L’eco di un’epoca perduta
“Tutto molto bello”… sempre più dolci le parole del grande Bruno Pizzul.
E purtroppo sempre più un rimpianto, oggi ancora di più.
C’era una volta il giornalismo sportivo italiano: un’epoca di voci vellutate, familiari ed autorevoli.
Professionisti che, come ninja del microfono, nascondevano il loro tifo calcistico dietro una maschera di impeccabile neutralità.
Parliamo di mostri sacri come Paolo Valenti o Bruno Pizzul, appunto, che ti convincevano di amare il calcio come un concetto platonico, senza mai un accenno alla sciarpa nascosta nell’armadio.
E chi quella sciarpa la faceva intravedere, lo faceva per amore verso dei colori, non per odio da riversare contro gli avversari.
Dalle Teche RAI al 2025
Bei tempi, direte. Tempi lontanissimi, che molti ricordano solo come echi dell’infanzia o racconti dei genitori.
Oppure attraverso quelle stesse voci riproposte dalle Teche RAI, fondanti per molta parte delle memorie collettive di un Paese.
Poi è arrivato il 2025, e con esso il nuovo conduttore de La Domenica Sportiva.
Una trasmissione gloriosa, condotta in passato da gente come Enzo Tortora, Sandro Ciotti, Minà, Riccardo Cucchi.
Il caso Paolo Maggioni
Il nuovo conduttore è Paolo Maggioni, classe ’82, vigevanese, ex speaker al Meazza, autore di una graphic novel su Giacinto Facchetti.
Un giornalista dichiaratamente tifoso nerazzurro e, pare, militante antijuventino.
E qui casca l’asino: secondo alcuni, Maggioni non gradirebbe chi gli ricorda che un conduttore RAI dovrebbe almeno fingere imparzialità.


Il tasto “blocca” come arma
Nessuno pretende un robot senza cuore, ma c’è modo e modo di gestire le critiche.
Maggioni, invece, sembra aver trovato la soluzione definitiva: il tasto “blocca” su X, brandito come un cecchino interista in curva Nord.
- Ti azzardi a twittare che il suo amore nerazzurro offusca il giudizio? Zac, sei fuori.
- Fai notare che un conduttore RAI dovrebbe sembrare neutrale? Boom, profilo silenziato come un rigore non fischiato al 90°.
Il suo dito indice, dicono, è più rapido di un contropiede di Lautaro Martinez.
Credibilità in bilico
In un mondo dove ogni critica è un derby, il “blocco” di Maggioni appare come un cartellino rosso personale.
Ma come possiamo fidarci di un conduttore che sembra uscito da un raduno della curva Nord?
La credibilità, ne La Domenica Sportiva, è merce più rara di un gol di tacco in pieno recupero.
Immaginate Maggioni, poster di Zanetti appeso in camerino, davanti a un fallo da Var tra Inter e Milan:
“Mah, forse quel contatto era leggero, no?”.


RAI non è San Siro
In Italia, dove un angolo non dato scatena guerre sante su X, un conduttore con la sciarpa nerazzurra tatuata sul cuore è come un elefante in un negozio di cristalli.
Caro Paolo, la RAI non è un pub di San Siro:
qui si pretende freddezza da ragioniere svizzero, non entusiasmo da tifoso con “Amala” come suoneria.
Ogni tuo “beh, non proprio” rischia di farti diventare il meme della settimana.
La palla, caro Maggioni, è tutta tua.
Una lezione da ricordare
Il giornalismo sportivo non è mai stato un monastero di equidistanza.
Ma oggi, nell’epoca dei social e delle polemiche al vetriolo, Maggioni dovrebbe ricordarsi che la RAI è servizio pubblico, non di parte.
Forse, invece di premere “blocca” con la foga di un ultras, potrebbe sorridere, incassare e dimostrare con i fatti che il suo cuore nerazzurro non offusca il giudizio.
In fondo, il calcio è passione.
Ma passione di tutti.
E la RAI è di tutti.
EVVIVA
…EVVIVA, il saluto che fu di Pippo Baudo, simbolo di una RAI che non c’è più.