Sta succedendo qualcosa di enorme, eppure nessuno ne parla. Fabrizio Corona, con la sua inchiesta Falsissimo, ha messo sul tavolo accuse precise: Bastoni e Barella – due simboli dell’Inter campione – avrebbero scommesso su se stessi, usando nickname, puntando su ammonizioni, over tiri, falli studiati. Non sul risultato, ma su episodi mirati per far vincere le giocate dei clan (MowMag; Il Tempio News).
Eppure, i giornali? Zitti. Le TV? Zitte. La Procura? Ancora più zitta. Come se toccare l’Inter fosse un sacrilegio.
Prove, chat e nickname: roba grossa
La fonte è Kevin Maggio, lo stesso che ha fatto scoppiare il caso Fagioli. Racconta di chat compromettenti, audio, nickname usati per scommettere senza lasciare tracce. E racconta come la malavita spostava soldi su queste “giocate sicure”: ammonizioni, falli, over tiri (MowMag).
Non è un semplice “errore di gioventù”: se confermato, è un illecito sportivo pesantissimo, punibile con anni di squalifica (Il Tempio News).
⚖️ Strana giustizia: a qualcuno tutto, a qualcuno niente
Guarda caso, quando si è trattato di Fagioli, la Procura ha corso a cento all’ora. Con Bastoni e Barella invece, tutto fermo. Nessuna apertura formale, nessun comunicato. E i media? Nemmeno una riga in prima pagina. È sempre la stessa storia: quando i nomi scottano davvero – e soprattutto se vestono nerazzurro – cala il silenzio.
Il sistema che non vuole farsi vedere
Corona parla chiaro: la vera partita non si gioca in campo, ma nelle stanze dove non si deve disturbare l’Inter. Quando tocchi i “titolarissimi” di una squadra protetta, allora tutti si fermano. Eppure le accuse ci sono, le chat pure, e il rischio di partite truccate – anche solo su episodi – è enorme (MowMag).
Non può finire a tarallucci e vino
Una volta tanto, le regole dovrebbero valere per tutti, anche per chi gioca con la maglia dell’Inter. Non si tratta di essere garantisti o colpevolisti: si tratta di avere il coraggio di indagare davvero, senza guardare il colore della maglia. Perché il calcio è già stato sporcato abbastanza.
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