Mentre Oaktree acquisisce il controllo dell’Inter dopo un default da 395 milioni, in Italia si parla solo di nuovi acquisti, ricavi record e “voglia di vincere”. La dissonanza tra stampa nazionale ed estera è lampante. E preoccupante.
“Inter Milan: Rich, Resilient, Ready for the Fight?” titolava con entusiasmo SempreInter il 23 luglio 2025. Ricavi sopra i 500 milioni, un nuovo ciclo, acquisti estivi per 70 milioni già concretizzati, e altri 100 potenzialmente in arrivo. Tutto sembrava perfetto. Ma una domanda sorge spontanea: dove sono finiti i problemi?
La risposta è semplice: nascosti. Rimossi. Ignorati.
Una proprietà cambiata dopo un default da 395 milioni
Quello che la stampa italiana evita sistematicamente di raccontare è che l’Inter è finita nelle mani di Oaktree Capital non per strategia ma per necessità. Come raccontato in dettaglio dal sito Alts.co, la proprietà cinese (Suning) ha mancato il rimborso di un prestito da 275 milioni con interessi al 12%. Il debito è lievitato fino a 395 milioni. E a maggio 2024, Suning ha defaultato.
Oaktree ha escusso il pegno e si è presa il 99,6% del club. Non c’è stato alcun piano industriale, nessuna visione condivisa. Solo un’operazione classica di distressed debt, strutturata per consentire a Oaktree di ottenere upside finanziario in caso di vendita futura.
San Siro, un limite strutturale che nessuno cita
Nel lungo e dettagliato resoconto di Alts.co, si evidenzia un tema che in Italia viene sistematicamente ignorato: il controllo degli asset infrastrutturali. Inter non possiede San Siro. Lo condivide con il Milan e non può monetizzarlo come i grandi club europei fanno con i loro stadi. Questo rappresenta un freno permanente allo sviluppo dei ricavi da matchday e hospitality.
La stampa italiana preferisce concentrarsi sui possibili “nuovi stadi” in periferia. Ma il dossier è fermo, e le tempistiche sono indefinite.
Ricavi record… ma a che prezzo?
SempreInter parla di 500 milioni di euro di ricavi nel 2024–25, una delle migliori stagioni finanziarie della storia nerazzurra. Ma questi numeri derivano da eventi straordinari: la finale di Champions League, la partecipazione al FIFA Club World Cup, e nuovi introiti commerciali. Nessuna garanzia che siano sostenibili.
La struttura dei costi resta opprimente. Secondo Alts.co, gli stipendi dei giocatori hanno superato i 260 milioni durante la gestione Suning, mentre i debiti sono stati ripetutamente rifinanziati. Dal 2016 al 2020 l’Inter ha speso oltre 600 milioni in cartellini, senza un vero piano di sostenibilità.
Il silenzio della stampa italiana
E qui sta il punto più grave: la narrazione italiana si concentra sul mercato e sul campo, evitando ogni approfondimento strutturale.
Mentre Alts.co e Pari Passu descrivono l’operazione Oaktree come un esempio da manuale di acquisizione forzata post-default, in Italia si preferisce enfatizzare la “voglia di vincere” e la “solidità” della nuova proprietà. Si parla di “ricostruzione”, ma non si dice da cosa esattamente si stia ricostruendo.
Conclusione: due realtà, una sola squadra
- Per la stampa italiana, l’Inter è una squadra in salute, pronta a tornare a vincere.
- Per gli analisti finanziari internazionali, è un club appena uscito da una crisi, salvato da un fondo americano che ha agito per convenienza e controllo.
La verità? Servirebbe più onestà, meno propaganda.