Inchieste

Da Giotto al cerchio di Tancredi: novanta anni di silenzi

Roma, anno 1300.

Papa Bonifacio VIII, nel proclamare il primo Giubileo, cercava un artista capace di immortalarlo. Mandò un emissario da Giotto di Bondone, già celebre per gli affreschi di Assisi e il Crocifisso di Santa Maria Novella.

Giotto, per dimostrare la sua maestria, prese il pennello e, con un solo movimento del polso, tracciò un cerchio perfetto. Nessuna squadra, nessun compasso: solo mano ferma e visione chiara.

Quel cerchio divenne leggenda, simbolo di precisione assoluta e di un’opera compiuta senza sbavature.

Sette secoli dopo, a Milano, un altro “cerchio perfetto” viene evocato — non su una tavola, ma in una chat interna del Comune.

L’ex assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi scrive al direttore generale: «Se poi l’Inter rimane al Meazza abbiamo quadrato il cerchio. Svendiamo dilazionando in 90 anni».

Non un gesto artistico, ma un’operazione urbanistica che, se chiusa, legherebbe lo stadio simbolo di Milano e i suoi beneficiari fino al XXII secolo.


Il contesto dell’inchiesta

Secondo la Procura di Milano, Tancredi non agiva da solo. Nelle carte compaiono figure come Giuseppe Marinoni e Federico Pella, con contatti informali per anticipare decisioni sul futuro del Meazza.

L’inchiesta, partita dal “caso Pirellino”, ha portato a sei arresti e alla definizione di un “sistema consolidato” di relazioni privilegiate in ambito urbanistico.

Il progetto sullo stadio prevedeva la cessione a Milan e Inter per 197 milioni, valutazione confermata da Agenzia delle Entrate e docenti Bocconi e Politecnico.


Il silenzio che fa rumore

Eppure, fuori dalle aule giudiziarie, il rumore è minimo.

Nei talk show sportivi, il tema è sfiorato o ignorato. Nei quotidiani generalisti, le prime pagine preferiscono il calciomercato. Nei comunicati ufficiali, il silenzio è totale.

Non ci sono elementi pubblici che provino un coinvolgimento diretto dei vertici dell’Inter nelle condotte contestate. Ma la portata dell’accordo e le parole utilizzate aprono un interrogativo: davvero si può credere che un’operazione di quasi un secolo si sia sviluppata senza che i beneficiari ne conoscessero i dettagli?


Domande legittime

Il silenzio mediatico, in questo quadro, diventa esso stesso un fatto di cronaca.

Chi ha interesse a che questa storia resti confinata nelle pagine interne?

Perché un’inchiesta che tocca il cuore di Milano, il suo stadio simbolo e una delle sue società più note, non merita lo stesso clamore di vicende infinitamente più marginali?

Se i vertici fossero stati al corrente, quale valutazione avrebbero dato a una definizione come “svendita”?


Il cerchio di Tancredi

E in un affare così lungo, così ricco e così discusso, il silenzio dei beneficiari e quello di gran parte dei media sono due facce della stessa medaglia.

Il “cerchio perfetto” evocato da Tancredi non è un’opera d’arte: è un’operazione che, se chiusa, legherebbe il Meazza e l’Inter fino al XXII secolo.

Il resto, lo lasciamo alle domande.