Siamo portati a pensare che l’allenatore sia il fulcro di una squadra di calcio, il motore principale del successo o del fallimento. Eppure, chi conosce bene le dinamiche di un club sa che non è così. L’elemento più importante per la salute e la competitività di una società non siede in panchina, ma dietro le scrivanie: si chiama dirigenza.
In queste ore, John Elkann sta raccogliendo i cocci lasciati dalla clamorosa uscita di scena di Andrea Agnelli e dell’intero CDA, dimessisi in blocco nel 2022 a seguito dell’inchiesta plusvalenze. Da quel momento, Elkann ha deciso di affidare la Juventus a uomini di fiducia, più esperti di finanza che di pallone, con il compito di rimettere in ordine i conti, riportare la società in carreggiata e allinearla alle regole imposte dalla giustizia sportiva e da quella ordinaria.
Missione (quasi) compiuta. I conti stanno migliorando, l’emergenza sembra rientrata. Ora però inizia un’altra partita, quella più complessa: costruire una nuova Juventus sportivamente competitiva. E per farlo servono dirigenti con competenza calcistica, visione e coraggio. Non è un mistero che molte delle figure oggi in carica siano in scadenza e, secondo le indiscrezioni, Elkann sarebbe pronto a rimescolare le carte.
Il nome che più fa rumore è quello di Cristiano Giuntoli. Arrivato con un alone di salvatore e investito di pieni poteri in un momento critico, oggi non sembra godere della piena fiducia della proprietà. Che sia vero o solo una suggestione alimentata dai soliti ben informati, resta il fatto che la sua posizione non appare più così solida. E qui il tempismo è cruciale: siamo a fine maggio, con il mercato estivo ormai alle porte e con un Mondiale per Club da preparare. Se davvero Giuntoli è in discussione, serve una decisione chiara e immediata. Non si può permettere che la Juventus affronti la fase più delicata della pianificazione stagionale in un limbo dirigenziale.
Nel frattempo, iniziano a circolare nomi. Quello di Giorgio Chiellini è il più suggestivo: già parte della galassia Juve, potrebbe entrare nel CDA con un ruolo dirigenziale importante, forse da Direttore Generale. Un profilo da uomo-immagine ma anche da uomo-spogliatoio, capace di fare da ponte tra campo e società. Poi c’è Damien Comolli, presidente del Tolosa ed ex DS con esperienze in Premier League: un manager moderno, abituato a lavorare con dati e visione internazionale. Infine, Riccardo Tognozzi, ex DS della Juventus Next Gen, che potrebbe tornare proprio per raccogliere l’eredità di Giuntoli.
E mentre tutti guardano alla panchina e sognano il ritorno di Antonio Conte — oggi diviso tra Napoli e una Juventus che lo accoglierebbe a braccia aperte — io credo che il vero nodo da sciogliere sia un altro: la struttura dirigenziale. Senza fondamenta solide, nessun progetto tecnico può reggere.
Intanto, Igor Tudor ha fatto il suo: arrivato da traghettatore, ha raddrizzato una stagione che si stava complicando, riportando la squadra in Champions League. A fine stagione guiderà la Juve nel Mondiale per Club, come previsto dal contratto, poi si tireranno le somme. Che resti o meno, il problema non è l’allenatore: l’urgenza è dotarsi di una governance competente, coesa e soprattutto autonoma. Solo così si può costruire una Juventus vincente e duratura. L’allenatore — Conte, Tudor o chiunque altro — verrà di conseguenza.