Introduzione – Perché questa inchiesta
Da vent’anni, nel cuore di una parte del tifo juventino si è radicata un’accusa precisa: John Elkann, capo della dinastia Agnelli, avrebbe sacrificato la Juventus per proteggere altri interessi economici e industriali. Un’accusa che inizia con Calciopoli nel 2006 e si ripresenta nel 2023 con il Caso Prisma.
Secondo questa narrazione, Elkann sarebbe colpevole di non aver mai difeso realmente il club, di averlo usato come pedina nei rapporti con la politica e l’establishment finanziario, e di aver favorito nemici interni ed esterni.
Ma quali sono i fatti? E quali, invece, le suggestioni consolatorie nate da frustrazioni e sconfitte sportive?
Questa inchiesta ricostruisce vent’anni di storia, usando solo fonti verificabili. Per capire dove finiscono i fatti e dove iniziano le leggende.
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Calciopoli 2006 – Chi comandava davvero nella Juventus?
Quando nel maggio 2006 scoppia Calciopoli, la Juventus è formalmente controllata da IFIL (oggi Exor), holding finanziaria della famiglia Agnelli. Ma i due grandi patriarchi, Gianni e Umberto Agnelli, erano già morti (2003 e 2004). Chi comandava davvero nella Juventus?
Il potere operativo era nelle mani del “triumvirato”:
- Franzo Grande Stevens (presidente onorario Juventus, giurista, fiduciario degli Agnelli),
- Antonio Giraudo (amministratore delegato),
- Luciano Moggi (direttore generale area sportiva).
John Elkann, all’epoca trentenne, era formalmente l’erede della dinastia, ma non aveva ruoli operativi né in Fiat né tantomeno nella Juventus. L’emergenza Fiat era nelle mani di Sergio Marchionne, appena nominato amministratore delegato.
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L’estate dell’imboscata – Il ruolo di Guido Rossi
Nel luglio 2006, il commissario straordinario della FIGC era Guido Rossi, giurista milanese considerato vicino al mondo Mediobanca, Telecom e Pirelli. In quell’estate, Rossi impose alla Juventus di non ricorrere al TAR, paventando la possibilità di un’esclusione dalle competizioni europee non solo per il club, ma per tutta la Serie A.
Il giornalista Andrea Bosco, nel 2024, ha definito quell’accordo una vera e propria imboscata: “La Juventus fu spinta a ritirare il ricorso con l’intimidazione dell’esclusione dalle coppe. Era il dovere del club battersi fino alla morte, e invece decisero di non decidere” (TuttoJuve, 2024).
Secondo quella ricostruzione, alcuni consiglieri federali (tra cui Giancarlo Abete) avrebbero svolto un ruolo ambiguo, rafforzando la decisione della Juventus di non combattere fino in fondo. La rinuncia al TAR fu il momento esatto in cui la Juventus perse il controllo della propria narrazione.
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Il “premio” a Guido Rossi: mito o realtà?
Una delle accuse più pesanti verso Elkann riguarda la nomina di Guido Rossi a presidente di Telecom Italia nell’agosto 2006. Molti tifosi collegano quella nomina a una presunta “ricompensa” per aver affossato la Juventus.
Ma i fatti raccontano altro. Nel 2006, Telecom era sotto il controllo di Marco Tronchetti Provera (Pirelli), non della Fiat. L’ingresso di Exor nel capitale di Telecom arriverà anni dopo, in contesti completamente diversi.
Rossi fu una figura legata all’establishment finanziario milanese, in orbita Mediobanca, non diretta espressione del gruppo Agnelli. Questa leggenda è una forzatura postuma, alimentata da sentimenti anti-Elkann privi di riscontri.
→ Fonte biografica completa su Guido Rossi: Altroquotidiano.it
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La Juventus non si difese? I fatti dicono altro
Un altro mantra delle accuse a Elkann è: “Non abbiamo mai fatto ricorso!”. Anche qui i fatti raccontano una storia più complessa:
- 2007 → Ricorso al TAR del Lazio (respinto nel 2009).
- 2010-2011 → Azione di Andrea Agnelli per ottenere la revisione dei verdetti, culminata nella richiesta di risarcimenti.
- 2018 → Il Consiglio di Stato chiuse definitivamente il contenzioso.
La Juventus si difese, anche se lo fece tardi, male e senza il coraggio necessario nei momenti decisivi. Questo è vero. Ma dire “non abbiamo fatto nulla” è falso.
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Il vero errore: il vuoto di potere
La realtà storica è che nel 2006 la Juventus era orfana di potere vero. Elkann era in formazione. Grande Stevens comandava, con un occhio più alla stabilità industriale che alla lotta calcistica. Non fu un tradimento, fu un’assenza.
Ed è proprio questa assenza che ha alimentato la leggenda del “tradimento Elkann”. Una leggenda che si trascinerà per anni.
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Caso Prisma – Il bis del 2023
Le accuse si sono rinfocolate nel 2022-2023, con lo scandalo Prisma e la penalizzazione di 10 punti inflitta alla Juventus dalla FIGC.
Anche in quell’occasione, l’atteggiamento della proprietà è apparso freddo. Exor ha lasciato la Juventus a gestirsi in autonomia. Si è dimesso Andrea Agnelli, subentrato Gianluca Ferrero come presidente e Maurizio Scanavino come AD.
Critiche recenti hanno riguardato in particolare i rapporti con la FIGC:
- La foto del presidente Ferrero e di Calvo con Gravina alla Continassa, poche settimane dopo una cena tra Marotta e la FIGC rivelata da Dagospia, è stata considerata da molti tifosi come un atto di sottomissione istituzionale.
- “Non difendersi nel 2023 dopo il 2006 è grave”, ha scritto una parte del tifo organizzato.
Anche qui, però, i fatti contano: la Juventus fece ricorso al Collegio di Garanzia CONI ottenendo una prima vittoria, salvo poi ricevere la penalizzazione definitiva.
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Critiche legittime, ma senza complotti
Una critica più equilibrata arriva da chi riconosce i limiti comunicativi e politici della proprietà, ma nega complotti:
- “Non possiamo pretendere che Elkann, oggi a capo di Stellantis ed Exor, si comporti come un tifoso sfegatato. Non è più quel calcio. Anche l’Avvocato Agnelli non capiva molto di calcio: il merito era tutto di Boniperti” ([fonte: discussioni interne al tifo organizzato, 2025]).
Elkann non sarà mai un presidente-tifoso come Florentino Perez al Real Madrid. Ma negli ultimi anni ha garantito aumenti di capitale per oltre 700 milioni di euro, permesso alla Juventus di avere uno stadio di proprietà, un hotel, un centro medico, e ha mantenuto il club nelle mani della famiglia anche nei momenti più duri.
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Conclusione – Una leggenda che si autoalimenta
Il sospetto verso John Elkann nasce da una ferita mai rimarginata, quella di Calciopoli. Si autoalimenta a ogni sconfitta, ogni crisi, ogni frase poco “calorosa”.
Ma i fatti raccontano un presidente assente, non un presidente traditore.
Si può criticare l’approccio. Si può criticare la scelta di non difendere più duramente i propri colori. Si può chiedere di più.
Ma un complotto per affondare la Juventus?
I documenti, i ricorsi, le sentenze raccontano un’altra storia.
E i fatti, alla fine, sono testardi.