Quando un colosso crolla, ma nessuno sembra accorgersene.
L’operazione Oaktree
Il 22 maggio 2024, nel giro di poche ore, la proprietà dell’Inter è passata dalle mani di Steven Zhang, figlio del magnate cinese Zhang Jindong, a quelle del fondo statunitense Oaktree Capital Management.
Il passaggio non è stato il frutto di una trattativa miliardaria, bensì dell’escussione di un pegno: Zhang non aveva restituito un prestito da 395 milioni di euro concesso da Oaktree nel 2021, e il fondo ha esercitato il diritto di incassare la garanzia, ossia il controllo della società nerazzurra.
Nessuna conferenza stampa roboante, nessuna festa. L’Inter cambiava padrone per una cifra ben lontana dai valori di mercato del club — e soprattutto in una situazione che, tecnicamente, somiglia a una bancarotta controllata.
Il crollo di Suning
La vicenda dell’Inter non si può separare dalla parabola discendente di Suning Holdings Group, impero fondato da Zhang Jindong.
Negli anni 2010 Suning era un colosso del retail in Cina, con incursioni nell’immobiliare (anche tramite la disastrata Evergrande), nello sport e nei media. Poi, il rallentamento economico cinese, la crisi del settore immobiliare e operazioni azzardate hanno eroso la liquidità.
Nel gennaio 2025, un tribunale di Nanchino ha approvato il piano di ristrutturazione dei debiti di Suning, certificando di fatto lo stato di insolvenza.
Evergrande: un legame costoso
Uno dei simboli dell’espansione incontrollata di Suning è il suo investimento in Evergrande, gigante immobiliare poi travolto da oltre 300 miliardi di dollari di debiti. Tra il 2012 e il 2020, Suning avrebbe investito più di 10 miliardi di euro in società e progetti collegati, subendo perdite devastanti.
Quando Evergrande è stata cancellata dalla borsa di Hong Kong nell’agosto 2025, la storia è diventata l’ennesimo tassello di un domino iniziato anni prima.
Il silenzio italiano
In Inghilterra e Stati Uniti, testate come Financial Times e Reuters hanno raccontato la presa di possesso di Oaktree in termini netti: “asset sequestrato per mancato pagamento del debito”, “club in mani a fondo distressed”.
In Italia, invece, il racconto dominante è stato molto più morbido. Titoli pacati, focus sui successi sportivi della squadra, zero polemiche istituzionali.
Il passaggio di proprietà è stato presentato quasi come un “cambio di gestione”, senza scavare a fondo nelle cause finanziarie o nei legami con i fallimenti in Cina.
Ombre e accuse
Un’inchiesta di Report (Rai 3) ha riportato testimonianze di ex membri di Covisoc secondo cui ci sarebbero state pressioni per non denunciare discrepanze nei conti dell’Inter. L’accusa: bilanci sostenuti da sponsorizzazioni dubbie e operazioni con parti correlate.
Nessuna autorità sportiva, però, ha aperto procedimenti pubblici. Per FIGC e UEFA, i conti risultavano “in regola” per l’iscrizione ai campionati e alle competizioni europee.
Perché nessuno parla?
Le possibili spiegazioni sono molte:
- Protezione politica e mediatica, per non danneggiare un club con milioni di tifosi e grande peso economico.
- Risultati sportivi eccellenti, che distolgono l’attenzione dai problemi societari.
- Assenza di illeciti sportivi diretti, che impedisce alla giustizia sportiva di intervenire.
E ora?
Oaktree, fondo specializzato in gestire asset in difficoltà, non è un proprietario “romantico”: l’obiettivo è valorizzare il club per rivenderlo al momento giusto.
Nel frattempo, resta aperta una domanda: come può una società tecnicamente sottratta al vecchio proprietario per mancato pagamento di debiti miliardari continuare a essere raccontata come “pulita e intonsa”, senza che in Italia si apra un vero dibattito pubblico?