alberto Gilardino (capocannoniere nell’Europeo di categoria), Andrea Barzagli: 4 campioni del Mondo poi nel 2006, “allevati e coltivati” da lui.
L’allontanamento
Estate 2006…sappiamo tutti cosa accadde con la vergogna di “Calciopoli”…l’allora Presidente FIGC Guido Rossi ed il suo vice Demetrio Albertini, decidono che Gentile non ricoprirà più alcun ruolo in Federazione. L’appiglio è l’eliminazione agli Europei di categoria nel 2006, nei quarti di finale; verrà poi sostituito da Pierluigi Casiraghi.
Da quel giorno, la carriera di allenatore di Gentile in Italia, finisce. Solo una successiva esperienza svizzera (Sion 2014) lo riporterà in panchina (per modo di dire…si presentò un contrasto con la proprietà che portò alla risoluzione del contratto).
Claudio, bannato
Anno 2026: per Gentile, umanamente e professionalmente, la dinamica resta un mistero…forse…o forse no.
Gentile, l’uomo dalla schiena dritta
Infatti, a ben guardare le cose, la nebbia del mistero si alza e viene fuori la verità, sull’Uomo e sull’allenatore. Come recentemente dichiarato (o meglio, ribadito) a Fanpage in un’intervista, “per come la vedo io, per etica, chi fallisce dovrebbe ammettere di non essere stato all’altezza e andarsene. Invece c’è chi non si ritiene responsabile. Poi sarà la gente che darà il vero giudizio a tutto questo”. “Ricevevo continue telefonate per convocare Tizio o Caio, ma sceglievo solo chi meritava”.
Conclusione: perché Claudio Gentile deve essere il nuovo presidente FIGC
Uomo retto, coerente, non “plasmabile” né tantomeno “convincibile”. Nessun legame politico o “sportivamente istituzionale”.
L’Uomo nuovo. L’Uomo giusto. L’Uomo delle riforme vere.
Ecco perché Claudio Gentile dovrebbe essere il nuovo presidente della Federazione italiana Giuoco Calcio.
(Credits: Sky Sport)
(Giuseppe Monzù, riproduzione riservata)
