Da juventino iscritto alla Fondazione Jdentità Bianconera, sento il bisogno di condividere una riflessione che non potrà piacere a tutti, ma che ritengo necessaria. Invito tutti a riflettere, ma senza perderci troppo tempo, perché la questione è più semplice di quanto sembri.
La sindrome dell’”armiamoci e partite”
Basta. L’”armiamoci e partite” ha stufato. Lo dico chiaramente, senza mezzi termini. Questa retorica del “voi fate, noi stiamo a guardare” è diventata insopportabile quanto contraddittoria.
Quante volte l’abbiamo sentita? “Se non si muove la Juve, perché dovrei muovermi io?” Una frase che, in apparenza, sembra sensata. E in effetti, avete ragione. È legittimo chiedersi perché un tifoso debba sobbarcarsi battaglie che dovrebbero essere combattute dalla società stessa. È comprensibile la frustrazione di chi si sente solo davanti a quello che percepisce come un’ingiustizia sistemica.
La contraddizione di fondo
Ma è proprio qui che casca l’asino. È qui che la vostra posizione perde di credibilità e coerenza.
Non potete – e sottolineo non potete – pretendere giustizia e contemporaneamente voltarvi dall’altra parte quando qualcuno prova a ottenerla. Non funziona così. Non in tribunale, non nella vita, e tantomeno nel calcio.
Se cercate giustizia, se invocate la parità di trattamento, se denunciate doppie velocità e due pesi e due misure, ma poi quando arriva il momento di agire vi tirate indietro, il vostro pretendere non ha senso. Diventa vuota retorica da bar. Diventa il classico “piangere sul latte versato” senza mai provare a tappare la bottiglia.
Fare o lamentarsi: bisogna scegliere
La Fondazione, nel bene e nel male, ha fatto una scelta: agire. Ha raccolto il sentimento di migliaia di tifosi che chiedevano risposte e ha deciso di non restare ferma. Ha trasformato la rabbia in azione legale, l’indignazione in un atto concreto.
Potete criticare il metodo, potete discutere sulla strategia, potete anche ritenere che non servirà a nulla. Ma non potete, onestamente, dire “voglio giustizia” e poi chiamarvi fuori quando qualcuno prova a perseguirla.
Un messaggio chiaro
Questo articolo non vuole essere un attacco a chi ha dubbi o perplessità. È un invito alla coerenza. Se credete che ci sia un’ingiustizia, supportate chi la combatte. Se pensate che non valga la pena lottare, va bene, ma allora smettete di lamentarvi.
La strada è una sola: o ci battiamo insieme per quello in cui crediamo, o accettiamo lo stato delle cose in silenzio. Ma l’”armiamoci e partite” – questa continua delega a vuoto, questo eterno scaricabarile – è una terza via che non porta da nessuna parte.
La forza dei numeri
C’è un dato che spesso dimentichiamo: siamo milioni. Milioni di tifosi bianconeri sparsi in tutto il mondo. Eppure, quando si tratta di far sentire la nostra voce in modo organizzato, ci dividiamo, ci frammentamo, ci disperdiamo in mille rivoli.
La Fondazione esiste proprio per questo: per dare unità, per trasformare la rabbia individuale in una forza collettiva. Non si tratta di delegare ad altri la battaglia, ma di combatterla insieme, con strumenti legali, con competenze professionali, con una voce che diventa sempre più forte man mano che cresce il numero di chi decide di farla sentire.
Ogni socio non è solo un numero, è un pezzo di quella pressione che può finalmente fare la differenza. È la dimostrazione che non siamo quattro fanatici con la bava alla bocca, ma una comunità che pretende rispetto e parità di trattamento.
Conclusione
Da tifoso juventino, ho sempre creduto in una cosa: la coerenza. La Vecchia Signora ci ha insegnato a non mollare mai, a lottare fino all’ultimo minuto, a non accettare le ingiustizie senza reagire.
È arrivato il momento di scegliere da che parte stare. Ma una volta fatta la scelta, bisogna avere il coraggio di portarla fino in fondo. Non da soli, non isolati, ma uniti. Perché è solo attraverso l’unione che una voce diventa un coro impossibile da ignorare.
La domanda non è più “cosa può fare la Fondazione per me”, ma “cosa possiamo fare noi, insieme, per la giustizia che pretendiamo”.
E la risposta, in fondo, è semplice: esserci. Partecipare. Far sentire che siamo tanti, che siamo organizzati, che non molleremo.
Fino alla fine.