Strasburgo impone il cambiamento. Il Governo risponde blindando un sistema opaco e autoreferenziale. Così la politica italiana tenta di salvare la “giustizia” sportiva dai principi dello Stato di diritto.
Il crollo del muro… in Europa
Il 1° agosto 2025 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha messo fine a un’ipocrisia che il mondo dello sport si porta dietro da troppo tempo: l’attività sportiva, essendo economica, è soggetta alle garanzie del diritto ordinario. Tradotto: chi viene giudicato all’interno del sistema sportivo ha diritto ad un processo equo, davanti a un giudice indipendente e imparziale.
È la conseguenza diretta della sentenza emessa nel caso Galović c. Svizzera (ricorso n. 48099/19), dove i giudici di Strasburgo hanno stabilito che il “vincolo di giustizia sportiva” – cioè l’obbligo di non ricorrere ai tribunali ordinari – viola l’art. 6 e l’art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, che tutelano il diritto a un ricorso effettivo.
«La giustizia sportiva non può essere sottratta al controllo dello Stato»
— Piero Calabrò, ex magistrato e commentatore giuridico (Il Fatto Quotidiano, 2 agosto 2025)
La risposta dell’Italia? Un muro di gomma
Di fronte a una svolta giuridica di portata europea, ci si sarebbe aspettati una reazione seria dal Governo italiano. Magari una riforma. Magari un’apertura. Invece, è arrivato il Dl Sport.
Il Decreto-Legge Sport, approvato dal Consiglio dei Ministri il 2 agosto e presentato come intervento “straordinario” per grandi eventi come le Olimpiadi 2026 o l’America’s Cup, ignora completamente la sentenza europea. Nessuna riforma della giustizia sportiva. Nessun richiamo al diritto al ricorso. Anzi, un’ulteriore centralizzazione del potere federale.
«Il decreto non tocca minimamente la struttura della giustizia sportiva. È come se Strasburgo non avesse mai parlato.»
— Guido Vaciago, giornalista sportivo (Tuttosport, 3 agosto 2025)
Non solo: gli emendamenti proposti in Parlamento per modificare la governance federale, introdurre limiti di mandato, o introdurre organi di garanzia indipendenti, sono stati sistematicamente bocciati (Calcioefinanza.it, 5 agosto 2025).
«Un sistema chiuso, che ha creato mostri»
Tra le voci più critiche c’è quella dell’ex CT della Nazionale e parlamentare Mauro Berruto, che ha definito la giustizia sportiva italiana:
«Un sistema chiuso, autoreferenziale, che ha smarrito il senso di giustizia e creato dei mostri»
(La Repubblica, 3 agosto 2025)
Il riferimento è ai casi in cui la giustizia sportiva ha prodotto sentenze incoerenti, applicato sanzioni arbitrarie, e bloccato qualsiasi possibilità di ricorso esterno. Come nel caso Juventus 2023, dove si è assistito a penalizzazioni revocate, riapplicate e ricalcolate in pieno campionato, con effetti devastanti sulla credibilità del sistema.
L’Italia sfida l’Europa: un gioco pericoloso
Il problema non è solo tecnico. È politico e giuridico. La scelta di non allinearsi alla Corte Europea potrebbe aprire scenari pesanti:
- procedura di infrazione da parte dell’UE per violazione dei diritti fondamentali;
- ricorsi da parte di atleti, club e cittadini italiani;
- una frattura istituzionale tra Governo, Parlamento e Presidenza della Repubblica (che ha già espresso dubbi sulla legittimità del decreto).
«Se la giustizia sportiva non si apre al controllo esterno, l’Italia sarà trascinata in Europa come la Svizzera. Ma con conseguenze peggiori.»
— Luciano Gatti, giurista dello sport (Il Sole 24 Ore, 4 agosto 2025)
Conclusione: il cambiamento è inevitabile. Ma l’Italia vuole davvero resistere?
Il mondo dello sport è cambiato. Muove miliardi, determina carriere, influenza società. Continuare a trattarlo come un mondo a parte, immune dalle regole dello Stato di diritto, non è più tollerabile.
L’Italia ha ricevuto un messaggio chiaro dall’Europa. Ma ha risposto alzando muri. Lo ha fatto per proteggere interessi politici e federali, a discapito dei diritti.
Il cambiamento arriverà comunque. La domanda è: l’Italia sarà parte della soluzione o il suo ostacolo più grande?
📍 Fonti principali citate:
- Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – Galović c. Svizzera, sentenza 1 agosto 2025
- Calcio e Finanza – Dl Sport e norme cancellate
- La Repubblica, 3 agosto 2025 – intervista a Mauro Berruto
- Il Fatto Quotidiano, 2 agosto 2025 – commento di Piero Calabrò
- Il Sole 24 Ore, 4 agosto 2025 – analisi di Luciano Gatti
- Tuttosport, 3 agosto 2025 – editoriale di Guido Vaciago