Inchieste

Riforma Abodi: 13 Slide per Non Dire Nulla

Quando si parla di riforme in Italia, il copione è sempre lo stesso: si annuncia, si promette, si convoca una commissione, si producono slide. Tante slide. E poi? Poi niente. Il sipario cala, gli applausi sono registrati, e il pubblico resta con in mano un dépliant patinato e nessuna riforma. È il caso della giustizia sportiva, dove il ministro Andrea Abodi ha partorito una bozza che più che un documento sembra un PowerPoint da liceo.

Il teatrino della Commissione

Il 3 novembre 2025, la Commissione Giustizia Sportiva istituita dal CONI ha presentato il suo capolavoro: 13 slide. Non 13 articoli, non 13 proposte, ma 13 slide. Dentro, parole come “equità”, “trasparenza”, “indipendenza”. Tutte rigorosamente prive di definizione, applicazione, o conseguenze. Un esercizio di stile, anzi di svuotamento stilistico.

Si parla di un’autorità terza. Chi è? Boh. Cosa fa? Mistero. Come viene nominata? Silenzio. È come se si proponesse di costruire un ponte senza dire dove, con quali materiali, e se ci sarà un fiume sotto.

Il pensiero unico sportivo

Il CONI, che dovrebbe vigilare, si allinea. Le federazioni, che dovrebbero discutere, si adeguano. E chi osa dissentire viene trattato da guastafeste. Gianni Petrucci, presidente della FIP, ha osato dire che “non si può pensare a modifiche uguali per tutti”. Apriti cielo. In un paese normale sarebbe il punto di partenza. In Italia è lesa maestà.

Nel frattempo, il presidente della Federazione Canoa e Kayak, Luciano Buonfiglio, rincorre Abodi come un gregario in fuga. Non sia mai che si perda il treno del potere. E così, mentre si parla di “professionalizzazione degli organi giudicanti”, nessuno spiega chi li forma, chi li nomina, chi li controlla.

Il bluff istituzionale

La riforma è un bluff. Un cadeau alle lobby sportive, alle monarchie federali, ai baroni che da decenni governano lo sport italiano come feudi personali. Il patteggiamento? Non pervenuto. La responsabilità oggettiva? Ignorata. La tutela degli atleti? Solo nelle slide.

L’avvocato Giorgio Spallone, uno dei pochi che osa parlare chiaro, ha detto che “bisogna partire dai temi concreti”. Ma i temi concreti non fanno slide eleganti. E allora si preferisce il maquillage istituzionale, il lifting normativo, il trucco da prima serata.

Conclusione: sport sì, ma non troppo

La giustizia sportiva italiana resta un campo minato dove chi sbaglia paga, ma solo se non ha amici. Dove le regole valgono, ma solo per i piccoli. Dove le riforme si annunciano, ma non si fanno. E dove 13 slide bastano per dire tutto e non dire nulla.

Abodi ci ha provato. Ma come diceva Flaiano, “in Italia la situazione è grave ma non seria”. E nello sport, è seria ma non grave. Perché tanto, alla fine, vince sempre chi ha il fischietto in tasca.